"L'iPhone ci spia". Parola di Warden e Allan

ALLARME PRIVACY

I due esperti di security lanciano l'allarme privacy: il telefonino di Apple non solo registra tutti i dati del possessore, compresi orari di spostamento e coordinate geografiche, ma li condivide con altri device. L'Adoc chiede l'intervento del Garante

di Patrizia Licata
L’iPhone ci spia. Secondo i ricercatori esperti di security Pete Warden e Alasdair Allan, lo smartphone di Apple registra ogni passo che facciamo, conserva tutti i nostri dati e li condivide con altri device che vengono sincronizzati con l’iPhone. Il telefono della Mela, infatti, tiene traccia dei movimenti dell’utente e archivia ogni dettaglio in un file segreto dello smartphone che viene poi copiato sul computer o altri device dell’utente quando vengono sincronizzati con l’iPhone.

Il file contiene le coordinate geografiche del telefono e gli orari degli spostamenti: in pratica, se qualcuno ruba l’iPhone e accede al file può scoprire dove è stato l’utente e in quali momenti avvalendosi di un semplice programma. La funzionalità che attiva la registrazione sembra essere iniziata con l’aggiornamento di Apple iOS 4 rilasciato a giugno 2010; in alcuni casi questi archivi contengono quasi un anno di dati registrati con tutti i movimenti del proprietario e gli orari relativi.

"Apple ha reso possibile per chiunque o quasi abbia accesso al telefono o al computer dell’utente – da una moglie gelosa a un investigatore privato – ottenere informazioni dettagliate sui suoi spostamenti” afferma Pete Warden.

Solo l’iPhone registra la location del suo proprietario in questo modo, sostengono Warden e il suo collega Alasdair Allan, che hanno presentato i risultati del loro studio alla conferenza Where 2.0 a San Francisco. "Alasdair ha cercato simili codici per il tracking nei telefoni Android ma non ne ha trovati”, spiega Warden.

Simon Davies, direttore del gruppo Privacy International, commenta: "Si tratta di una scoperta inquietante. La posizione geografica è uno degli elementi più riservati della nostra vita quotidiana: vogliamo essere liberi di andare in giro senza che i nostri spostamenti e orari siano registrati. La conservazione di questi dati è una minaccia alla privacy. L’assenza di informativa per l’utente o di possibilità di controllo su questa funzionalità significa che chi ha progettato il device non si è affatto curato della riservatezza”.

Warden e Allan spiegano che il file con i dati personali viene trasferito a nuovi device quando il vecchio è sostituito, quindi a nuovi iPhone o iPad, ma non sembra che i dati siano spediti ad Apple.

“Se i dati non servono, non devono essere conservati”, dichiara Graham Cluley, senior technology consultant della società di security Sophos. “Non c’è bisogno che il proprio device tenga l’archivio degli spostamenti del proprietario”. E’ possibile che Apple abbia inserito questa funzionalità pensando, in un futuro, di poter utilizzare i dati per la pubblicità mobile ritagliata in base alla location, ma per ora Cluley tende a ritenere che sia più “un errore nella programmazione che una chiara intenzione di Apple di controllare dove vanno i suoi utenti”.

In campo contro l'iPhoe "ruba-dati" anche l'Adoc che chiede l'intervento del Garante per la privacy. "E' sconcertante la violazione della privacy operata dai dispositivi mobili della Apple ed è gravissimo che i dati raccolti non siano in alcun modo protetti da un sistema di sicurezza - dichiara Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - Pertanto chiediamo al Garante per la privacy di intervenire prontamente sulla vicenda, verificando la veridicità della situazione e, nel caso, applicando eventuali sanzioni a carico della società Apple".

21 Aprile 2011