A piccoli passi verso la PA "social"

PA DIGITALE

Gli enti locali più virtuosi della PA centrale nell'adozione del web 2.0. Marzano (UnaRete): "L'importante non è tanto esserci ma come esserci. Serve una strategia"

di Federica Meta
Obama ne ha fatto un caposaldo della sua campagna elettorale, prima, e una linea strategica del suo governo poi. È l’amministrazione 2.0, la condivisione di informazioni tra enti pubblici e cittadini, attraverso l’uso - appunto - di strumenti Web 2.0, come social network, forum, Youtube.

E se negli Stati Uniti la PA partecipata si sta diffondendo a macchia d’olio - esemplificativa, in questo senso è la politica di open data government messa a punto dal Cio della Casa Bianca, Vivek Chandra che punta a diffondere info in formati aperti e fruibili da tutti - in Italia stenta a decollare, soprattutto nelle amministrazioni centrali, dove, invece, potrebbe portare nuova linfa alla battaglia per la trasparenza che il ministro Brunetta sta portando avanti, contribuendo a rafforzare il controllo dei cittadini sul lavoro degli enti. 

“In Italia il problema sta tutto nell’identificazione dell’amministrazione 2.0 - spiega Flavia Marzano, presidente di UnaRete, già consulente dell’ex Cnipa -. Si tratta ancora una volta della vecchia ‘questione culturale’ per cui i dirigenti pubblici sono poco avvezzi non tanto all’uso delle nuove tecnologie quanto all’idea di amministrazione che c’è dietro al loro uso e che, in questo caso, significa essenzialmente condivisione, partecipazione. Solo partendo da una rivoluzione copernicana, dove non è la PA con tutto il suo carico burocratico, bensì il cittadino con i suoi bisogni, ad essere al centro dell’azione amministrativa, si può continuare il cammino verso gli enti 2.0”.

Un cammino che le PA locali hanno intrapreso con successo. La Regione Emilia Romagna coinvolge i cittadini nel progetto RilFedeur per la riduzione del degrado urbano: una piattaforma che permette agli utenti di segnalare le aree, offrendo un pronto monitoraggio delle zone di intervento ma anche una prospettiva sulla percezione del disagio da parte della cittadinanza.
“Il Comune di Venezia è stato uno dei primi ad usare tecnologie 2.0 per migliorare le perfomance amministrative - spiega Michele Vianello, ex vicesindaco di Venezia e attuale dg del Parco Scientifico Tecnologico della città lagunare -. È attivo dal maggio 2008 Iris, il servizio per la segnalazione della manutenzione urbana.  I cittadini segnalano un problema, indicando su una mappa online il punto di interesse  per poi inviarla via Web o via mms. Immediato il riscontro da parte dell’ente, che indica sul sito l’ufficio che ha in carico la segnalazione e lo stato di avanzamento nella soluzione”.

Al di là dell’implementazione di progetti ad hoc di partecipazione civica, va ricordata la presenza di molte  PA su Facebook e Twitter. “Sono molti gli enti che nel tempo sono sbarcati sui social network - rimarca Marzano -. Ma l’importante non è tanto esserci quanto ‘come’ esserci, identificando una strategia di comunicazione dove è ben chiaro il target a cui ci si rivolge e nella quale sia rispettata la tempistica  veloce del Web”. Velocità che, se generalmente garantita dalle Pal, manca alle esperienze più centralistiche. Come quella dell’Intergruppo parlamentare 2.0, il progetto bipartisan lanciato da alcuni parlamentari con l’obiettivo di informare i cittadini su tutto ciò che accade in Parlamento e metterli nella condizione di commentare l’azione politica.
Il sito, però, non viene aggiornato dal 4 marzo.

“La PA 2.0 è un importante strumento per la riorganizzazione del back office - ricorda Mauro Draoli, responsabile Laboratorio di Sperimentazione di DigitPA -. Attraverso tecnologie di condivisione si possono mettere in campo strategie di collaborazione, sistematizzando le buone pratiche con l’aiuto di soluzioni ad hoc”.
Si tratta dei groupware, una categoria di software che permettono di  condividere archivi elettronici composti da informazioni diverse. “Questi sistemi favoriscono la sinergia tra i membri del gruppo, incrementando la produttività - puntualizza Draoli -. Persone con competenze differenti  possono lavorare insieme allo stesso progetto e controllarne ogni fase ”. In questo senso vanno segnalati due progetti: un sistema di Wiki semantico per il supporto al Gruppo di lavoro del Cnipa (ora DigitPA) sulle ontologie nella PA e il forum del progetto di sviluppo delle specifiche del Sistema di cooperazione applicativa - “CollaboraPA” - per la collaborazione tra DigitPA e le università.

07 Giugno 2010