Coppola: "Caos nel sistema IT centrale, così l'Italia perde il treno di agricoltura 4.0"

L'INTERVISTA

Parla il presidente della commissione di inchiesta sulla PA digitale: "La piattaforma nazionale presenta numerose lacune a causa della mancanza di skill adeguati al ministero e all'Agea"

di Federica Meta

L’agricoltura italiana rischia di perdere il treno della “rivoluzione 4.0” con impatti devastanti per tutto il sistema Paese. L’allarme lo lancia Paolo Coppola, deputato Pd e presidente della commissione di inchiesta sulla PA digitale. “Il sistema Sian (Sistema Informativo Agricolo nazionale) presenta numerose lacune derivanti soprattutto dalla mancanza di competenze nelle amministrazione di riferimento, ministero dell’Agricoltura e Agea (Agenzia per le erogazioni n agricoltura).

Coppola, a che tipo di criticità fa riferimento?

Facciamo una premessa: il Sian è un sistema che la commissione sta esaminando per mettere il luce carenze che non sono esclusive del comparto agricolo ma che riguardano l’intera PA.

Perché questo focus proprio sul Sian? 

Perché l’agricoltura è  un settore trainante per tutta l’economia italiana e perché, in tempi di rivoluzione 4.0, sta subendo trasformazioni “disruptive”. Se non si rimette in marcia la digitalizzazione, l’Italia rischia di perdere il treno della crescita.

Come si può rimettere in marcia?

Puntando tutto sulle competenze. Molte delle criticità rilevate nel sistema sono soprattutto legate alla mancanza di interazione tra il committente, ovvero la PA, e il fornitore di tecnologie. Il punto è che il committente non sa cosa gli serve e non sa valutare la qualità di quanto realizzato: compra tecnologia senza inserirla in un piano di sviluppo organico con la conseguenza che anche il fornitore, una volta realizzata la piattaforma considera finito il suo compito. Nello specifico del Sian sono stati segnalati anche errori come, ad esempio, pagamenti che non hanno giustificazione e per i quali non è possibile ricavare lo storico perché le modifiche sovrascrivono i dati oppure la mancanza di un ambiente di test separato da quello di produzione o ancora la possibilità di accedere con lo stesso login da due postazioni diverse senza che il sistema lo rilevi. Si tratta di cose gravissime che raccontano di incompetenze talmente grandi che viene, addirittura, il dubbio che sotto ci sia altro.

Quando punta il dito contro la mancanza di competenze a cosa si riferisce, nel dettaglio?

In Agea c’è solo un solo informatico e il ministero delle Politiche Agricole non ha una figura di riferimento così come previsto dal nuovo Cad che obbliga le PA a nominare un responsabile della trasformazione digitale. È chiaro che, in questo contesto, l’IT continua ad essere considerato accessorio e non abilitante al  cambiamento. Nella relazione al Parlamento sottolineerò questi aspetti.

Tra poco ci sarà una nuova gara per il sistema IT dell’agricoltura. Sono stati fatti passi avanti?

La nuova gara smentisce completamente il modello Alemanno e prende atto dell'incapacità di gestire lo sviluppo del sistema informativo da parte di Agea e Mipaaf : il lotto 4 prevede infatti attività di controllo e project management che dovranno essere realizzate non dal fornitore ma da una realtà terzo. La direzione è giusta, quindi, ma non è sufficiente:  se a monte – nelle PA dunque - non si risolve la questione di chi deve controllare che tutto funzioni a dovere anche questo piccolo passo in avanti rischia di essere vanificato. Il Mipaaf deve nominare il responsabile della transizione alla modalità digitale e anche in Agea devono essere presenti competenze Ict, magari anche ‘internalizzando’ personale che ora opera in Sin, in modo da poter esercitare al meglio i propri compiti. 

Eppure a livello regionale ci sono modelli che funzionano…

Il modello dell’Avepa è l’esempio di come la Regione Veneto abbia raggiunto un livello di digitalizzazione molto più avanzato rispetto a quello centrale. Si tratta, infatti, di un modello che al proprio interno possiede diverse competenze necessarie allo sviluppo dei sistemi informativi. In questo modo, un organismo regionale ha ottenuto autonomamente performance migliori in termini digitali con un costo enormemente più basso. Il modello Avepa è più agile ma c’è il rischio che vada in contrasto con le linee guida del Sian recentemente approvate dal ministero.

E quindi?

Se il livello centrale non è all’altezza, probabilmente è meglio lasciare gli enti periferici liberi di sviluppare in modo indipendente, magari coordinandoli e potenziando il riuso.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 19 Giugno 2017

TAG: paolo coppola, agea, agricoltura, maurizio martina

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