Net neutrality: in calo i titoli delle telco Usa

LE REGOLE DELLA FCC

A Wall Street investitori in allarme per la decisione della Fcc di regolare l'accesso a Internet ultra-veloce. Verizon mette in dubbio la "legalità" della manovra

di Patrizia Licata
La notizia diffusa ieri sulle intenzioni della Federal communications commission di inasprire le norme che regolano l’accesso a Internet su banda larga, per garantire la neutralità della rete, ha sicuramente fatto piacere alle società del web, ma ha subito messo in allarme gli investitori.

E’ la prima volta che l’authority federale decide di regolare i fornitori di accesso a Internet ultra-veloce. La Fcc si è affrettata a chiarire che non frenerà in alcun modo i potenziali investimenti nelle reti di comunicazione da parte del settore privato e che non interverrà su tariffe e unbundling, ma le rassicurazioni non hanno convinto Wall Street, preoccupata dalle possibili ricadute sulle aziende del settore.

Così i titolli di Time Warner Cable e Cablevision hanno perso oltre il 6% ieri a New York, mentre Comcast ha lasciato quasi il 5%. Gli operatori del cavo rapporesentano la maggior parte delle connessioni Internet americane, ma anche le azioni dei gruppi telecom hanno subito un impatto negativo: At&t ha perso  l’1,1%, Verizon Communications lo 0,3%.

Come riportato ieri dal Corriere delle comunicazioni, il presidente della Fcc Julius Genachowski vuole classificare le aziende del broadband come "servizi di telecomunicazioni” o “Title II”, il che conferisce alla commissione molti più poteri regolatori e apre il terreno a nuove norme sulla net neutrality tanto cara a Obama e allo stesso Genachowski.

Tom Tauke, executive vice-president of public affairs di Verizon, ha commentato che l’approccio della Fcc “non ha supporto legale”, forse indicando che l’azienda è pronta a fare causa contro la decisione dell'authority. "Le regole che ne scaturiranno porteranno solo confusione e ritardi nell’importante lavoro di costruzione della rete su banda larga della nazione", ha detto Tauke.

Secondo Rebecca Arbogast, analista di Stifel Nicolaus, la decisione della Fcc rappresenta una perdita per le aziende della banda larga ma non è “apocalittica” come vogliono far credere alcuni player dell’industria, perché è probabile che la commissione voglia solo introdurre modifiche limitate al funzionamento del loro business.

Ad ogni modo, la proposta di classificare i provider di banda larga come “Title II” deve essere votata e approvata dalla Fcc e c’è da aspettarsi forti pressioni da parte dell’industria telecom ma anche dell’opposizione che la rappresenta: i parlamentari Repubblicani hanno già fatto sapere che considerano la decisione della Fcc “niente più che un colpo di mano del governo su Internet”.

07 Maggio 2010