Giacalone: "Alla PA serve una rete degli innovatori"

INNOVAZIONE

Parla il neo-presidente dell'Agenzia dell'Innovazione: "Aiuteremo le imprese a trasformare i prodotti in processi di modernizzazione utili a riformare l'amministrazione"

di Federica Meta
Il rilancio del programma di innovazione della PA che il ministro Brunetta ha messo in campo passa anche per l’Agenzia dell’Innovazione, tornata a nuova vita con due nomine eccellenti, quella di Davide Giacalone alla presidenza e di Mario Dal Co alla direzione generale. Con il neo-presidente parliamo del nuovo corso dell’e-gov battezzato da Brunetta, che ha integrato E-gov 2012 e i2010 per dare nuovo sprint all’innovazione.
Che ruolo per l’Agenzia dell’Innovazione?
L’Agenzia è segnalata nei documenti che integrano i piani nella parte relativa all’esperienza dell’Italia degli Innovatori, nata in occasione dell’Expo di Shanghai con l’obiettivo di evidenziare le eccellenze frutto della ricerca e dell’impegno made in Italy. In questa prospettiva sarà compito dell’Agenzia rendere permanente quella preziosa esperienza.
In che modo?
Prima di tutto gettando le basi per la creazione di un nuovo eco-sistema in grado di dare corpo ai progetti innovativi. Mi spiego: l’Italia è fra i primi dieci Paesi, in quanto a richieste di brevetti presso l’ufficio europeo. Peccato che, poi, questi brevetti restino tali, perché non esiste un contesto che li stimoli a diventare prodotti, ma soprattutto, “processi” in grado di innovare le organizzazioni, anche pubbliche. Ecco, l’Agenzia si propone l’ambizioso obiettivo di determinare le condizioni perché l’innovazione diventi realtà “strutturata”. Noi non abbiamo un Mit come negli Usa, ma non ci mancano certo i “garage”. Le invenzioni, le innovazioni hanno bisogno di essere messe in rete, creando, appunto, un’Italia degli Innovatori in grado di competere anche sui mercati internazionali. Lavoreremo alla creazione delle condizioni affinché l’innovazioni trovi e diventi mercato
Erogherete fondi per i nuovi progetti?
No. L’Agenzia non è una intermediatrice di spesa pubblica. Il mercato non deve venire da noi per cercare finanziamenti, ma a dire “noi abbiamo un’idea, collaboriamo per farla diventare realtà ”. La PA sarà un grande banco di prova per questi progetti: dalle aziende può venire un importante impulso per la riorganizzazione dei processi interni orientati ad una maggiore efficienza del back office nonché dell’erogazione dei servizi.
L’Agenzia è nata con la Finanziaria 2006 ma finora non è riuscita a svolgere il suo compito. Come mai, secondo lei?
Ha sofferto di un “male” tutto italiano: la duplicazioni delle funzioni e l’impantanamento burocratico. Male che le ha impedito di conquistare il ruolo di primo piano, pur se cose buone sono state fatte. L’Agenzia avrebbe dovuto fare da polo di attrazione di iniziative innovative e, allo stesso tempo, valutarne il grado di innovazione (come se davvero serva valutare il quantum di innovazione!). In questo modo è rimasta in un guado che non le ha permesso di esprimere tutte le sue potenzialità. Speriamo di riuscire a farlo noi nei prossimi mesi.

19 Luglio 2010