Mazzone (Leoni): "Tariffe sms, pericoloso intervenire dall'alto"

MAZZONE (ISTITUTO LEONI)

L'analista dell'Istituto Bruno Leoni: "I prezzi della telefonia mobile sono calati negli scorsi anni. E comunque spetta all’Antitrust, e non alla politica o a Mr Prezzi, l'eventuale compito di regolare il mercato"

di Alessandro Longo

È pericoloso che la politica intervenga sui prezzi, magari sull’onda del sentimento popolare e di comparazioni tariffarie tra l’Italia e altri Paesi europei: è l’allarme lanciato dall’Istituto Bruno Leoni, un think tank che prende il nome dal giurista e filosofo torinese. “Come nel caso del decreto Bersani, viene da pensare che l’obiettivo di un intervento sui prezzi sia più fare un colpo sensazionale sull’opinione pubblica, che migliorare il benessere dei consumatori”, dice Luca Mazzone, collaboratore dell’Istituto e autore di uno studio intitolato “Il prezzo del giusto prezzo”.
Tanto per cominciare, il suo studio sembra mettere in discussione la validità degli stessi studi comparativi tra tariffe europee… I quali però in Italia ora stanno offrendo il destro a possibili interventi sui prezzi, da parte di Agcom-Antitrust o Mister Prezzi
Diciamo che è molto complesso fare comparazioni di questo tipo. Quelle che ho visto finora sono semplicistiche, sui prezzi di singoli servizi…ma mettono al confronto mercati molti diversi, per esempio in Italia dominano le prepagate, mentre in Francia gli abbonamenti. Ed è pericoloso partire lancia in resta a regolare un mercato sulla base di valutazioni che potrebbero non rispecchiarlo bene.
Nel suo studio si legge come una lode al nostro mercato della telefonia mobile. È quindi perfetto, non lo si può e non lo si deve regolare?
Non è perfetto, perché è naturalmente oligopolistico e perché vede la difficoltà dei consumatori a capire quale sia la tariffa migliore - così tendono a pagare di più di quanto farebbero se riuscissero a informarsi meglio. Però nel complesso non vedo segni di attività collusiva tra gli operatori (anche se in passato l’Antitrust l’ha rilevata, tra gli operatori maggiori, per le tariffe di terminazione mobili, ndr.). Una prova è nel fatto che i prezzi della telefonia mobile sono calati negli scorsi anni, come rileva Agcom su fonti Istat, riportate nel mio studio. Un’altra prova è che negli anni il mercato del mobile è diventato sempre meno concentrato, da noi, in modo simile a quanto avvenuto nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
Significa che non bisogna intervenire con regolamentazioni dall’alto?
Nel mercato mobile non ce n’è bisogno. O almeno: non vedo indizi che dicono ce ne sia. E comunque starebbe all’Antitrust intervenire, per rimediare a problemi di collusioni tra operatori per tenere alti i prezzi; non è certo compito della politica o di Mr Prezzi. Vedo l’esempio del fisso: un mercato molto più regolato, ma meno concorrenziale del mobile…Dove l’Italia è in ritardo con il resto d’Europa e che è piuttosto concentrato.
Quindi nel fisso bisognerebbe intervenire a tutela della concorrenza?
Sì, ma dipende da come lo si fa. Sono contrario a interventi intrusivi, cioè sui prezzi. Finora questo è stato fatto, in Italia e altri Paesi europei, a differenza di quanto avvenuto negli Usa. Le Authority regolano le tariffe all’ingrosso e, in parte, anche se sempre meno, quelle al dettaglio dell’ex monopolista. Equivale a regolare il mercato cercando di far guadagnare di meno l’operatore dominante…
L’Agcom di recente si sta allontanando dalla regolamentazione dei prezzi a dettaglio, man mano che si fa strada Open Access. E infatti ha aperto una consultazione pubblica per de-regolamentare il prezzo del canone Telecom. Ma quindi che interventi consiglia sul fisso?
Interventi che rimuovano la causa strutturale del problema. Procedere a uno scorporo della rete Telecom.
Tornando al mercato del mobile: se si intervenisse sui prezzi, che succederebbe?
Di solito succedono due cose, come abbiamo con il taglio dei costi di ricarica voluto dal decreto Bersani. In quel caso, i più danneggiati sono stati Wind e 3, che hanno reagito aumentando i prezzi. Prima conseguenza, quindi: poiché il nostro è un mercato asimmetrico con operatori maggiori e minori, un tetto di prezzi danneggerebbe soprattutto questi ultimi, rischiando di mandarli fuori dal mercato. Seconda: l’effetto “waterbed”. Cioè gli operatori si rifanno della perdita dei ricavi, imposta dall’alto, spostandoli su altri servizi. Insomma, il ritorno a una politica che comanda i prezzi danneggerebbe la concorrenza e nel lungo periodo, ma credo anche nel breve, gli stessi consumatori.

29 Settembre 2009