Quel mercato poco "smart" degli smartphone

L'ANALISI

La sfida di Nokia all’iPhone rivoluzionerà il mercato. Ma prezzi e redditività dei telefonini intelligenti sono destinati a calare drasticamente

di Francesco Fortuna
Per dirla con lessico gergale, “tirano” molto; ma quello degli smartphone può veramente essere considerato un mercato di per se stesso, capace di autogenerarsi indipendentemente dal comparto della telefonia mobile generalmente inteso?
Secondo le analisi più recenti, ad esempio un lavoro portato avanti da Strand Consulting, sembra sia più no che sì.

E questo nonostante da più parti si abbiano ferme convinzioni circa l’indipendenza e l’autonomia del mercato degli smartphone, su come esso sia ad oggi autonomamente strutturato ed in quale modo si stia sviluppando, vale a dire secondo il traino della domanda che si ha proprio per questo tipo di prodotto. A prima vista il mercato degli smartphone pare dunque dotato di vita propria.

Ma che vita? Se si misurano le vendite al dettaglio e le quote occupate, non c’è dubbio che l’iPhone sia un piccolo importante player operante sul mercato. E non vi è dubbio sul fatto che il suo posizionamento nel mercato degli smartphone sia di tutto rilievo. Ma il peso è ancora relativamente leggero, se lo si paragona con l’insieme del mercato dei cellulari globalmente inteso.
Quando si parla di smartphone molti player del settore tendono a focalizzarsi sul segmento come un mercato a sé stante (perché conviene loro questo punto di vista?, direbbero i maligni), con un proprio tasso di crescita e con dinamiche tecnologiche, economiche e sociali ben distinte da quelle che coinvolgono la “vecchia” telefonia mobile.

Eppure, accade che solo pochi clienti acquistano uno smartphone consapevolmente e fruiscano delle tipiche funzioni “smart”. Accade infatti che la maggior parte degli acquirenti sia semplicemente alla ricerca di un cellulare “smart” ad un prezzo per loro ragionevole. Non sembra azzardato affermare che nella maggior parte dei casi il fatto che un cliente finisca col comprare uno smartphone piuttosto che un normale telefonino sia abbastanza casuale.

Calandoci nella realtà di tutti i giorni, se si osserva attentamente quanto sono diffusi sul mercato i cellulari Nokia basati sulle serie 30 (45%), serie 40 (40%) e serie 60 (15%) e se si considerano altresì l’attenzione che Nokia dedica alla tecnologia Gps dopo l’acquisto di Navteq e la sua focalizzazione degli ultimi mesi su musica e applicazioni, non v’è dubbio che i telefoni che oggi sono basati sulla serie 40 saranno in futuro sostituiti da quelli basati sulla serie 60, e verranno dunque considerati nella categoria degli smartphone.

Ebbene: qualora, come è probabile, Nokia optasse per il lancio sul mercato di un sostituto della serie 40 con uno di serie superiore, la ragione sarebbe la volontà di cavalcare il boom del mercato degli smartphone? Oppure le motivazioni andrebbero più semplicemente ascritte ad un naturale e comprensibilissimo adeguamento tecnologico? È più probabile che quella giusta sia la seconda ipotesi e, probabilmente, non tarderemo molto a sperimentarla con mano.
Se Nokia scegliesse di upgradare il livello tecnologico dei propri telefonini e quindi, come sembra ragionevole attendersi, sperimentasse di conseguenza un boom nelle vendite di smartphone, iPhone e Apple soffrirebbero di questa accresciuta competizione? Indubitabilmente sì.

Tra tante variabili, vi è una sola certezza: è abbastanza diffusa una visione molto ristretta del mercato degli smartphone e ciò contribuisce a distorcere la comprensione di una realtà che oggi vede Apple, in fatto di device venduti, come il player di riferimento di un mercato che rimane però ristretto e che lotta contro molti grandi player caratterizzati da enormi volumi di vendita nei mercati vicini.

È dunque ragionevole attendersi che il (sub)mercato degli smartphone sia destinato ad esplodere nei prossimi anni. Non però a causa di una crescita della domanda motivata della funzioni avanzate dei telefonini “intelligenti”, ma dal fatto che saranno non pochi gli operatori che inseriranno funzioni e  sistemi operativi degli smartphone anche nei propri apparecchi di gamma media. Tutto ciò, in buona sostanza, si rifletterà per i produttori in un significativo aumento delle vendite di device “smart”, ma anche in un non irrisorio abbassamento del prezzo medio di vendita e della redditività marginale.

12 Novembre 2009