MEDIA

La guerra dei contenuti, così il salotto si trasforma in ambiente “multi-platform”

Indagine Nielsen: televisori smart e dispositivi che connettono gli schermi fanno lievitare il consumo di video. “Grande chance per gli editori: così si riconquista il pubblico dei giovanissimi”

Pubblicato il 03 Dic 2018

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La guerra dei contenuti, così il salotto si trasforma in ambiente “multi-platform”

Lo streaming video non avvantaggia solo Netflix & Co, ma anche il mercato delle Tv smart e dei dispositivi che connettono lo schermo. Emerge dal nuovo studio Nielsen che mette a fuoco i nuovi consumi televisivi negli Usa determinati dall’aumento dei servizi di streaming. “Mentre la Tv tradizionale continua ad espandersi con nuovi canali e funzionalità, anche la tecnologia di streaming e i dispositivi connessi stanno lasciando il segno – dice Nielsen -. I consumatori possono scegliere di guardare la programmazione sempre e ovunque, e questa flessibilità sta migliorando l’esperienza di visione”.

Più di due terzi delle abitazioni Usa sono dotate di dispositivi in ​​grado di riprodurre video streaming, riportando di nuovo al centro della scena il “salotto connesso” dove Tv lineare e Tv streaming possono convivere. E’ in questo nuovo “multi-platform environment” che gli americani consumano contenuti per circa 8 miliardi di ore al mese attraverso terminali in grado di connettere gli schermi TV (come Roku, Apple TV, Amazon Fire TV ecc).

Ma la notizia è che i contenuti in streaming vengono consumati il doppio sullo schermo Tv che su computer, tablet o smartphone. E questo, anche dai giovanissimi. Che quindi potrebbero essere “riconquistati” allo schermo televisivo dopo che lo avevano abbandonato a favore di terminali in grado di offrire streaming.

“Una grande opportunità per gli editori TV di aumentare pubblico offrendo contenuti live su dispositivi collegati”, ha spiegato Nielsen secondo cui i dispositivi collegati dunque permetteranno agli editori di intercettare la domanda di target particolarmente ardui da conquistare altrimenti, come i millennial e la “generazione zero”.

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