Privacy, su Apple e Google scatta l'allarme del Senato Usa

TRATTAMENTO DATI

Autodifesa delle due aziende nel corso di un'audizione presso la sub-commissione alla Giustizia: "I dati raccolti sono anonimi e il tracking può salvare vite umane". Ma secondo i legislatori serve una legge "anti-Far West"

di Parizia Licata
I senatori americani hanno messo Apple e Google sulla griglia ieri nel corso di una attesa udienza della sotto-commissione alla Giustizia. Le due aziende hanno difeso con forza le proprie misure a protezione dei dati personali degli utenti, cercando di rispondere alle pressanti domande dei senatori, ma Al Franken (Democratico del Minnesota), presidente del Senate Judiciary subcommittee che ha presenziato l’udienza, ha detto di nutrire ancora "seri dubbi" sul fatto che la privacy degli utenti dei cellulari sia protetta. "Dobbiamo affrontare la questione subito, visto che i device mobili stanno diventando sempre più diffusi”, ha sottolineato Franken.

A rappresentare Apple e Google di fronte alla sotto-commissione del Senato sono stati il vice president del software della casa di Cupertino, Bud Tribble, e il direttore della public policy di Mountain View, Alan Davidson, che si sono adoperati per dimostrare che i propri utenti hanno la possibilità di controllare la raccolta dei dati sulla location tramite i loro smartphone e l’uso che ne viene fatto. Il senatore Franken, tuttavia, ha ribadito che una volta che un produttore di app, un’azienda come Apple o Google, o anche un operatore mobile raccolgono le informazioni sulla posizione dell’utente, la legge federale dà loro e alle aziende con cui condividono quelle informazioni piena libertà di “rivelare quei dati a chiunque vogliano, senza dirlo alll’utente”.

L’udienza ha messo in chiaro che negli Stati Uniti manca una legge adeguata per regolare e preservare la mobile privacy, in grado cioè di indicare che cosa sia corretto o necessario fare per proteggere i consumatori senza soffocare l’innovazione. Per il senatore Richard Blumenthal la situazione è addirittura un “Far west”.

“La legge oggi consente in pratica di fare qualunque cosa tu voglia”, ribadisce Justin Brookman, rappresentante del Center for democracy and technology.

I senatori hanno chiesto con insistenza a Tribble di Apple di chiarire se l’iPhone registra o no i dati della location dell’utente. “I dati sono del tutto anononimi e riguardano solo le stazioni base e gli hotspot wifi”, ha garantito Tribble. “Apple non è sincera”, replica Ashkan Solhani, ricercatore indipendente esperto della privacy, secondo cui i dati raccolti da Apple permettono addirittura di risalire alla user identity.

Altro punto toccato dall’udienza sono state le applicazioni di terzi, un vasto ecosistema che popola tanto gli iPhone quanto i telefoni Android. Queste applicazioni spesso hanno accesso ai dati personali dell’utente che potrebbero essere passati ad altre aziende senza informarne l’utente. Ma Tribble ha risposto che “richiedere una policy per la privacy delle app non sarebbe giusto, la trasparenza qui va oltre, nessuno legge la privacy policy”. Il senatore Franken ha allora chiesto a Tribble quante app Apple abbia rimosso dopo aver scoperto che i dati dell’utente erano stati ceduti senza consenso. Tribble ha detto che tutte le app di Apple hanno “sistemato questo problema”, quindi la risposta è stata “nessuna app rimossa”, con scarsa soddisfazione del chairman della sotto-commissione.

Da parte sua Google si è detta favorevole a una legge che aiuti a proteggere meglio la privacy online, purché sia applicata in maniera uguale a tutti i provider. "Google sostiene lo sviluppo di un quadro normativo di base che possa dare più fiducia agli utenti, promuovere l’innovazione e difendere la privacy dei consumatori”, ha dichiarato Alan Davidson. "Il Congresso ha un ruolo fondamentale da svolgere nello stimolare comportamenti responsabili nell’ambito della sicurezza e della privacy", ma, ha aggiunto Davidson, “un’eventuale nuova legge dovrà applicarsi in modo uguale a tutti i dati personali indipendentemente da come sono stati raccolti”.

Il messaggio insomma è: Google non è il nemico. "Ci vantiamo di avere sistemi di sicurezza all’avanguardia, come la cifratura per i servizi di ricerca e posta elettronica", ha ribadito Davidson. "Ma abbiamo bisogno di aiuto dal governo per evitare che l’attacco di hacker o sistemi di sicurezza inadeguati da parte di altre compagnie danneggino i consumatori. Inoltre occorre superare la frammentazione delle leggi statali e trovare una legge federale uniforme”. Quanto al software di tracking, però, Davidson non ha dubbi: “I dati della mobile location possono salvare la vita, come per i bambini che si perdono o vengono rapiti".

11 Maggio 2011