La Ue spinge sull'e-Gov. Ma la crisi limita i budget

LA RICERCA

Nel 2009 i Paesi membri hanno aumentato del 71% le prestazioni via Web. Mondani (Capgemini): "Bisogna incrementare gli investimenti nella PA digitale"

di Federica Meta
Crescono i servizi online delle PA europee: nel 2009 il 71% dei Paesi offre servizi di pagamento via Web (cosiddetti servizi transazionali) rispetto al 59% registrato durante l’ultimo benchmark del 2007. In aggiunta, il livello di sofisticazione dei servizi è cresciuto fino all’83%, rispetto al 76% del 2007. E’ la fotografia scattata dall’ultimo benchmark realizzato da Capgemini, in collaborazione con Idc e il Danish Technology Institute e l’istituto di ricerca Rand Europe che ha censito oltre 14mila siti pubblici di siti di 31 Paesi, ovvero i 27 stati membri della Ue, più Islanda, Norvegia, Svizzera e Croazia.
Secondo lo studio però solo 6 stati offrono la piena disponibilità di servizi on-line: Austria, Malta, Portogallo, Regno Unito, Svezia e Slovenia.
“Nonostante il continuo miglioramento nella disponibilità e nella sofisticazione dei servizi di eGovernment – si legge nella ricerca – esiste ancora un significativo gap tra la disponibilità e l’avvio effettivo di quei servizi, in particolare per quelli rivolti ai cittadini”.

Indagando sullo stato attuale dei servizi online destinati a imprese e a cittadini, gli analisti si sono soffermati ad analizzare, in particolar modo, due aspetti dell’e-Gov: l’eProcurement e la User Experience, quest’ultima considerata come la sommatoria di qualità dell’accesso attraverso i portali, i servizi di facile utilizzo, l’accessibilità per gli “utenti diversamente abili”, la capacità degli utenti di dare un feedback online.

“La personalizzazione, il fornire informazioni in modo efficace, l’accesso attraverso la multicanalità e la partecipazione dei cittadini sono vari esempi di tattiche per entrare in relazione con il cittadino – spiega la ricerca -. L’utilizzo delle tecnologie Web 2.0 e del social networking nell’offerta di servizi pubblici on-line offre una nuova opportunità per innalzare l’attuale basso livello di utilizzo dell’utente finale, per sviluppare un rapporto di fiducia attraverso il dialogo”.
Tra le best practice nell’ambito della user experience spiccano Austria, Danimarca, Estonia, Olanda, che hanno sviluppato portali nazionali che possono essere personalizzati dal cittadino stesso in base alle proprie esigenze.

Scandagliando la qiestione del pagamenti pubblici il report evidenza che in Europa si spendono 1.500 miliardi di euro all’anno. “Dare visibilità alle gare d’appalto pubbliche ai vari fornitori in Europa è fondamentale - sottolinea la ricerca -. L’eProcurement si sta evolvendo verso un processo on-line più controllato, superando i compartimenti stagni dei Governi e rendendo gli approvvigionamenti pubblici più visibili ai fornitori, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali, generando così notevoli risparmi”.

In questo senso, l’eProcurement è diventato un fattore chiave per i governi europei, anche se il target fissato per il 2010, ossia di una disponibilità online dei principali servizi del 100% è seriamente compromesso, essendo stato raggiunto ad oggi solo il 55%. Questo rappresenta sì una crescita rapida a tutti i livelli di governo, ma evidenzia anche un bisogno di spostare il focus dalla disponibilità dei servizi pubblici on-line all’effettivo utilizzo ed impatto, che rischiano di essere ignorati se non vengono fatti investimenti continui.

La crisi economica attuale ha generato alti livelli di debito pubblico e un taglio ai vari budget di governo, mettendo un potenziale freno ai piani d’investimento in ambito eGovernment e aumentando nel contempo la pressione verso un miglioramento della performance nell’erogazione di servizi pubblici. Diventa quindi cruciale riuscire a risparmiare mantenendo alto il livello del servizio.
“Gli investimenti passati che i ìgoverni hanno fatto dovrebbero quindi essere massimizzati per ottenere ritorni più alti  - consiglia il benchmark -. Oltretutto il più recente obiettivo di ridurre il peso amministrativo in tutta Europa del 25% entro il 2012, oggi pare alquanto ambizioso, sebbene si possano prendere ad esempio diversi Stati membri come Grecia, Slovenia e Belgio che hanno dimostrato, attraverso i recenti programmi pilota, che si possono ottenere notevoli benefici finanziari passando ad un’amministrazione gestita on-line”.

“L’attuale crisi economica porterà a inevitabili sfide di bilancio nel lungo termine. I trend globali ci rendono consapevoli di quali siano le richieste dei cittadini e anche se permane la pressione alle restrizioni del budget, la tecnologia può consentire di centrare comunque gli obiettivi: non è impossibile fornire servizi doppiamente migliori, nella metà del tempo e per la metà dei costi”, puntualizza Maurizio Mondani, amministratore delegato di Capgemini Italia -. I Paesi Ue rischiano di non raggiungere target importanti, come la Manchester eProcurement Declaration e la Eu Services Directive, e non dovrebbero rischiare di rimanere indietro rispetto alle nazioni leader del mondo in termini di interazione con i cittadini. Le restrizioni finanziarie non devono limitare l’eGovernment. Nell’attuale momento queste nuove tecnologie possono davvero rappresentare la chiave di volta per offrire un servizio pubblico quanto più efficiente”.

15 Giugno 2010