Di Marco (Zte Italia): "L'Italia riparta dagli investimenti stranieri"

OUTLOOK 2010/7

Cosa segna il barometro dell’Ict italiano in questo inizio del 2010? Siamo andati a sentire i pareri dei maggiori top manager delle aziende del settore. Il direttore marketing di Zte Italia: "La politica deve mettere a punto norme ad hoc per lo sviluppo di nuove tecnologie"

Quest’anno la ripresa sarà solamente parziale. Il 2009 è stato l’anno più duro, dovuto ad una crisi economica, non solamente in Italia, ma in tutti i paesi industrializzati. Ci vorranno, a mio parere, almeno 2-3 anni per avere una ripresa totale, anche se non si ritornerà mai a quei livelli così elevati che hanno drogato il mercato a fine degli anni 90.
Ci troveremo davanti una grossa sfida, visto che la brusca frenata degli investimenti, durante tutto il 2009 e anche parte del 2008, hanno portato ad un invecchiamento degli impianti e delle reti degli operatori, visto che un anno e mezzo è un periodo lungo, in cui la tecnologia subisce diversi notevoli cambiamenti.

Con una ripresa degli investimenti nel 2010, gli operatori si troveranno di fronte ad un dilemma: effettuare l’aggiornamento dei loro sistemi con tecnologie attualmente disponibili o attendere le nuove soluzioni che troveranno la loro maturità nel 2010-2011 (la fotonica fino a casa dell’utente, le reti Full IP, soluzioni mobili con caratteristiche Lte, etc.). Nel 2007, si parlava di avanzate tecnologie delle telecomunicazioni che avrebbero trovato la loro luce nel 2011, iniziando anche a sperimentarle nelle loro forme prototipale e rendendo l’Italia all’avanguardia in questi settori.
Purtroppo, la situazione “paludosa” dei suddetti sedici mesi ci ha fatto guadagnare le ultime posizione delle classifiche pubblicate, sia Europee che mondiali. L’immobilismo ha creato notevoli danni, sia per motivi di elevati costi di manutenzione dei “vecchi” impianti (aumentando gli Opex) sia frenando gli investimenti in nuovi sistemi (riduzione Capex).
Gli operatori di Tlc dovrebbero prendere decisioni coraggiose pianificando forti investimenti nelle tecnologie, così da proteggere la loro sopravvivenza e garantire successi futuri in un mercato estremamente competitivo.Gli investimenti devono ripartire, per non far cascare il nostro Paese nel “baratro” dell’obsolescenza tecnologica, ma principalmente in quello industriale. È corretto esaminare i costi, ma devono essere presi in considerazioni anche aspetti riguardanti l’efficienza, le motivazioni e l’operatività, attuale e futura, dell’investimento. Inoltre, i fornitori dovranno inserire nelle loro proposte anche aspetti riguardanti elementi prettamente finanziari: nuove modalità di pagamento, coinvolgimento di Enti finanziari e condivisione degli introiti.

Uno dei più grossi problemi è quello di non incentivare lo studio approfondito delle nuove tecnologie da parte di aziende italiane che operano nel settore. Già da anni, la ricerca e lo sviluppo sono praticamente morti nel nostro paese, con il capitale intellettuale che fugge all’estero. Invertire questa tendenza, più che decennale, in tempi brevi è praticamente impossibile; ma  trovare una soluzione intermedia in cui aziende nazionali non siano solo rivenditori di prodotti e sistemi sviluppati all’estero ci arricchirebbe, attirando investimenti di capitali stranieri ed evitando la “colonizzazione”. Bisogna creare un ecosistema in grado di permettere la nascita di nuove iniziative. Non vedo attenzione ai grossi temi strategici (energia, trasporti, Tlc, informatica) da parte dei nostri politici, indipendentemente dallo schieramento. Il ruolo della politica dovrebbe essere quello di definire una strategia
generale per il Paese e mettere a punto norme ad hoc per rendere possibile lo sviluppo e la proliferazione delle nuove tecnologie.

02 Febbraio 2010