Apple sotto accusa in Cina: "In pericolo la salute dei lavoratori"

L'INDAGINE DELL'IPE

Un'indagine dell'Ipe sulle condizioni delle fabbriche di 29 colossi hitech localizzate nel Paese asiatico piazza la "Mela"  all'ultimo posto in classifica. "Casi di avvelenamento e suicidi. L'azienda chiarisca"

di Patrizia Licata
Gli ambientalisti cinesi puntano il dito contro Apple e quella che definiscono la sua scarsa attenzione alla salute dei lavoratori e alla difesa dell’ambiente: lo studio “The other side of Apple” pubblicato dall’Institute of environmental and public affairs (Ipe), che ha raccolto informazioni sui processi produttivi e le condizioni di vita nelle fabbriche cinesi subappaltatrici di 29 grandi produttori hi-tech, posiziona implacabilmente la casa della Mela all’ultimo posto.

Due gli episodi in particolare che macchiano il dossier Apple: il report sostiene che la società californiana ha ignorato i problemi alla Lianjian Technologies, sussidiaria della Wintek, divenuta tristemente nota nel 2009 perché 49 suoi lavoratori sono rimasti vittima di avvelenamento da n-esano. Apple, secondo gli ambientalisti cinesi, ha sempre rifiutato di chiarire se Wintek sia davvero un suo fornitore (di schermi touch per iPhone e iPad), anche se, in seguito a scioperi e cause legali degli operai, la società appaltatrice abolito l’utilizzo del detergente tossico e, garantisce, notevolmente migliorato le condizioni di lavoro dei suoi operai.

Allo stesso modo, Apple non si sarebbe assunta le sue responsabilità per l’ondata di suicidi verificatasi l’anno scorso presso la Foxconn (impresa taiwanese che produce in Cina componenti per i computer Mac, per iPhone e iPad). Tra i suicidi, anche un operaio che si sarebbe tolto la vita dopo essere stato vessato dalla compagnia per aver perso un prototipo dell’iPhone 4. Apple, che aveva già aumentato le sue ispezioni presso i fornitori cinesi dopo aver saputo delle precarie condizioni di lavoro alla Foxconn, dopo i suicidi aveva fatto sapere di aver contattato il management del fornitore per ottenere chiarimenti; tuttavia, l’azienda californiana non avrebbe trattato la questione con la dovuta serietà, accusa l’Ipe, citando un’e-mail del Ceo Jobs in cui si affermerebbe: "Anche se un suicidio è sempre una tragedia, il tasso di operai che si toglie la vita alla Foxconn è molto al di sotto della media cinese”.

È proprio la reticenza di Apple a deludere l’Ipe, come sottolinea il direttore Ma Jun: “Apple si è comportata in modo diverso dagli altri grandi brand ed è apparsa lenta a rivedere le proprie pratiche. Pensavamo che avrebbe assunto un ruolo di leader, invece sembra fare ostruzione”.

La casa della Mela non è l’unica azienda finita sulla graticola: il report dell’Ipe, realizzato con il contributo di 36 Ong cinesi, punta il dito anche contro SingTel, Lg, Ericsson e Nokia, sostenendo che sono restie a fornire risposte agli ambientalisti e lente a correggere le cattive pratiche; al contrario, le più trasparenti e pronte ad aggiustare il tiro risultano Vodafone, Samsung, Toshiba, Sharp, Hitachi, Hp, Altatel-Lucent e Bt.

Apple non ha commentato ufficialmente lo studio dell’Ipe, ma una portavoce ha assicurato che la casa di Cupertino “è impegnata ad assicurare che lungo la sua intera supply chain siano rispettati gli standard più alti della social responsibility” e ha ricordato che Apple ha un rigoroso programma di auditing che indaga sulle pratiche dei suoi fornitori. L’azienda ha infatti pubblicato l’anno scorso un’analisi della “Supplier responsibility” (che si riferisce al 2009), secondo cui il 61% dei 102 stabilimenti sottoposti a audit rispettano le regole di Apple sulla sicurezza dei lavoratori e l’83% aderisce alle norme sulla prevenzione dell’esposizione a sostanze tossiche. Ciò non toglie che gli altri stabilimenti non abbiano passato l’esame e la stessa Apple riconosce che esistono problemi come utilizzo di lavoratori minorenni, smaltimento improprio dei rifiuti pericolosi e falsificazione dei registri.

L’attenzione degli ambientalisti verso Apple è un segnale della crescente coscienza verde della Cina e del tentativo da parte delle Ong del Paese – pur con un raggio d’azione limitato dal vigile controllo di Pechino – di attirare l’attenzione verso importanti temi sociali. Ma le critiche ad Apple arrivano anche in un momento specifico: la società di Jobs spinge con decisione per penetrare sul mercato cinese, dove ha cominciato ad aprire negozi che vendono i suoi gadget. Le revenues Apple generate in Cina, Hong Kong e Taiwan sono salite a 2,6 miliardi di dollari quest’anno, circa il 10% del totale, quattro volte di più rispetto a un anno fa.

25 Gennaio 2011