Uni Europa: "Tlc, entro 5 anni 300mila posti di lavoro in meno"

IL SINDACATO

L'allarme lanciato da Franca Salis Madinier, alla guida del sindacato Ue: entro il 2013 il numero di dipendenti potrebbe ridursi del 50%

di Luciana Maci

I carrier europei potrebbero tagliare la forza lavoro del 30% nei prossimi 5 anni, per una perdita complessiva di oltre 300.000 posti: lo sostiene Franca Salis Madinier, presidente del sindacato Uni Europa Icts, che rappresenta i dipendenti del settore tlc in 27 Paesi europei. Ed entro dieci anni, prosegue Madinier, potrebbero addirittura risultare dimezzati i posti di lavoro nelle telco del continente, che a tutt’oggi ammontano complessivamente a circa 1,1 milioni.

Secondo un approfondimento pubblicato oggi da Bloomberg, alcuni dei licenziamenti potrebbero essere dovuti alla decisione degli operatori di dislocare la forza lavoro fuori dall’Unione europea, in aree dove il costo del lavoro è inferiore e ci sono legislazioni meno restrittive sull’impiego.

Sempre secondo l’agenzia giornalistica, il cammino su cui si avviano i carrier europei potrebbe rispecchiare quello già intrapreso negli Usa, dove dal 2007 i tre principali operatori - AT&T, Verizon Communications e Sprint Nextel - hanno ridotto di quasi un quarto la forza lavoro.

Nella Ue, ha detto a Bloomberg Fabio Colasanti, commissario europeo alle Telecomunicazioni dal 2002 al 2010, le telco “sono il datore di lavoro principale in alcuni Paesi e perciò ritenuti portatori di un certo grado di obbligo morale a non diminuire l’impiego. Tuttavia adesso ci sono chiari segnali di cambiamento”.

Il mese scorso Telecom Italia e i sindacati hanno raggiunto un accordo per salvaguardare i livelli occupazionali attraverso il miglioramento della produzione e scongiurando i licenziamenti. Dei 3 mila esuberi individuati in Telecom Italia, 2 mila e 500 saranno gestiti con contratti di solidarietà mentre 500 lavoratori lasceranno la società per andare in pensione, avendo maturato i requisiti necessari. Altri 350 lavoratori di Telecom Information Technology saranno gestiti con analoghi ammortizzatori sociali.

Vodafone, secondo principale carrier wireless del mondo con circa 86.000 dipendenti in oltre 30 Paesi, ha annunciato che taglierà in tutto quasi 2.000 posti di lavoro in Italia, Spagna e Germania. In particolare il 16 aprile Vodafone Germany ha annunciato il licenziamento di 500 persone in Germania e l’esternalizzazione in India e Romania. La manovra si concluderà nel 2015 ed è ovviamente disegnata per ridurre i costi, visto che sui mercati emergenti si può assumere personale a costi più competitivi.

A ottobre la svedese TeliaSonera ha comunicato un piano per tagliare 2.000 posti di lavoro in due anni, ma la situazione non è rosea neanche per Deutsche Telekom e France Telecom, anche se per il momento non ci sono stati annunciati di licenziamenti.

Secondo gli analisti interpellati da Bloomberg, tra gli elementi che portano inevitabilmente a una riduzione della forza lavoro c’è la costante evoluzione delle tecnologie: l’upgrade dal rame alla fibra ottica e le reti Lte/4G, con maggiori livelli di self-management,  sono fattori che inducono verso il consolidamento. Così, in un clima di forte crisi dell’eurozona e con la guerra dei prezzi tra operatori mobili, gli investitori continuano ad invocare tagli più netti sul fronte della forza lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 30 Aprile 2013

TAG: Franca Salis Madinier, Uni Europa Icts, Bloomberg, At&t, verizon Communications, Sprint Nextel, Fabio Colasanti, Telia Sonera, Deutsche Telekom, France Telecom

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