CYBERSECURITY

Il caro prezzo del cybercrime: danni per 6 trilioni di dollari

Spear phishing e social engineering le tecnologie più adottate, sotto tiro gli asset intangibili delle aziende. Cefriel: “L’approccio innovativo del progetto Hermeneut finanziato dalla Ue può essere la chiave di volta”

Pubblicato il 06 Mar 2019

AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
Il caro prezzo del cybercrime: danni per 6 trilioni di dollari

Cyberattacks all’assalto. Entro il 2021 i danni raggiungeranno quota 6 trilioni di dollari, una cifra che supera i danni dai traffici di droga mondiali. Negli ultimi tre anni, il numero di attacchi ha registrato un incremento di 17 punti percentuali (dal 62% nel 2014 al 79% nel 2017), cifra destinata ad aumentare. I dati vengono illustrati da Cefriel nel corso della  seconda edizione di Hermeneut, progetto di ricerca europeo Horizon 2020 (di cui Cefriel è partner e coordinatore), che propone un approccio innovativo alla sicurezza informatica e integra l’analisi tra costi e benefici alla valutazione delle vulnerabilità e probabilità di attacchi informatici e degli impatti economici sui beni immateriali aziendali. 

Considerando che il 91% di questi attacchi utilizza la tecnica dello spear phishing (obiettivo la sottrazione di dati o l’installazione di malware sul computer preso di mira) e del social engineering (spinge l’utente a lanciare un file infetto o ad aprire un collegamento a un sito web infetto), gli esperti concordano nell’attribuire al fattore umano (un errore, una distrazione, un click su un link di phishing, ecc) il principale fattore abilitante (90%).

Gli attacchi altamente targettizzati (il 60% del totale) sono quelli che agiscono a colpo sicuro in un’azienda, scegliendo accuratamente le “vittime” che di solito sono selezionate per una elevata esposizione sui social (30%)  a causa della loro suscettibilità al phishing. I dipendenti sono la categoria più esposta agli attacchi (23%) e il numero di email ingannevoli è aumentato del 36%.

In questi casi il tempo medio di individuazione dell’infrazione informatica è di 146 giorni a livello globale e di 469 giorni a livello Emea: questo vuol dire che gli hacker rimangono mediamente nascosti e liberi di agire per almeno 15 mesi.

Negli ultimi anni inoltre aumentano gli attacchi informatici che vanno a colpire gli asset intangibili o i beni immateriali come la reputazione del marchio e dell’azienda, la fidelizzazione dei clienti, la proprietà intellettuale ecc, che rappresentano tra il 60% e l’80% del valore aziendale globale.

“Il tasso di incremento degli attacchi, che vengono portati a compimento, mostra il raggiungimento di un elevato grado di automazione e sofisticazione raggiunto dagli stessi e solitamente basato su una combinazione ben architettata di spear phishing e social engineering. Gli attacchi moderni sono in generale decisamente elusivi e difficili da identificare, ma allo stesso tempo in grado di produrre profitto per chi li compie – spiega Enrico Frumento, senior domain expert di Cefriel -. Il progetto Hermeneut  fornisce uno strumento per valutare la probabilità di un attacco informatico ed i suoi costi, partendo dalle informazioni di base fornite dall’utente. Il sistema stima chi potrebbe attaccare l’azienda, con quali tecniche e identifica quali asset sono a rischio e con che conseguenze economiche, per poi aiutare a identificare la soluzione più adatta al singolo caso. Il progetto è rivolto principalmente alle Pmi, per aiutarle a comprendere e gestire i rischi cibernetici, i loro costi e pianificare le misure di contrasto, in modo facile”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x