Voip, la protesta dei piccoli Comuni: "Impossibile procedere"

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Fabio Refrigeri, coordinatore Unione di Comuni-Anci Lazio spiega le ragioni del mancato decollo della tecnologia nelle amministrazioni locali. "Manca la banda larga e per il Roi servono anni"

di Federica Meta
Se nella PA centrale il Voip è al palo in quella locale, soprattutto nei piccoli Comuni, non è mai decollato. A spiegare il perché Fabio Refrigeri, coordinatore Unione di Comuni- Anci Lazio e sindaco di Poggio Mirteto in provincia di Rieti.

Un flop negli enti più piccoli. Qual è il motivo?
Per fare il Voip serve banda larga e sappiamo quale è la situazione della copertura di rete in Italia: la maggior parte dei 5116 piccoli comuni italiani è in digital divide infrastrutturale e, anche laddove la connessione veloce arriva, spesso non è continua né tantomeno uniforme nella stessa area di competenza comunale. Ecco cosa ha frenato la diffusione del Voip.

C’è qualche chance di rilanciarlo?
Guardi la questione è più complessa di quello che sembra. Nel senso che la telefonia via Ip doveva essere una sorta di rivoluzione che, però, non è scoppiata, per i motivi appena esposti. Sarebbe dunque il caso di chiedersi se vale ancora la pena di avviare progetti in questo settore soprattutto oggi con il proliferare di tecnologie, in particolar modo mobili, che bypassano il Voip e che costano molto meno.

Ma il refrain che abbiamo sentito in questi anni diceva che, nonostante l’investimento iniziale, il Voip fa risparmiare molto…
Anche qui bisogna puntualizzare. È vero che i risparmi stimati si aggirano sul 50% della spesa totale della telefonia, ma è altrettanto vero che questi vantaggi iniziano a realizzarsi a distanza di anni rispetto all’investimento iniziale e soprattutto non sono un guadagno vero e proprio, semmai un “rientro finanziario” di quanto speso per il progetto.

Ma se un Comune - piccolo - volesse, nonostante tutto, provare con il Voip cosa dovrebbe auspicare?
La soluzione sarebbe l’elaborazione di piani condivisi con Governo e Regioni sul modello della Regione Emilia Romagna. Per la diffusione della telefonia Ip la giunta guidata da Errani, nel 2008, ha lanciato un programma in cui Province e Comuni compartecipano e co-finanziano un programma più generale di introduzione di nuove tecnologie di comunicazione in cui modalità e obiettivi sono definiti dal solo ente regionale.

Ma l’Emilia Romagna ha a disposizione molta banda larga, anche grazie al progetto Lepida…
Appunto. E qui torniamo al nocciolo della questione: la banda larga. Senza Internet veloce tutti i progetti di digitalizzazione rischiano di fallire, dal Voip fino a tutti gli obblighi previsti dal nuovo Cad, passando per il Suap (lo sportello unico per le attività produttive) e la Pec.

Quindi bisogna investire sulla fibra?
Anche nella fibra, direi io. Per i piccoli Comuni investimenti di rete fissa sono spesso molto onerosi; per questo sarebbe utile pensare un programma anti digital divide che preveda investimenti anche in tecnologie diverse, come il WiFi e il Wimax, per sostenere la crescita delle infrastrutture di rete. Detto questo va sottolineato un altro punto: fibra ottica e wireless serviranno a colmare il gap ad oggi esistente, ma non ad eguagliare quanto avranno fatto, tra pochi anni, altri Paesi che già stanno spingendo su tecnologie di connessione ancora più moderne e performanti come il 4G. Credo che anche in Italia sia utile iniziare a pensare in questa prospettiva per evitare di ritrovarci a dover colmare un ritardo ancora più pericoloso per la PA e il sistema Paese tutto.

04 Aprile 2011