Giro di vite Apple per gli sviluppatori di apps

MOBILE

L'azienda inasprisce il controllo sui tool per realizzare le applicazioni destinate a iPhone

di Patrizia Licata
La battaglia per la supremazia sui device mobili si combatte anche sul fronte delle applicazioni e del software. Proprietario o aperto? Per Apple la risposta è sempre più chiara: gli strumenti di sviluppo devono essere quelli della Mela. L’azienda di Steve Jobs ha varato le nuove regole per gli sviluppatori: d'ora in poi le applicazioni per l’iPhone e gli altri suoi device mobili si potranno creare solo usando i tool di programmazione della Apple.

Una cattiva notizia per Adobe Systems, che proprio nei giorni scorsi ha annunciato un nuovo pacchetto di strumenti che permette agli sviluppatori di creare applicazioni e poi generare automaticamente delle versioni per l’iPhone e gli altri device Apple. Con le nuove regole, questi tool sono esclusi. Gli sviluppatori di applicazioni per la Apple non potranno più usare nemmeno servizi esterni per misurare l’utilizzo e le prestazioni delle loro applicazioni. La casa della Mela ha dichiarato che si rifiuterà di distribuire sul suo negozio applicazioni che non rispettino i nuovi requisiti.

“La Apple incoraggia in ogni modo lo sviluppo di applicazioni, ma devono usare tutte la sua piattaforma”, commenta Gene Munster, analista di Piper Jaffray. “Il rischio è di allontanare gli sviluppatori, spingerli a usare altre piattaforme”, aggiunge Munster, “ma finché le piattaforme mobili concorrenti non acquisiranno la stessa forza e attrattiva di Apple, l’azienda di Jobs può imporre le regole che vuole, gli sviluppatori sono ancora dalla sua parte”.

“Con qualche modifica penso che riusciremo ad adeguarci”, afferma infatti Peter Farago, vice president di Flurry, società di analytics americana che fornisce strumenti che misurano l’uso e la performance delle applicazioni per smartphone. “Abbiamo ancora qualche dubbio sulle nuove regole, ma faremo quello che dobbiamo per essere compliant, anche se forse occorrerà ripensare l’intero modello di business”.

Secondo Al Hilwa, analista di Idc, Apple sta rafforzando il controllo sulle applicazioni per tenere a bada le rivali. “Ci sarà una lotta accanita nel mondo della telefonia mobile per aggiudicarsi gli sviluppatori e fornire applicazioni nei prossimi anni e queste sono solo le prime schermaglie”, secondo l’esperto. Munster di Piper Jaffray fa notare che oggi il flusso maggiore delle entrate per la Apple non sono più i computer, ma il business mobile ed è questa la ragione principale che spinge l’azienda a mettere pressione sugli sviluppatori. “Per fare soldi non con le applicazioni, ma con l’hardware che supporta quelle applicazioni”, sottolinea Munster, perché i device mobili che hanno più app sono quelli che venderanno di più.

Entro la fine del 2011, secondo Munster, quasi il 50% del revenue totale della Apple deriverà dalle vendite dei suoi iPhone e iPod Touch. Per fare un confronto, nel 2001, l’80% delle entrate della Apple era generato dalla sua linea di computer Mac, sia desktop sia laptop, che nel 2011, invece, rappresenteranno solo il 27% del revenue.

La Apple per ora non commenta, ma uno sviluppatore per iPhone, Greg Slepak, ha mandato una e-mail al Ceo della Mela denunciando i “limiti alla creatività” imposti dalle nuove regole. Steve Jobs ha risposto: “Gli strati intermedi tra la piattaforma e gli sviluppatori finiscono col produrre applicazioni sub-standard e ostacolano l’evoluzione della piattaforma stessa”.

Quanto alla Adobe, un dipendente, Lee Brimelow, non ha usato mezzi termini sul suo blog: “Il divieto di usare strumenti di sviluppo non-Apple deriva dalla volontà di esercitare un controllo dispotico sugli sviluppatori e, soprattutto, dal desiderio di usarli come pedine nella crociata contro Adobe”.

14 Aprile 2010