Fatturazione elettronica, le Regioni trainano la PA

DEMATERIALIZZAZIONE

Sono otto le amministrazioni che hanno eliminato l'uso della carta. Ma i "campioni" della contabilità digitale restano le imprese: ogni anno scambiate fatture per 200 miliardi di euro

di Silvia De Luca
A che punto siamo in Italia con la fatturazione elettronica? A dare una risposta è la School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato oggi i risultati della ricerca “La Fatturazione Elettronica in Italia: reportage dal campo”.

“Sono alcune migliaia le imprese che hanno adottato o stanno applicando modelli di Conservazione Sostitutiva di Fatture o di altri documenti a valenza fiscale o civilistica, quali scritture contabili, contratti, documenti di trasporto - afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerilizzazione -. La dinamica è molto sostenuta in termini di tassi percentuali di crescita anno su anno, anche se il livello di adozione in assoluto è ancora limitato. I principali fattori di freno sono riconducibili a una generale percezione di discrezionalità della spesa e ad una difficoltà di misura della redditività dell'investimento. Sono, nel complesso, diverse decine di migliaia in vari settori le imprese che con modelli diversi si scambiano in formato elettronico le fatture o alcuni dei documenti del ciclo dell'ordine propedeutici a un futuro scambio elettronico anche delle fatture. Nel complesso, il valore scambiato "in formato elettronico" attraverso questi modelli ammonta a circa 150-200 miliardi di euro. È quindi evidente – continua Perego - il potenziale di crescita, sia all'interno delle "comunità" già esistenti sia attraverso l'estensione di questi modelli a filiere che li hanno, a oggi, assai poco adottati”

Un ruolo importante nella diffusione della fatturazione elettronica è ricoperto dalla Pubblica amministrazione. Nonostante la legge Finanziaria del 2008 abbia stabilito che i fornitori della PA debbano esclusivamente inviare fatture elettroniche “pure” a norma di legge, ovvero trasmesse, ricevute e archiviate in formato elettronico, tale imposizione non è ancora operativa. La presenza di questo “stimolo” da parte del Legislatore ha indubbiamente contribuito a generare interesse e fermento sul tema ma questo stimolo, a seguito della lunga attesa per il completamento del quadro normativo, si è trasformato paradossalmente in un fattore di freno.
Si stanno invece muovendo controcorrente alcune Amministrazioni Regionali come Lazio, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Campania, Veneto e Marche che hanno infatti avviato diversi progetti, soprattutto in campo sanitario, per eliminare la carta nei rapporti commerciali con i propri fornitori. La gran parte di questi progetti sposa obiettivi strategici indubbiamente rilevanti per le Amministrazioni Regionali, quali per esempio la maggiore capacità di controllo della spesa e di pianificazione finanziaria. Grazie a iniziative come queste le Regioni potranno ricoprire quel ruolo connaturale di “nodi” all’interno del Sistema di Interscambio tra enti e fornitori, proprio come previsto dalla Finanziaria 2008.

19 Maggio 2010