TLC DALLO SPAZIO. Berretta: "Così sconfiggo il digital divide"

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Il presidente di Eutelsat: Kasat, un satellite rivoluzionario per Internet

di Gildo Campesato
Il lancio da Bajkonur è riuscito perfettamente e l’avvio dei servizi del nuovo satellite Kasat di Eutelsat è atteso per maggio. Si tratta del primo satellite al mondo studiato appositamente per portare Internet nelle zone di digital divide. “Una sfida tecnologica molto impegnativa che ha visto l’Europa arrivare prima persino degli Stati Uniti, dove Viasat lancerà un satellite simile solto a fine anno”, osserva Giuliano Berretta, presidente di Eutelsat, l’uomo che più di tutti si è battuto per la realizzazione del Kasat.
Lo ha definito “rivoluzionario”.
Perché aprirà un nuovo capitolo nella storia delle tlc satellitari. Perché è stato progettato per portare Internet a tutti a prezzi competitivi e perché utilizza una frequenza abbastanza inesplorata come la banda Ka fra i 20 e i 30 Ghz, quando quasi tutte le applicazioni sono in banda Ku (11-14Ghz) o C (5Ghz) . Con la banda Ka i satelliti si aprono alle alte frequenze.
Che importanza ha?
Fondamentale. La saturazione delle frequenze è un problema presente anche nello spazio. Non tanto per ragioni di ingombro fisico -quanto per le interferenze di trasmissione. Le antenne riceventi, si fanno sempre più piccole. Di conseguenza, dallo spazio si deve trasmettere con potenza sempre maggiore. Per evitare interferenze, si deve operare su fasci di trasmissione più ristretti e forzare il riuso delle frequenze. Oppure andare in bande nuove come la Ka.
Che è quel che avete fatto.
Abbiamo utilizzato tutti gli accorgimenti per aumentare la nostra capacità in orbita: da nuove bande come la Ka al riuso delle frequenze con fasci molto stretti di trasmissione: appena 250 km di diametro. Così aumentiamo il guadagno di antenna a bordo e la potenza di trasmissione a terra. Ma possiamo anche servire aree mirate, rendendo profittevoli servizi one-to-one come Internet, sinora erano poco interessanti vista la vocazione broacasting del satellite. Una scelta innovativa.
E soprattutto coraggiosa: Eutelsat è stato il primo operatore ad adottare una soluzione così drastica nell’affrontare il problema della saturazione delle frequenze e della fornitura di servizi Internet. Ma vorrei sottolineare che Kasat è frutto di una visione, di studi e di decisioni non di oggi: ci vogliono tre anni per costruire un satellite che ne rimarrà in orbita altri 15: alla base c’è una vision di durata ventennale.
Innovatori o temerari?
Innovatori. In futuro tutti gli operatori satellitari andranno su frequenze più alte e coperture più piccole: è la strada obbligata per poter fornire capacità sempre maggiore e crescere in modo organico. Frequenze nuove significheranno anche nuovi servizi, come sta proponendo Eutelsat.
Perché non avete fatto un satellite con spot piccoli in banda KU?
Non esistono sufficienti frequenze disponibili per un progetto del genere. Avremmo dovuto realizzare un sistema più limitato e dunque meno economico, senza sufficienti economie di scala.
Le alte frequenze sono più vulnerabili agli ostacoli atmosferici e fisici.
È vero, ma esistono accorgimenti che consentono di diminuire sensibilmente l’impatto delle condizioni atmosferiche negative. Ed hanno due vantaggi che compensano i limiti da lei citati: a parità di dimensione di antenna, la banda Ka offre fasci più potenti e più piccoli, ideali per servizi one-to-one come Internet. e ci dà la possibilità di offrire soluzioni broadcasting mirate a specifici Paesi o aree regionali, venendo così incontro alla struttura dei copyright, quasi sempre allocati su base nazionale. È uno spreco “annaffiare” tutta Europa se voglio bagnare solo le piante del mio giardino.
Internet via satellite resta caro.
Leggenda. Costerà come l’Adsl terrestre di pari qualità. Si racconta che il satellite è inefficiente per Internet. Era vero quando avevamo coperture larghe. Non è più vero con coperture strette come quelle di KaSat: Eutelsat ha aperto una strada.
Non mancano i detrattori.
Il complesso della volpe e l’uva non l’ho scoperto io. So bene che c’è chi dice che la copertura stretta non serve, che non c’è mercato, che è uno spreco. Ricordo cosa mi dicevano quando abbiamo lanciato la tv satellitare in Italia:” C’è così tanta tv terrestre, che il satellite non sfonderà mai da voi”. Si è visto come è andata a finire: oggi quasi il 20% del giro d’affari di Eutelsat viene dall’Italia con una quota ancora maggiore dei profitti, visto che offriamo servizi pregiati. Sono convinto di avere scelto la strada giusta anche con l’Internet.
Il satellite torna al passato: era nato proprio per fare telefonate punto-punto a lunga distanza.
Non siamo anacronistici. Piuttosto è evoluta la tecnologia satellitare. Con bande come la Ka possiamo fare beam profittevoli di 250 km. Kasat, che con le sue 6,2 tonnellate è il più grande satellite mai ordinato da Eutelsat, offre una enorme capacità punto-punto: oltre il doppio di quella dell’intera flotta dei 27 satelliti Eutelsat. Siamo in grado di “sparare” sino a 73 gigabit/s. La concentrazione della potenza ci consente di aumentare il bit-rate sino a 10 megabit/s in download, salendo sino a 40megabit/s per applicazioni professionali. Ma abbiamo molta flessibilità: possiamo ridurre la velocità con prezzi più contenuti. Il nostro mercato è nelle zone di digital divide, più numerose di quanto normalmente si pensa.
Quanti utenti potete servire?
Sino a 2 milioni, anche se già con 700.000 utenti raggiungeremo il break-even. Puntiamo a ricavare 100 milioni di euro di fatturato l’anno dopo tre anni dall’avvio del servizio. La vita operativa è prevista in 15 anni con un costo complessivo di 350 milioni, 100 milioni in più di un satellite normale.
Non teme la concorrenza di fibre ottiche e Adsl?
Le fibre ottiche sono un mito. Oggi la copertura europea in fibra è inferiore all’1% e la Svezia, che è leader, ha il 7%. Ma anche l’Adsl ci metterà parecchi anni a raggiungere le località isolate, se mai arriverà ovunque. Invece, KaSat porterà dappertutto e subito l’Internet ad alta velocità. E coprirà il gap digitale di cittadini e imprese con un investimento pagato non dalla comunità, ma da un’azienda privata come Eutelsat. Possiamo dare 10 megabit/s a tutti, ovunque si trovino, anche in cima al Monte Bianco. C’è una ubiquità della copertura satellitare che le altre tecnologie non hanno.
Chiusura del digital divide senza aiuto pubblico?
L’investimento infrastrutturale lo abbiamo già fatto noi. La politica può aiutare agevolando l’acquisto di modem e parabole. Si potrebbero, ad esempio, utilizzare a questo scopo i fondi europei contro il digital divide. A regime, un terminale di sat-Internet costerà fra i 150 e i 200 euro. Sovvenzionarne l’acquisto, oltre a diffondere Internet a larga banda dove non c’è, creerà professionalità e lavoro dando una prospettiva in più ai tecnici che hanno installato le antenne Sky e poi quelle del digitale terrestre.

24 Gennaio 2011