L'Atlantis torna a Terra. Sipario chiuso sullo Shuttle

L'Atlantis torna a Terra. Sipario chiuso sullo Shuttle

La navetta spaziale atterra nella base Nasa di Cape Canaveral. Motivi di budget dietro la decisione di chiudere il programma spaziale che drena alle casse Usa 3 miliardi di euro l'anno

di F.Me.
La navetta spaziale della Nasa Atlantis è atterrata a Cape Canaveral, in Florida, portando così a termine l'ultima missione di uno Shuttle. Si conclude un programma trentennale con 135 missioni che ha reso routine i voli spaziali con ben 135 missioni, due delle quali funestate dalle esplosioni che hanno distrutto due navette e sono costate la vita a 14 astronauti.

Una decisione, quella di porre la parola fine al famoso programma spaziale, dettata soprattutto da ragioni economiche. Mantenere in servizio la flotta degli space shuttle sarebbe costato infatti tre miliardi di dollari l'anno oltre ad aumentare il rischio di incidenti mortali, come sottolinea la stessa Nasa. Non a caso la Casa Bianca ha al momento congelato l'ambizioso programma "Constellation" varato dall'amministrazione Bush (con obbiettivo un ritorno sulla Luna e l'esplorazione umana di Marte), lanciando nel contempo un appello all'industria privata per la quale i voli suborbitali sembrano tecnicamente alla portata senza difficoltà eccessive.

Lo stesso programma shuttle rappresentava in realtà un grande balzo tecnologico rispetto al progetto Apollo, ma già una prima rinuncia di principio: il 12 aprile del 1981 venne lanciata la prima navetta, che non era utilizzabile per l'esplorazione spaziale, ma solo per i voli in orbita bassa; anche per questo nel 1998 venne iniziato l'assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale "Alpha", considerata la panacea della ricerca scientifica a microgravità e facilmente raggiungibile dagli shuttle.

Unico manufatto a poter competere come simbolo dell'avventura con le capsule Apollo - sebbene, appunto, per obbiettivi meno ambiziosi - lo Shuttle era però molto più complesso tecnicamente e la Nasa ha pagato carissimo il prezzo dell'ignoranza e della sottovalutazione di alcuni rischi: il "Challenger" esplose subito dopo il lancio nel 1986 per colpa di una guarnizione difettosa e la decana delle navette, la "Columbia", si disintegrò nel 2003 al rientro a causa di un danno al rivestimento termico dell'ala sinistra.

Dopo la perdita del "Challenger" nel 1986 e del "Columbia" nel 2003 - tragedia quest'ultima che ha lasciato a terra le navette per due anni paralizzando i lavori sulla Iss - la Nasa ha potuto contare su una flotta di tre shuttle: "Atlantis", protagonista dell'ultima missione, "Discovery" ed "Endeavour" - quest'ultima venne costruita per sostituire proprio la "Challenger" e subì alcuni lavori di ammodernamento rispetto alle sorelle , tra i quali la possibilità di sfruttare l'energia dell'Iss una volta attraccata, il che le permetteva di allungare fino a 14 giorni la durata massima di una missione.

Il primo space shuttle ad essere costruito, "Enterprise" (battezzato in tal modo su richiesta dei fan di Star Trek), è rimasto un modello statico e non è stato mai dotato di propulsori: dopo che i tecnici decisero di apportare alcune variazioni al progetto originale venne ritenuto meno costoso costruire ex novo una nuova unità (lo sfortunato "Columbia") piuttosto che modificare il prototipo.

Delle navette superstiti, Endeavour è destinata al California Science Center, mentre il Canadarm montato sullo shuttle verrà invece trasferito  in un museo canadese; Discovery finirà allo Smithsonian Museum  - dove sostituirà Enterprise - mentre Atlantis rimarrà esposta al Centro.

21 Luglio 2011