Prosperetti: "Troppe incognite sul progetto Ngn"

L'INTERVISTA

Chi ci mette i soldi? Che fine fanno le infrastrutture esistenti? Qual è il modello regolatorio? Scettico sulla fattibilità della società della fibra il docente di Politica economica dell'Università di Milano

di Alessandro Castiglia
"Ma le risorse chi le mette?" È la domanda che pone Luigi Prosperetti, docente di Politica economica alla facoltà di Giurisprudenza della Università di Milano e grande esperto di Tlc, prima ancora di esprimere qualunque giudizio sul progetto di una nuova rete in fibra ottica appena presentato da Vodafone, Fastweb e Wind. Quesito da cui traspare un atteggiamento piuttosto scettico sulla fattibilità di un’infrastruttura così costosa e soprattutto sul suo eventuale ritorno economico in tempi ragionevoli. “Intendiamoci - prosegue l’economista - si tratta di un progetto interessante. Però le incognite mi sembrano ancora molte”.

Per quel che riguarda i soldi si punta anzitutto sulla Cassa depositi e prestiti, il soggetto più dotato di liquidità in Italia.
Mah, a dire la verità questi soldi della Cassa depositi e prestiti sembrano un po’ come i carri armati di Mussolini prima della seconda guerra mondiale: le stesse risorse vengono tirate in ballo per le destinazioni più diverse. Mi pare un po’ presto per dire che le risorse della Cassa saranno senz’altro disponibili per investire in una rete di Tlc in fibra ottica: la Cassa non è un ente benefico, ma un investitore razionale, e farà bene i suoi conti. E comunque, anche al di là del problema dei soldi ci sono altri interrogativi tutt’altro che trascurabili.

Ne elenchiamo qualcuno?
Il primo nodo riguarda le infrastrutture già esistenti (cavidotti, reti): è possibile che siano conferite alla nuova società, o si pensa ad un qualche obbligo? Se così fosse, il progetto si ridurrebbe ad un nuovo tentativo di scorporare la rete da Telecom Italia, sua solo per le 15 città più redditizie. A quanto par di capire, una delle condizioni basilari è infatti che anche Telecom Italia sia della partita…In effetti non sembra molto propensa. Secondo me Bernabè teme, giustamente, che alla fine la nuova rete vogliano farla pagare soprattutto a lui, o che comunque il progetto tolga a Telecom l’uso di un suo asset strategico.

Non ritiene anche lei, come la maggior parte degli osservatori, che in Italia, specie in prospettiva, ci sia bisogno di una rete a banda ultralarga?
Ma un conto è dire che sarebbe utile, cosa di cui sono certo, in particolare per il mondo delle aziende, altro è scommettere sul fatto che possa ripagarsi in tempi ragionevoli. Di fronte ai rapidi cambiamenti della domanda, e alla crescita delle capacità della rete mobile per la trasmissione dati, come si fa a prevedere il valore economico futuro della rete fissa? Questo è un mondo che cambia a una velocità straordinaria. Chi poteva immaginare il successo di Twitter o Youtube 4 o 5 anni fa?

Poiché per realizzare una rete del genere ci vuole qualche anno, non è meglio muoversi per tempo?
È un ragionamento che fila in teoria. Ma in pratica bisognerebbe individuare applicazioni da far passare sulla nuova rete che possano effettivamente essere richieste in modo abbastanza massiccio. Da questo punto di vista fra le analisi che ho letto finora non ce n’è una convincente. E come se non bastasse c’è un grosso problema di regole, forse l’handicap più pesante per un investimento del genere.

In che senso?
Nel senso che in base alle regole in vigore oggi chi costruisca una rete di nuova generazione potrebbe essere costretto a metterla a disposizione anche di tutti gli altri operatori. Dubito che ci sia qualcuno disposto a rischiare tanto denaro per poi trovarsi senza neppure un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.

Dunque lei dice che la prima cosa da fare è stabilire che chi fa la rete può usarla senza obblighi particolari verso gli altri?
Mi sembra la cosa più ragionevole se si vuole invogliarne la realizzazione da parte di chicchessia.

Insomma siamo destinati a fare a meno della banda ultralarga ancora per un bel pezzo?
Non in tutta Italia nella stessa misura. Dove la domanda offre già ora buone prospettive di ritorno, come a Milano e a Roma e in breve parte delle 15 città del progetto di Fastweb, Vodafone e Wind, è probabile la rete si farà prima che altrove. Le altre zone seguiranno con i loro tempi. Continua a sembrarmi la strada più logica per la nuova rete in fibra ottica.

FULL STORY NEL NUMERO 10 DEL CORRIERE DELLE COMUNICAZIONI IN USCITA LUNEDì 17 MAGGIO

14 Maggio 2010