TREND

Smart working al giro di boa: tra due anni sarà realtà nella metà delle imprese

Indagine Infojobs: ad oggi il 39% delle aziende ha implementato politiche ad hoc. Lavoro agile considerato leva strategica anche per attrarre giovani talenti. Sugli scudi il settore dei servizi e dei beni immateriali

Pubblicato il 19 Giu 2018

Smart working al giro di boa: tra due anni sarà realtà nella metà delle imprese
AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti

Entro il 2020 lo smart working sarà realtà per il 51% delle aziende italiane. E’ quanto emerge da un’indagine condotta da InfoJobs – piattaforma numero uno per la ricerca di lavoro online in Italia, con 4 milioni di profili registrati e oltre 4.000 aziende attive nel 2017 – intervistando le imprese italiane per sapere cosa pensano di questa modalità di lavoro in mobilità fuori dalla sede aziendale, un’agevolazione di cui già godono molti dipendenti all’estero e che sta iniziando a diffondersi in Italia, anche grazie alla legge 81/2017. I risultati sono stati poi messi a confronto con quelli di un’indagine simile realizzata due anni fa, nel 2016. Ad oggi, il 39% delle aziende ha implementato politiche di smart working. Di queste, il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, mentre per il 12% coinvolge tutti i dipendenti. C’è poi un 12% di imprese che ne prevede l’introduzione entro due anni. Quasi la metà delle aziende è però ancora reticente (49%), una percentuale in diminuzione del 11,5% rispetto al 2016. Di queste, il 41% non ha intenzione di implementare lo smart working per motivi interni mentre l’8% non lo fa per mancanza di supporti tecnologici.

Dalla survey condotta, emerge, inoltre, che le aziende che sono favorevoli allo smart working non ritengono necessario avere limiti di tempo entro i quali si può lavorare in mobilità durante la settimana. Ben il 55% rivela, infatti, che non prevedono un monte ore fisso ma è a discrezione del dipendente decidere quando lavorare in smart working. Del restante 45%, invece, l’indicazione media è quella di una giornata a settimana (23%) e solo il 9% lo farebbe due giorni alla settimana. E per monitorare l’attività svolta durante lo smart working, e valutare così la produttività del dipendente, il modo migliore è quello della verifica con il proprio responsabile degli obiettivi prefissati (46%). Solo il 28% indica metodi più radicali come un report a fine giornata (16%) o addirittura un controllo informale per accertarsi l’effettiva reperibilità del lavoratore (12%). L’impatto per un’azienda di adottare delle politiche che consentano e incentivino lo smart working è giudicato, secondo i dati elaborati da InfoJobs, molto positivo dalla quasi totalità degli intervistati. Il 78% lo ritiene infatti un valore che, per il 19%, potrebbe migliorare la qualità della vita dei dipendenti, la loro motivazione e inciderebbe positivamente sulla produttività e per il 59% porterebbe comunque un cambiamento positivo, anche se soltanto in alcune aree e non in tutti settori o per tutte le posizioni. Poco più del 10% è convinto, invece, che sia una moda passeggera sopravvalutata o addirittura una pratica dannosa che potrebbe incidere negativamente sulla redditività dei lavoratori a causa della troppa libertà (11%).

Lo smart working è sicuramente visto anche come una leva strategica per attrarre nuovi talenti (79%) che lo vedono come un elemento differenziante nel 37% dei casi o comunque come un incentivo su cui far leva insieme anche ad altri elementi quali il grado di responsabilità e le condizioni economiche nel 42%. Proiettando le previsioni verso uno scenario di più ampio respiro, le aziende si dimostrano comunque ottimiste e indicano nel 70% dei casi lo smart working come un’abitudine che, da qui al 2020, diventerà di uso comune. Per il 21%, infatti, verrà adottata dalla maggior parte delle aziende e per ben il 49% sarà la norma per le imprese di servizi/beni immateriali, mentre più difficilmente si potrà estendere al resto del tessuto produttivo. I più negativi lo ritengono, invece, un fenomeno che non potrà diffondersi a causa del pregiudizio legato al possibile calo di produttività (25%) o che addirittura potrà essere solo una moda dimenticata di cui nessuno parlerà più (5%).

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x