Google-broadband, la sfida è sul "modello" di rete

PROGETTI

Analysys Mason: i trial Ftth annunciati dal motore di ricerca puntano a dimostrare che il comportamento degli utenti e dei service provider può cambiare se si propone un modello open access e network-based

di Patrizia Licata
Il lancio del trial per la fibre to the home (Ftth) annunciato da Google non dovrebbe essere considerato come un tentativo da parte del colosso di Internet di imporsi come player dominante anche sul mercato americano della banda larga ultra-veloce, almeno non nell’immediato futuro. Secondo Rupert Wood, principal analyst della società di consulenza e ricerca Analysys Mason, l’iniziativa indica invece che l’azienda di Mountain View è decisa a influenzare la politica degli Usa in fatto di telecomunicazioni. Come? Dimostrando che il comportamento degli utenti e dei service provider può cambiare se si creano condizioni radicalmente diverse da quelle oggi prevalenti negli Stati Uniti. Al tempo stesso Google cercherà di capire come monetizzare tali cambiamenti.
“Google si è affacciata nel business dell’accesso già altre volte. Il suo wi-fi municipale a Mountain View, in California, si è rivelato un flop, e la sua iniziativa congiunta con EarthLink per dotare San Francisco di una rete di accesso wireless che coprisse l’intera città non ha funzionato. La location dei nuovi network Ftth (che serviranno tra le 50.000 e le 500.000 abitazioni, secondo quanto dichiarato da Google) non è ancora stata decisa. Noi prevediamo che l’azienda vorrà condurre il suo esperimento in diversi tipi di aree urbane tra le più rappresentative della realtà americana”, afferma Wood.

In due aspetti fondamentali i trial di Google si presentano come del tutto innovativi. Tanto per cominciare, l’accesso simmetrico a 1Gbit/s è un grosso cambiamento rispetto a quanto attualmente offerto dalle telco e aziende del cavo americane. Per esempio, è 20 volte più veloce del servizio FiOS di Verizon. Secondo, fornirà un modello interamente “open access” ai service provider, l’opposto di quello attualmente usato dalle aziende del cavo e dalle grandi telco negli States.
“Naturalmente, l’annuncio dei trial di Google non è solo una manovra politica o pubblicitaria. Da tempo l’azienda chiede un approccio più open access da parte degli incumbent del mercato della banda larga. Molti aspetti restano poco chiari: quanto costerà l’accesso per l’utente finale e il service provider, il ruolo di Google a livello retail e fino a che punto le reti saranno co-finanziate dalle parti interessate (come le amministrazioni cittadine o i service provider),” notaWood.

Ma il fatto di restare un po’ vaga è proprio nella natura di questa proposta, secondo l’esperto della Analysys Mason. “I trial servono in realtà a capire come la struttura del mercato si evolverebbe se l’uso della banda larga non venisse più pilotato dai colossi del cavo e delle telecomunicazioni. I dati sulle reti Ftth realizzate fuori dagli Stati Uniti mostrano che il comportamento dell’utente può fortemente cambiare quando questi ha a disposizione un Ftth ad accesso completamento aperto. Per esenpio, l’olandese Reggefiber, che sta realizzando diversi network Ftth, riferisce che le sue reti sono fortemente sfruttate per l’upload su Internet e che i servizi simmetrici sono un fattore importante nell’allontanare i clienti dalle reti via cavo con sistema Docsis3.0”. 
“Mostrare il potenziale del cloud computing sulle reti simmetriche a 1Gbit/s è un altro aspetto particolarmente importante del trial”, conclude Wood. “Testare fino a che punto l’attuale esperienza delle applicazioni desktop possa essere replicata ed estesa usando uno strumento network-based ha implicazioni di grande portata, e non solo perché trasforma Google nella società che controlla l’accesso per i provider delle applicazioni”. 

 

12 Febbraio 2010