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Intel, un gigante in crisi: quando la strategia sbagliata costa più della tecnologia



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Ritardi nei processi produttivi, investimenti sbilanciati e scelte poco allineate alla domanda hanno messo in ginocchio il colosso dei chip. Il fallimento europeo è solo l’effetto visibile di una crisi più profonda, che dimostra come, nel mondo dei semiconduttori, la visione strategica vale quanto l’innovazione

Aggiornato il 29 lug 2025

Marco Bentivogli

Esperto politiche innovazione industriale



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I semiconduttori sono il “cervello” di ogni oggetto intelligente – senza chip non circolano auto, non volano droni, non funziona la rete elettrica. La produzione crea ricchezza locale e competenze difficili da delocalizzare, perché richiede personale ultra‑specializzato, capex elevati e supply chain di precisione. Le crisi di fornitura hanno un costo sociale enorme: l’Europa ha perso decine di miliardi di valore aggiunto quando i wafer asiatici si sono fermati. Controllare i nodi produttivi significa avere voce in capitolo su standard e sicurezza, dal 2 nm logico alle tecnologie di packaging avanzato (dove l’Italia sta investendo a Novara con Silicon Box). Chip e transizione verde vanno a braccetto: senza dispositivi di potenza efficienti l’e‑mobility e le rinnovabili rallentano.

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