Wsj: "Il broadband cresce da sé. Inutile l'intervento di Obama"

NUOVE RETI

Secondo il quotidiano Usa il Piano nazionale per la banda larga voluto dalla Casa Bianca non serve. "Gli investimenti privati già assicurano una capillare diffusione dell'Internet veloce"

di Patrizia Licata
Non ha già abbastanza problemi da risolvere l’amministrazione Obama anziché occuparsi di una parte dell’economia americana che funziona tanto bene da sola? È questo il succo dell’intervento del Wall Street Journal di oggi che provocatoriamente scrive: “La Federal communications commission ha di recente chiesto al Congresso un mese di tempo in più per presentare il suo Piano nazionale per la banda larga. Mentre la Fcc passa da un rinvio all’altro, gli americani si doteranno presto tutti di connessione a Internet ultra-veloce”.

Spiega il Wsj: “Come parte del pacchetto di incentivi all’economia dello scorso anno, il Congresso ha chiesto alla Fcc di mettere a punto un piano per garantire a ogni cittadino accesso alla banda larga. Un obiettivo importante, ma l’idea di un piano governativo si basa sul presupposto errato che la diffusione del broadband sia a un punto morto. In realtà l’adozione continua a buon ritmo e la qualità e la velocità delle connessioni a Internet continuano ad aumentare”.

Tra il 2000 e il 2008, negli Usa gli abbonati residenziali alla banda larga sono cresciuti da 5 milioni a 80 milioni, secondo uno studio di Bret Swanson della Entropy Economics. La penetrazione del broadband tra gli utenti attivi di Internet a casa è del 94% e quasi il 99% dei lavoratori americani si collega al web su banda larga. Il modem tipico è oggi dieci volte più veloce di dieci anni fa e l’ampiezza di banda pro capite è cresciuta di 500 volte dal 2000 a oggi. Ancora, nel 2008, gli investimenti americani in Ict sono stati pari a 455 miliardi di dollari, o il 22% di tutti gli investimenti di capitale Usa. 

“Chi è a favore di un maggiore intervento del governo ignora questi progressi compiuti dal settore privato”, scrive il Wsj, “e si fa forte delle classifiche internazionali, come quelle dell’Ocse, secondo cui gli Usa sono al 15° posto al mondo per penetrazione della banda larga pro capite. Ma gli Usa hanno famiglie relativamente larghe ed è più corretto guardare alla penetrazione della banda larga per abitazione: con questo calcolo, gli Usa diventano ottavi o al massimo decimi al mondo”. In più, all’attuale tasso di adozione, presto il broadband in America sarà diffuso come nelle nazioni più avanzate, secondo il Technology Policy Institute.
 
Persino il dipartimento di Giustizia di Obama sembra respingere l’idea che gli Usa abbiano fallito nelle politiche su Internet. "Nei servizi broadband è chiaro che il mercato si sta spostando verso velocità più alte e maggiore mobilità", secondo quanto ha scritto l’Antitrust division alla Fcc. "Anche se mettere in atto alcune forme di regolamentazione per evitare che certi provider esercitino il monopolio può apparire la scelta giusta, occorre evitare di ostacolare gli investimenti nelle infrastrutture necessarie per espandere l’accesso alla banda larga”.

Ma, nonostante queste raccomandazioni, l’amministrazione Obama sembra, “per partito preso” - dice il Wsj - voler intervenire e quindi la Fcc è al lavoro anche sul piano per il broadband. Il chairman Julius Genachowski è favorevole alle norme della net neutrality che impedirebbero agli Isp di usare tariffe differenziate per gestire il traffico su web. Associazioni come Public Knowledge e il Berkman center for the Internet and society della Harvard University chiedono all’agenzia di ripristinare l’obbligo di "open access" che costringerebbe gli operatori del cavo e le aziende telefoniche a condividere la loro infrastruttura con le rivali a prezzi fissati dal governo.

“L’ironia della situazione è che gli investimenti privati e l’innovazione negli ultimi anni si sono sviluppati anche come conseguenza del fatto che la Fcc ha respinto regole simili”, conclude il Wsj. “E intanto i consumatori continuano ad avere accesso a un numero crescente di servizi broadband – senza dimenticare che Google, YouTube, iTunes, Facebook e Netflix sono nati negli Stati Uniti. Perché l’amministrazione Obama dovrebbe immischiarsi?”.

20 Gennaio 2010