I nuovi oggetti dei desideri. "Lo smartphone? Lo voglio così... "

CONSUMI

Rivoluzionati i criteri di scelta dei telefonini di nuova generazione. In primo piano applicazioni, funzionalità, touch screen

di Marino Petrelli
Alzi la mano chi non ha dichiarato, o sentito dichiarare, di avere un cellulare all’ultimo grido, con le applicazioni più belle o le funzioni più avanzate. A differenza di qualche anno fa, quando il cellulare serviva principalmente (o quasi esclusivamente) per parlare, oggi i nuovi telefoni “sanno fare tutto, tranne il caffè”. Frase abusata, ma non priva di verità soprattutto per il settore degli smartphone, i cellulari più evoluti, capaci di spaziare dalla navigazione sul web ai video in alta definizione. Nel 2009, i dati sono forniti da Gartner, il mercato complessivo dei cellulari ha fatto segnare a livello mondiale un lieve decremento (1,211 miliardi di pezzi venduti, -0,9% rispetto al 2008), ma il segmento degli smartphone è cresciuto del 23,8%, arrivando a 172,4 milioni di unità. Deloitte Consulting prevede che nel 2010 si venderanno 400 milioni di smartphone, arrivando a uno storico sorpasso sui personal computer.

Ma come è cambiato nel corso del tempo l’uso del cellulare? “Come tutte le nuove tecnologie, quando hanno successo, anche i cellulari sono entrati nella quotidianità - dice al Corriere delle Comunicazioni Davide Borrelli, docente di Teorie degli effetti dei media all’Università del Salento e autore di saggi sui linguaggi digitali e sulla storia sociale del telefono -. Con il passare degli anni, però, il telefonino è diventato più personale e interattivo. Se con la televisione l’offerta ci viene imposta, con i nuovi cellulari il mondo lo costruiamo noi stessi, con le nostre impronte e particolarità”.

Il vero spartiacque tra passato a presente è l’iPhone. Eppure non è stato il primo a offrire la navigazione web in mobilità, né a utilizzare il touchscreen o a offrire la possibilità di installare applicazioni. Ma la sua facilità d’utilizzo, con la combinazione di icone grandi e di uno schermo multitouch, il design accattivante, la velocità del sistema iPhone Os e l’enorme disponibilità di software, ha costretto alla rincorsa i concorrenti.

“Ciò che è successo dopo il fenomeno iPhone è davvero incredibile - dice Pio De Nigris, ceo del gruppo Fma Roma, azienda con sedi anche a Milano e Rimini, che crea, sviluppa e gestisce programmi di promo-comunicazione integrata -. Il consumatore ha cominciato finalmente a richiedere caratteristiche che per anni i gestori avevano, inutilmente, cercato di imporre puntando a creare servizi a valore aggiunto. Improvvisamente il consumatore ha cominciato a interessarsi al menù interno, alle componenti meno visibili dei terminali”. Una svolta netta rispetto a due-tre anni fa quando, spiega De Nigris, il cellulare veniva selezionato per le caratteristiche esterne: “Quello che guidava la scelta erano il design, la tecnologia 3G o 2G, il tipo di materiale in termini di sensazioni tattile, la costruzione a scorrimento, oppure a conchiglia... ”. Elemento particolarmente seduttivo oggi è il touchscreen “considerato fattore trainante nella scelta. E ciò sta portando molti produttori a realizzarlo anche su apparecchi low cost”.
Ma è l’intero l’atteggiamento dei consumatori a essere cambiato: il cellulare è un amico e anche il depositario di sentimenti e emozioni, e “in questo senso - dice De Nigris - abbiamo sviluppato nuovi tipi di approccio ai vari target per la promozione e la vendita dei terminali. Più di prima utilizziamo modalità di engagement innovative, basate più sulla interpretazione dello stile di vita dei potenziali acquirenti, sulla emozionalità che esprimono i vari modelli, sul valore aggiunto che gli handset sono in grado di fornire ai vari target”. Nello stesso tempo il crescente peso dell’entertainment nel mobile “avvicina sempre di più il rapporto con il proprio cellulare al rapporto con il proprio pc. Per cui, in caso di nuovo acquisto, si tende a scegliere quello che più si avvicina al rapporto che si ha con la propria postazione”.

E il brand? “Anche se continua a esercitare un suo appeal, perché comunque evoca un mondo di appartenenza - dice ancora De Nigris - i consumatori più attenti tendono ad abbandonare brand anche prestigiosi a favore di produttori innovativi”. In più i nuovi modelli, grazie alle applicazioni, offrono forti “capacità fidelizzanti” e dunque “un ulteriore modo per rafforzare l’attaccamento al brand e diminuire il churn rate”.

Del resto l’affermazione a livello mondiale del trend-smartphone porterà “nei prossimi anni all’abbassamento di prezzi - dice Fabiano Lazzarini, General Manager di Iab Italia che fa parte dell’Associazione europea creata per favorire la crescita del mercato dei media interattivi nell’industria della comunicazione -. La vera barriera finora non è rappresentata tanto dall’investimento iniziale dell’acquisto, quanto dal costo del traffico dati che in un prossimo futuro dovrà avere tariffe più basse. Il futuro appare sostanzialmente roseo, soprattutto in Italia dove gli utenti usano i social network e tantissime applicazioni anche in mobilità. E questo genererà nuove forme di pubblicità specifiche per i cellulari e per i fruitori di nuovi contenuti online”.

19 Aprile 2010