"La net neutrality ostacola gli investimenti in nuove reti"

L'ANALISI

Frost & Sullivan: il regolamento a favore della net neutrality allo studio a Washington prevede una sovrattassa per i consumatori fino a 55 dollari al mese sulle connessioni. Una misura che ostacolerebbe la diffusione stessa del broadband frenando al contempo gli investimenti

di Patrizia Licata
Un nuovo studio realizzato da Frost & Sullivan sembra suggerire che regole a favore della net neutrality, come quelle ipotizzate dalla Federal communications commission, non aiuterebbero affatto la causa del broadband universale, anzi sarebbero un ostacolo alla realizzazione delle infrastrutture e all’adozione da parte dei consumatori.

Secondo il professor Mike Jude, Program manager di Frost & Sullivan, regole specifiche per la neutralità della rete aumenterebbero l’incertezza e i rischi connessi con le attività di espansione delle infrastrutture per la banda larga, scoraggiando gli investimenti da parte degli operatori. Se si investe in un ambiente costretto dalle norme sulla net neutrality, argomentano alla Frost & Sullivan, i costi “finiscono col ricadere sul consumatore”, perché le opportunità per gli operatori della rete di generare revenue dai servizi sono limitate.

“Val la pena notare che il modello tracciato dal professor Jude prevede che, messi alle strette da nuove regole a favore della net neutrality, gli operatori della rete cercherebbero probabilmente di imporre tariffe d’accesso a supporto della creazione e gestione dei loro network”, commenta David Sutphen, co-presidente della Internet innovation alliance (Iia), una coalizione che promuove negli Stati Uniti l’accesso universale alla banda larga. “In un momento in cui il governo dovrebbe promuovere l’adozione della banda larga, è controproducente perseguire politiche che potrebbero ostacolare il raggiungimento di questo importante obiettivo e esacerbare il digital divide”.

“Quella di Frost & Sullivan è solo l’ultima di una serie di analisi che suggerisce che troppe regole su Internet finirebbero col rappresentare un deterrente agli investimenti nella banda larga, all’adozione da parte dei consumatori e alla ripresa economica”, rinforza l’altro co-presidente della Iia, Bruce Mehlman. “Non ci sono rischi che Internet non sia più libero e aperto e quindi non c’è bisogno di imporre nuove regole e limiti”.

Lo studio di Frost & Sullivan, intitolato “Net neutrality: impact on carrier investment and economic growth”, sostiene che “la neutralità della rete potrebbe comportare una sovrattassa dai 10 ai 55 dollari al mese in aggiunta alla tariffa media di 30 dollari per l’accesso alla banda larga”. Secondo Jude: “Quale consumatore vorrebbe sobbarcarsi di tale costo? Ironicamente, le regole sulla net neutrality avrebbero l’effetto di ridurre la penetrazione del broadband”.

Quanto alle ricadute sull’intera economia, nello scenario più ottimistico, con impatto normativo ridotto al minimo, la net neutrality costerebbe comunque agli Stati Uniti 7 miliardi di dollari entro il 2011, e manderebbe in fumo 70.000 posti di lavoro.

Conclude Mehlman: “Lo studio di Frost & Sullivan dovrebbe mettere in allerta il team, per il resto eccellente, della Federal communications commission che lavora sulle questioni legate al broadband. Anziché farsi distrarre da nuove regole che sono rischiose per l’economia, la commissione dovrebbe accelerare sugli altri aspetti del suo piano per il broadband nazionale che sicuramente ne favorirebbero la realizzazione e l’adozione”.

04 Maggio 2010