Roberto Viola: "L'asta Lte vale più dei 2,4 miliardi stimati"

FREQUENZE

Il segretario generale dell'Agcom e vice presidente dell'European Radio Spectrum Policy Group "rilancia" sul tesoretto a disposizione del governo: "Lo Stato incasserà più soldi"

di Paolo Anastasio
L’asta per le frequenze Lte è la più grande che ci sia mai stata nel nostro paese. Sul mercato verranno collocati 300 Mhz di frequenze, contro i 150 Mhz scarsi dell’asta per l’Umts, e in confronto ai 5-7 Mhz con i quali i nostri operatori mobili hanno iniziato a realizzare il Gsm. Sulla base delle regole poste in consultazione, non è escluso che dall’asta lo Stato possa incassare più di 2,4 miliardi di euro messi a consuntivo nella legge di stabilità». La pensa così Roberto Viola, segretario generale dell’Agcom e vicepresidente dell’European Radio Spectrum Policy Group, dopo che l’Agcom ha avviato la consultazione pubblica della durata di 30 giorni sull’asta del dividendo digitale.

Ce la farà il governo a incassare i 2,4 miliardi previsti dall’asta Lte?
Nel testo della consultazione che abbiamo avviato è fissata una base minima d’asta, compresa in una forchetta fra 2,1 e 2,9 miliardi di euro. Abbiamo quindi ipotizzato che, a certe condizioni, il governo potrebbe incassare di più rispetto ai 2,4 miliardi di euro posti quali obiettivo dalla legge di stabilità.

Quanto?
Dipenderà ovviamente dallo svolgimento dell’asta. Ricordo inoltre che la legge prevede fin d’ora che della somma eccedente i 2,4 miliardi di euro, il 10% sia destinato a investimenti sulla larga banda. Nell’articolo 17 del testo posto a consultazione pubblica si dice poi che i canoni degli operatori esistenti per le reti Gsm e Umts si devono adeguare e gli operatori ottengono un piccolo sconto se pagano tutto insieme. Ed è anche previsto uno sconto del 3% per le reti “verdi”, cioè per i network a basso consumo di energia. Nella nostra consultazione per gli 800 Mhz si parte da quello che il governo ha messo nel bando 3G, aumentato fino al 75%: parliamo di circa 14 milioni di euro ogni 5 Mhz. Sulle dinamiche di gara inciderà la presenza o meno un nuovo entrante. Per il momento, comunque, si tratta soltanto di ipotesi in consultazione.

Quando si parla di nuovo entrante, stiamo parlando di PosteMobile?
Questo non lo so: le regole messe in consultazione consentono l’ingresso di più di un player; tutto dipende dal fatto che l’eventuale nuovo soggetto trovi un motivo valido per entrare. Noi le norme asimmetriche per stimolare l’ingresso del nuovo entrante le abbiamo previste: dalla condivisione dei siti al roaming a tutte le norme del caso.

Le frequenze messe all’asta sono sufficienti per rispondere all’esigenza degli operatori?
E’ vero che in prospettiva 300 Mhz non bastano, non lo dico io, lo dicono gli esperti internazionali: una società evoluta ha bisogno di almeno un Gigahertz, per il famoso internet delle cose. Un mondo dove i nostri bottoni, i portachiavi e tutti gli oggetti parleranno con internet. Per ogni persona ci saranno almeno cento sensori intorno, che comunicheranno via internet. Gli accessi via radio alla Rete vanno moltiplicati per cento, per mille. La fame di frequenze non si ferma qui, ai 300 Mhz dell’asta Lte e degli accessi fino a 150 Mbps, che rispondono all’esigenza dell’internet delle persone. Si tratta del primo passo importante per mantenere il sistema italiano competitivo, rispondendo alla fame di banda dell’internet delle persone. Non avere queste frequenze per le telecomunicazioni italiane sarebbe un disastro in prospettiva. Per realizzare l’internet delle cose avremo bisogno di altri 700 Mhz di banda per raggiungere un Gigahertz. In teoria, ci vorrebbero altre tre aste come quella Lte per rispondere alla crescente domanda di frequenze. Ma in futuro saranno gli oggetti stessi che, attraverso sistemi di radio cognitiva, saranno in grado di “annusare” l’etere, agganciandosi di volta in volta alle frequenze libere per trasmettere da lì. Fra poco si rischia il paradosso: ci saranno gli oggetti intelligenti, ma non ci saranno le reti per farli funzionare.

Un esempio?
I sensori medici per il controllo a distanza dei pazienti. Se l’accesso non sarà always on e a bassissimo costo, non si potrà fare. Se il monitoraggio del consumo elettrico non sarà una rete diffusa, dove sarà il risparmio della bolletta elettrica? Il Gigahertz non è un divertimento degli ingegneri di comunicazione o del Presidente Calabrò, che ha lanciato l’allarme, ma l’assoluta necessità di fare queste cose.

C’è qualche novità sullo sblocco delle frequenze delle tivù locali?
Aspettiamo di leggere il testo del decreto legge “milleproroghe” dove pare che ci siano delle decisioni in materia di tivù locali. L’Autorità farà la sua parte rivedendo le regole del regolamento sul digitale terrestre che metteremo a consultazione. Trovare fondi ulteriori per le emittenti locali non sarebbe sbagliatissimo.

E sul fronte delle frequenze della Difesa?
E’ importantissima la liberazione di tutte le frequenze. E’ giusto che si trovi una compensazione a favore del ministero della Difesa, ma è altresì giusto che le frequenze che sono destinate dall’Unione Europea ai servizi mobili siano tutte liberate. Senza quelle frequenze si fa poco, quindi a 2,6 Mhz è importante che come ha detto il nostro Presidente Calabrò tutte le frequenze siano liberate. Questa è una precondizione per il successo di questa procedura d’asta. Noi speriamo che la cosa avvenga, le assicurazioni da parte del ministro Romani ci sono.

Come si pone l’Agcom sull’ipotesi di liberare la Banda L, destinata alla radio digitale, per il downlink del broadband mobile?
Per il momento si tratta di ipotesi formulate a livello europeo. Il tema non è all’esame dell’Autorità. Il regolamento che abbiamo fatto in Italia per la radio digitale prevede l’utilizzo del Vhf e della Banda L come complemento. Vero è che la banda L è poco utilizzata, ma è poco utilizzata solo perché non è ancora partita la radio digitale, che peraltro va valorizzata. Del resto la radio ha una tale ricchezza di operatori in Italia che sarebbe poco immaginabile il fatto di sottrarle frequenze. Tanto più che riteniamo che in prospettiva per la radio digitale vadano utilizzati i canali A e B, che sono i primi canali del Vhf liberati dalla tv oggi destinati al ministero della Difesa. Anche in questo caso bisognerà trovare delle compensazioni, tenendo comunque ben presente che in un mondo moderno l’utilizzo delle frequenze, che sono un bene scarso, va remunerato da chiunque le usa. In Gran Bretagna si ipotizza che anche gli usi civili dello spettro da parte del ministero della Difesa si debba corrispondere un canone allo Stato.

04 Aprile 2011