La killer app? L'applicazione

FOCUS/1

A fine anno il giro d'affari sfiorerà i 7 mld di dollari e coinvolgerà tutta la filiera

di Federico Ferrazza
Il 10 luglio del 2008 rimarrà una data storica nel mondo della telefonia mobile. Due estati fa, infatti, veniva inaugurato l’App Store, il negozio online di applicazioni per iPod Touch e soprattutto per iPhone.
Quel giorno iniziava una rivoluzione. Dopo anni, per la prima volta, un produttore di terminali lanciava il guanto di sfida agli operatori telefonici che, fino a quel momento, avevano fatto la voce grossa con (quasi) tutte le manifatturiere. Apple provò a invertire la rotta non tanto con un telefonino rivoluzionario come l’iPhone. Ma con un “negozio” che oggi è il vero punto di forza del cellulare di Cupertino. Senza le quasi 150mila applicazioni disponibili oggi sull’App Store, infatti, l’iPhone rischierebbe di essere una splendida scatola vuota.
Il successo delle app della “mela morsicata” - realizzate per lo più da terze parti che nello shop della Apple hanno trovato una vetrina internazionale per vendere e promuovere i propri prodotti - è nei numeri. A gennaio - dopo quindi un anno e mezzo dell’apertura dell’App Store - i download erano stati circa tre miliardi e, secondo uno studio di Gartner, nel 2009 il 99,4% delle app vendute per tutti gli smartphone era per iPhone.

Un primato che vale ancora di più perché si sta parlando di un mercato in crescita. Sempre secondo Gartner, infatti, oggi il business delle app mobili vale 4,2 miliardi di dollari. Si salirà a 6,8 miliardi alla fine di quest’annno e per il 2013 di dovrebbero sfiorare i 30 miliardi.
Ma non sarà tutto merito di Apple che, con le sue performance nel settore, ha ingolosito gran parte dei produttori di cellulari e degli sviluppatori di sistemi operativi per smartphone. Che stanno tentando di replicare il successo dell’azienda di Steve Jobs con altri negozi per applicazioni. È questo il caso, per esempio, di Nokia (Ovi Store), Rim (Blackberry), Android, Palm, Vodafone, Microsoft (Windows Mobile Marketplace), Samsung ed Lg, solo per citare i nomi più illustri. In questi negozi ci sono già decine di migliaia di applicazioni disponibili (anche se alcuni come Lg non sono ancora arrivati in Italia): sono a pagamento o gratis come le mappe per la navigazione Gps disponibili sull’Ovi Store, una mossa di Nokia per contrastare il dominio - finora indiscusso - della Apple. “La maggiore diffusione degli smartphone sta rendendo gli application store fondamentali per tutti gli attori del mercato della telefonia mobile e sono sempre di più gli utenti che provano l’esperienza del download”, commenta Stephanie Baghdassarian, research director di Gartner. “I videogiochi - continua - sono i software più scaricati, ma continuano a crescere le app di social networking, quelle che permettono acquisti e di lavorare in mobilità, garantendo al mercato di aumentare non solo di volume ma anche di valore”.
Un valore che non è determinato solo dalla vendita delle app. Se infatti i software per smartphone sono sempre più scaricati, la maggior parte di questi (circa l’80%) è gratis. Il che, però, non sembra essere un problema per il business: Gartner stima che nel 2013 il 25% dei soldi generati dagli application store arriverà dalla pubblicità. “Vendere più smartphone non significa che ci saranno più app acquistate. Ma al tempo stesso il mercato potrà crescere con tutte le app finanziate dall’advertising”, spiega ancora Baghdassarian.
Al modello di business delle app sono poco interessati gli operatori telefonici che se da una parte perdono un po’ di controllo sul mercato, dall’altra non possono che beneficiare di software che per essere scaricati aumentano il traffico dati sulle loro reti. Ciononostante gli operatori di telecomunicazioni, oltre che alleati dei produttori (e dei gestori di application store), vogliono anche essere dei loro competitor. Una delle “prove” è Plaza Retail, messa a punto dalla californiana Qualcomm. Si tratta di una piattaforma che raccoglie widget (applicazioni per tutti i tipi di dispositivi che però non siano proprietarie, cioè non appartengano per esempio ad Apple o a Nokia) e che permette all’operatore di crearsi un proprio application store.

L’utente finale - che ha il contratto con il carrier - può attingere allo store gratuitamente (paga solo il traffico) e il cassetto delle app non si perde se si cambia cellulare. Ciascun operatore può decidere quali servizi abilitare, come personalizzare, cosa offrire e segnalare le novità ai suoi clienti, mandando messaggi se esce una nuova applicazione, per esempio potenzialmente interessante in base alle app già scaricate dal cliente. Plaza Retail è stata già adottata in America Latina con América Móvil e Tim Brazil.

Al di là di questi casi, però, il futuro degli application store sembra in mano più a chi produce il sistema operativo dei cellulari che a coloro che assicurano la connettività. Il motivo è semplice: le app funzionano bene quando sono pensate per un terminale specifico e per le sue caratteristiche (dimensioni dello schermo, interfaccia, presenza del Gps e così via). In questo Apple non ha rivali: ha un solo cellulare e gli sviluppatori non devono pensare a tutte le possibili variabili di utilizzo che comporta un uso su più terminali. È anche per questo che l’iPad ha la stessa interfaccia del suo fratello minore iPhone: agendo così Apple ha assicurato alla sua nuova creatura quasi tutte le app del telefonino.

22 Marzo 2010