Boom degli smartphone, ma quanto giovano alle revenue dei carrier?

MOBILE

Strand Consult: gli operatori mobili non devono sottovalutare i tradizionali feature phone. Quel che conta è la piattaforma di servizi, non il modello di cellulare (o il sistema operativo)

di Patrizia Licata
L’attenzione di media e analisti è oggi concentrata sugli smartphone e il mercato in pieno boom che hanno rapidamente creato, ma gli esperti di Strand Consult non sono così convinti che gli smartphone siano davvero una manna per gli operatori mobili. Perché il vero traino del mercato dei servizi mobili, e quindi delle revenues che da essi derivano, sono ancora i “vecchi” ma intramontabili feature phone.

Strand Consult osserva che in molti Paesi del mondo gli operatori mobili stanno spostando la propria offerta sempre più sugli smartphone per rispondere all’interesse del mercato. In particolare, gli operatori stanno aumentando i loro sussidi per gli smartphone, con una conseguente esplosione dei costi.

Strand Consult ammette che il mercato degli smartphone, in quasi tutto il mondo, si auto-alimenta: più gli operatori si concentrano su questo prodotto, più gli utenti sono spinti a scegliere lo smartphone. Tuttavia, al momento, occorre valutare il peso finanziario che un focus esclusivo sugli smartphone può avere sui carrier.

Strand Consult studia l’industria mobile da 16 anni ed è stata la prima a esprimere critiche verso l’iPhone e la sua influenza sui conti degli operatori. Nel 2009 gli analisti di Strand Consult scrivevano che diversi carrier avevano registrato un netto aumento del Sac (Costo di acquisizione per abbonato) dopo il lancio dell’iPhone. Inoltre, i nuovi operatori virtuali si sono fatti avanti per offrire ai clienti degli operatori mobili tradizionali chiamate low-cost sui loro smartphone comprati con i sussidi di questi carrier, catturandone i clienti non appena è scaduto il periodo minimo di abbonamento. Così è accaduto per esempio in Danimarca, Norvegia e Germania.

Spesso si fa riferimento al Giappone come Paese-modello per le forti entrate non-voce dei carrier nazionali. Ma come si genera questo revenue extra? Alla fine del 2010 si contavano solo 2,5 milioni di smartphone in Giappone su una popolazione di 122 milioni di persone, insomma una penetrazione degli smartphone molto bassa. Nonostante questo, i consumatori giapponesi sono grandi utilizzatori dei tanti tipi diversi di servizi mobili che funzionano anche sui cellulari “non-smartphone”. Gli operatori mobili giapponesi sono abituati a collaborare con i provider di contenuti per creare servizi mobili innovativi: per il consumatore giapponese non importa avere uno smartphone con un determinato sistema operativo, quanto avere un certo servizio.

Secondo Strand Consult l’errore di molte analisi uscite sui media è di propagare l’errata convinzione che solo gli smartphone possano essere usati per i servizi mobili diversi da voce e sms. Esiste un enorme mercato, invece, per i servizi mobili che girano anche sui cellulari “tradizionali”, come ad esempio i giochi Java mobili, le cui vendite valgono quattro-cinque volte più di tutti i giochi venduti su tutti gli iPhone del mondo. Considerato che il numero di persone che compra servizi mobili per i tradizionali feature phone è decisamente superiore al numero totale di smartphone, appare strano quanto poco se ne parli, nota Strand Consult.

Se gli operatori vogliono guadagnare dalle vendite di smartphone, devono dunque rendersi conto che non è il mercato degli smartphone a guidare quello dei servizi e le relative entrate; piuttosto, sono le piattaforme per i servizi che ciascun cellulare supporta a guidare il mercato e le revenues.

28 Aprile 2011