Ericsson, altri tagli in vista: annunciati 600 esuberi

LA VERTENZA

Allarme di Slc, Fistel e Uilcom: "Governo intervenga, situazione insostenibile". L'azienda pronta ad aprire all'esodo incentivato. Nessun licenziamento in R&S

di Federica Meta

Ancora maxi tagli in Ericsson. L'azienda ha comunicato ai sindacati di categoria 600 nuovi esuberi che fanno seguito ai 300 già annunciati. "La riduzione dei costi e l’incremento della efficienza sono due componenti chiavi della nuova focalizzazione della strategia di business - spiega l'azienda - In relazione ai risultati del secondo trimestre 2017 e alla luce delle attuali prospettive di mercato, Ericsson ha annunciato l’accelerazione dell’implementazione delle azioni previste per il raggiungimento dell’obiettivo di raddoppiare il margine operativo del 2016 dopo il 2018. Il piano di risparmio globale, annunciato all’inizio di quest’anno, prevede una riduzione dei costi pari a 10 miliardi di corone svedesi entro il primo semestre del 2018, di cui circa la metà relativa ai costi comuni. Quale parte di questa strategia, Ericsson ha comunicato la necessità di una riduzione del personale in Italia che si stima coinvolgerà circa 600 dipendenti. L’azienda ha informato le organizzazioni sindacali e tutti i dipendenti in Italia di questa difficile decisione e avvierà a breve le consultazioni con le rappresentanze sindacali".

Per Giorgio Serao, della segreteria Fistel Cisl, i licenziamenti di Ericsson sono dovuti alla politica di dumping operata da due concorrenti come Huawei e Zte. Politica di prezzi al ribasso che "sta mettendo in crisi il settore con gravissime conseguenze nel campo degli investimenti e dell'occupazione". Huawei "continua a licenziare, con qualsiasi motivo, chi non accetta gli incentivi all'uscita". Zte, che è subentrata a Ericsson nella commessa per Wind Tre, "non ha prodotto nuova occupazione, utilizzando manodopera cinese che lavora con permesso di soggiorno turistico".

“Ericsson – spiega il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo - dà la colpa al dumping determinato dall’arrivo sul mercato italiano dei colossi cinesi Zte e Huawei. La verità che è la stessa Ericsson non ha un vero e proprio piano industriale di lungo periodo e che sono anni che non vince una gara. Una situazione che, oltre a provocare una spaventosa emorragia di posti di lavoro, rischia di far saltare tutto il settore delle Tlc, su cui il governo dice di voler scommettere anche in vista del roll out del piano Industria 4.0”.

Il sindacalista punta il dito anche contro l’esecutivo: “è arrivato il momento che il ministro Calenda batta un colpo, non è più tollerabile questo silenzio sul destino delle Tlc”. Due i punti salienti: la definizione di una chiara politica industriale per il settore – “bisogna capire se è davvero strategico o se lo diventa solo in occasione di grandi eventi”, avverte Ugliarolo – e l’apertura di un tavolo per gestire la crisi aperti ad Ericsson e ai concorrenti Zte e Huawei per "risolvere il nodo occupazione"

I sindacati si preparano dunque a usare tutte le armi a disposizione per contrastare la possibilità di licenziare e chiedono al gruppo di usare altre soluzioni per gestire gli esuberi. Dal canto suo Ericsson si è detta disponibile ad aprire entro novembre la possibilità di uscita incentivata e ha affermato che non sarà toccato il settore ricerca e sviluppo. Da novembre in poi, prima di aprire le procedure di licenziamento, l'azienda aprirà un confronto con il sindacato per cercare soluzioni alternative. I sindacati intanto hanno proclamato lo sciopero per il 5 ottobre con presidio davanti al Ministero dello Sviluppo economico allo scopo di coinvolgere il governo in questa vertenza.

Intanto Ericsson ha concluso la procedura di licenziamento collettivo, mandando via altri 67 lavoratori, che si aggiungono ai 182 licenziati in luglio. La notizia arriva ancora da Slc, Fistel e Uilcom, secondo i quali i licenziamenti sono avvenuti la sera di venerdì 29 settembre tramite mail.I sindacati rimarcano che Ericsson è “una multinazionale che in Italia ha uno dei maggiori fatturati del mondo, in un settore ad alto valore aggiunto, dove stanno confluendo enormi risorse economiche, pubbliche, di cui la stessa Ericsson si avvale, anche con finanziamenti per progetti speciali”.

Questi licenziamenti sono stati “perseguiti senza mai riflettere sulla possibilità di utilizzare strumenti alternativi, considerati inutili e inadeguati per le loro esigenze”. Tutto questo, continua il comunicato sindacale mentre “continua imperterrito il ricorso a consulenti esterni”. A motivare in parte i licenziamenti è “la perdita della gara Wind 3, assegnata alla società cinese Zte, che al momento dell’aggiudicazione aveva 25 dipendenti. Nonostante le rassicurazioni di Wind 3 e Zte di farsi, in parte, carico delle conseguenze di questo cambio di fornitore, i lavoratori Ericsson sono fuori. Zte in parte ha assunto, in parte ricorre agli appalti, che spesso a loro volta ricorrono a subappalti”.

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil puntano l’indice anche contro il governo, che “non riesce a persuadere Ericsson su misure alternative ai licenziamenti”, così come “non riesce, nonostante le rassicurazioni e gli impegni, a intervenire su Zte e Wind 3, affinché assumano parte dei lavoratori licenziati”. In Germania, ricordano i sindacati, Zte ha dovuto assumere, per prendere la rete E-plus, 750 lavoratori da Alcatel Lucent.

Le conseguenze della gara Wind 3 purtroppo non sono finite. Nei prossimi mesi, infatti, ci saranno forti rischi occupazionali per altre centinaia di lavoratori (e non solo) di Ericsson. “Il nostro paese rimane terra di conquista: grande business e poca occupazione” aggiungono i sindacati. In questo caso specifico, “a fronte di licenziamenti di lavoratori che producono un reddito dignitoso, ci restituiscono un poco di occupazione giovanile e tanto subappalto”.

Per i sindacati non è tollerabile “che aziende importanti, che operano in un settore ad alto valore aggiunto, non assumano, in questa situazione, alcuna responsabilità sociale”. E parimenti intollerabile è “che non ci sia un governo che li richiami a questa responsabilità”. Slc, Fistel e Uilcom, dunque, non intendono “aspettare in silenzio la prossima mattanza occupazionale. Ericsson deve dire quale futuro vuole in Italia. Il governo deve intervenire per dare prospettiva ai lavoratori licenziati e guidare il futuro di questo settore”.


 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 04 Ottobre 2017

TAG: ericsson tagli 600 slc fistel uilcom, salvo ugliarolo

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