Web-certificati, la patch della discordia

SANITA' ELETTRONICA

Le piattaforme dei medici ancora non dialogano con l’Inps: le aziende ancora al lavoro sui software aggiuntivi. E professionisti temono costi troppo alti

di Federica Meta
È un percorso ad ostacoli quello verso la digitalizzazione dei certificati di malattia. Dopo la questione (ancora aperta) del digital divide - secondo un rapporto Fimmg il 35% dei medici di famiglia è privo dell’Adsl - a sbarrare la strada all’invio telematico è ancora una volta un problema tecnologico.
I medici di base sono in fermento per la questione dei software di elaborazione dei certificati che non sarebbero ancora in grado di dialogare con il Sac (Sistema centrale di accoglienza), la piattaforma, gestita dall’Inps e sviluppata da Sogei, che raccoglie la documentazione digitale. Il motivo? Manca la patch per rendere interoperabili i sistemi.

“I medici sono quasi tutti già dotati di un software per fare il certificato: è lo stesso che utilizziamo oggi per fare ricette e altri documenti che poi stampiamo e consegniamo al paziente - puntualizza Maria Paola Volponi, medico di famiglia e rappresentante dello Smi -. A mancare, però è il software aggiuntivo che permetterebbe la trasmissione al Sac. Le aziende sviluppatrici sono ancora al lavoro per rendere i loro sistemi interoperabili”. A preoccupare i professionisti è anche il lato economico dell’iniziativa: per avere il software aggiuntivo i medici dovrebbero versare una quota aggiuntiva alle aziende, alle quali già pagano l’abbonamento per il sistema di base. “Le aziende rischiano di strozzarci”, lancia l’allarme Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg: oggi un medico paga , in media, 200 euro una tantum per la licenza del software “semplice” e poi un abbonamento annuale per i servizi di assistenza e aggiornamento di oltre 300 euro.

“È vero che non sappiamo nulla sul prezzo che le software house applicherebbero alla patch - puntualizza Fiorenzo Corti, responsabile Comunicazione Fimmg -. Ma il costo varierà da azienda ad azienda in maniera inversamente proporzionale al numero di clienti: se una società ha molti clienti la patch costerà di meno, se ne ha pochi sarà più esosa. È la legge del mercato che, però, dovrebbero essere meno rigida quando si tratta della salute dei cittadini”.

In questo senso un’idea di quanto potrebbe costare il software aggiuntivo per l’invio dei certificati la dà la piattaforma della Profim, uno dei più grandi sviluppatori di sistemi per i medici di base che serve circa 8mila utenti in tutta Italia. La Profim ha predisposto la patch interoperabile per la sua piattaforma Profim2000, destinata ai professionisti lombardi che, grazie un progetto indipendente messo in campo dalla Regione Lombardia, possono già trasmettere via Web i certificati, connettendosi al Sar (Sistema regionale di accoglienza): la licenza d’uso aggiuntiva costa circa 300 euro e l’abbonamento annuale altrettanti.
E poi c’è la questione dei tempi. “Non è detto che le aziende, che in Italia sono moltissime (nella sola Lombardia ne operano 30 ndr) predispongano all’unisono la patch - precisa ancora Corti -. In quel caso, che si fa? Qualcuno parte con l’invio telematico e qualcuno no? Non è auspicabile per nessuno, in primis per i cittadini. Ecco perché la Fimmg ha intenzione di continuare a dialogare con il ministero della PA e Innovazione per trovare una soluzione al problema: sia essa la dilazione della fase di collaudo (che termina il 19 luglio) sia essa la definizione di una nuova data di avvio (prevista per agosto).

Il ministero, dal canto suo, non sembra essere molto preoccupato per lo slittamento dell’iniziativa. Per Paolo Donzelli, direttore dell’Ufficio Studi e Progetti per l’innovazione digitale, il collaudo sta dando i suoi frutti. “D’altronde - ricorda - la fase di collaudo era stata decisa proprio per fare emergere eventuali problemi e rimuovere gli ostacoli. Ora con la collaborazione dei medici decideremo il da farsi”. E nel frattempo? “Non nego che la mancanza di patch per l’interoperabilità tra sistemi dei professionisti è un problema - ammette Donzelli -. Ma è anche vero che il Sac mette a disposizione una pagina Web a cui connettersi per compilare il certificato di malattia, in attesa che i software siano aggiornati”. Peccato che per utilizzare la pagina serve un Pin di accesso che le Regioni stanno ancora distribuendo alle Asl che, a loro volta, distribuiranno ai medici di famiglia. Stando così le cose lo slittamento per l’avvio dei web-certificati sembra sempre più probabile.

19 Luglio 2010