iPhone spia-dati?: "Agli utenti non interessa"

L'ANALISI

Secondo un'indagine della società di analisi Coleago, chi usa lo smartphone di Apple è disposto a condividere le proprie informazioni personali in cambio dei servizi location-based. "Si sta facendo tanto rumore per nulla"

di Patrizia Licata
Tanto rumore per nulla: così la società di analisi Coleago Consulting smorza i toni delle accese polemiche sollevate dalla tecnologia di location-tracking che seguirebbe gli spostamenti di chi usa l’Apple iPhone. I consulenti di Coleago sostengono che la maggioranza dei consumatori è ben felice di condividere i propri dati personali al fine di accedere a servizi basati sulla loro posizione geografica.

La scorsa settimana i media hanno rivelato che i modelli di iPhone e iPad con la versione aggiornata del sistema operativo iOs 4 contengono un file che conserva le informazioni sulla location dell’utente. Apple ha replicato negando di controllare gli spostamenti dei suoi utenti e ha spiegato invece di usare le informazioni sulla collocazione geografica per alimentare un database di hotspot wifi e stazioni base che la aiuta a fornire informazioni localizzate per servizi location-based. La casa di Cupertino ha tuttavia ammesso che alcuni bug nel software hanno fatto sì che i dati sulla posizione geografica siano rimasti conservati a tempo indeterminato, anche dopo che i servizi di location erano stati disattivati dall’utente.

"Si fa un gran rumore per nulla", sostiene oggi Robert Filkins di Coleago sul sito Total Telecom. Filkins crede nella sincerità di Apple quando afferma che ci sia un baco nel software, perché conservare a tempo indeterminato i dati della location non serve a molto: questi dati sono utili se otteuti in tempo reale, ma se vecchi risultano di scarsa utilità per i servizi location-based, spiega il consulente.

Qualunque sia la portata della vicenda Apple, resta la necessità di approfondire la discussione su come le aziende tecnologiche usano le informazioni personali degli utenti. "Gli smartphone sono device relativamente nuovi”, continua Filkins. "I servizi basati sulla posizione geografica sono altrettanto nuovi. Non c’è ancora chiarezza su come usare le informazioni sensitibili, per che cosa usarle, che cosa conservare e che cosa cancellare”.

Per chiarire i tanti punti controversi, il governo Usa stimolerà il dibattito tra le parti in causa: il presidente del Senate Judiciary Subcommittee on Privacy, technology and the law terrà un’udienza sulla “Protezione della privacy mobile” il prossimo 10 maggio e rappresentanti di Apple e Google sono stati invitati a partecipare. "Questa udienza potrebbe aiutare a definire quale sia il comportamento da tenere”, commenta Filkins, secondo cui il legislatore potrebbe esigere che sia posto un limite all’accesso delle aziende tecnologiche alle informazioni personali e che i dati sensibili siano resi anonimi.

In Florida due utenti di Apple hanno intanto fatto causa all’azienda proprio per la raccolta di informazioni sulla posizione geografica sostenendo che Apple abbia violato la loro privacy. Ma se Cupertino riuscirà a provare che usa i dati della location solo per il database di stazioni base e hotspot wifi, sarà difficile per i due consumatori far valere le propria tesi, sostiene Filkins. Secondo il consulente, insomma, la tempesta in un bicchier d’acqua sorta intorno ad Apple nasce innanzitutto dal fatto che si tratta di un’azienda di alto profilo, e finirà col placarsi da sè. “Alla gente piace attaccare chi ha un grande successo”, conclude Filkins.

05 Maggio 2011