Fastweb+Vodafone e Tim hanno avviato una cooperazione finalizzata allo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio Access Network (Ran) sharing. L’intesa – propedeutica a un contratto definitivo, previsto entro il secondo trimestre 2026 – ha l’obiettivo di accelerare l’espansione del 5G in Italia.
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Cosa prevede l’accordo: si punta ad aumentare l’efficienza
Il progetto, che è soggetto alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, riguarda la copertura 5G nei comuni con meno di 35mila abitanti. Ciascun operatore sarà responsabile dello sviluppo della rete in dieci regioni realizzando circa 15.500 siti entro la fine del 2028.
In particolare l’accordo prevede che le due società possano – nelle aree interessate – utilizzare in modo condiviso e reciproco i propri asset radio-mobile, evitando così duplicazioni infrastrutturali.
L’intesa implica più nello specifico la messa a fattor comune di alcune componenti attive di rete (antenne, base station, radio unit, backhaul) e un possibile spectrum sharing, ma in quest’ultimo caso senza condivisione di asset o contratti con i fornitori. Lo schema riprende l’accordo del 2019 tra Tim e Vodafone Italia, che si fermò alla condivisione passiva delle torri in Inwit, mentre la condivisione attiva non fu mai implementata.
Le nuove efficienze derivate da questa cooperazione “consentiranno”, sottolineano le due aziende, “di estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni ad aree a bassa densità poco servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità del servizio per famiglie e imprese”.
Secondo Fastweb+Vodafone e Tim, “il modello di collaborazione, già ampiamente adottato in altri paesi dell’Unione Europea – garantisce a entrambe le aziende il mantenimento di una piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica, un ridotto impatto ambientale e, riducendo i costi di implementazione, libera risorse per nuovi investimenti nella tecnologia mobile di nuova generazione”.
I possibili impatti per Inwit, l’analisi di Intermonte
Per la banca di investimento Intermonte, la costituzione di una joint venture tra due operatori consentirebbe agli Mno di deconsolidare i capex e migliorare i ritorni sul capitale investito, senza presentare criticità antitrust rilevanti rispetto a scenari di consolidamento diretto tra operatori. Resta tuttavia da chiarire se l’operazione sarà soggetta a commitment regolatori che prevedano meccanismi di accesso non discriminatorio per altri operatori potenzialmente interessati e obblighi di accesso wholesale alla rete condivisa. “Nella call sui risultati del primo trimestre 2025, il management di Tim aveva già evidenziato che mantenere tre reti 5G in Italia è inefficiente e che le antenne non rappresentano più un reale vantaggio competitivo, aggiungendo che erano in corso valutazioni con altri competitor su possibili soluzioni di Ran sharing per ottimizzare i costi di rete, anche in vista degli investimenti sul 5G standalone”, ricorda Intermonte.
Nella valutazione per il target price, Intermonte non incorporava alcuno scenario di Ran sharing, ma solo il rinnovo agevolato delle frequenze in cambio di impegni vincolanti sugli investimenti futuri nella rete. Le indicazioni comunicate, se confermate, rappresenterebbero per gli analisti di Intermonte un potenziale significativo upside.
La notizia potrebbe avere d’altra parte implicazioni negative per Inwit, solo in parte incorporate nell’attuale livello del titolo: la condivisione degli apparati attivi da parte dei principali anchor tenant riduce la necessità di installazioni separate, limitando la domanda di nuovi spazi sulle torri, pur accelerando la visibilità sugli investimenti in nuovi siti. “Nel breve termine, una joint venture tra due operatori per la condivisione delle infrastrutture attive favorirebbe gli Mno (deconsolidamento dei capex e migliori ritorni sul capitale), ma non genererebbe benefici diretti o immediati per Inwit. Lo scenario più vantaggioso per Inwit”, notano gli analisti di Intermonte, “resterebbe quello del Ran as-a-Service, in cui gli anchor tenant conferiscono gli apparati attivi tramite accordi di sale & leaseback, consentendo a Inwit di operare come neutral host”.
Questo modello offrirebbe maggiore visibilità sui ricavi e un significativo potenziale di crescita dei flussi di cassa nel lungo periodo. “Tuttavia, allo stato attuale riteniamo poco probabile che la joint venture tra Tim e Fastweb sul Ran sharing possa essere in futuro conferita o ceduta a Inwit, limitando di fatto la possibilità per la tower company di estendere il perimetro operativo all’infrastruttura attiva, oltre alla sola infrastruttura passiva”.
La prima operazione di peso dopo la fusione di Fastweb e Vodafone
L’annuncio dell’accordo sul Ran sharing segna l’avvio della prima operazione di peso all’indomani della nascita effettiva di Fastweb+Vodafone. A seguito della fusione per incorporazione deliberata dalle rispettive assemblee degli azionisti, a partire dal 1° gennaio 2026 le due aziende sono infatti diventate un’unica realtà societaria (sotto la denominazione di Fastweb S.p.A.).
Con oltre 20 milioni di linee mobili e 5,8 milioni di linee fisse, il gruppo si afferma come il principale operatore infrastrutturato della Penisola, facendo leva su più di 20mila siti radiomobili che coprono l’87% della popolazione italiana in 5G e su una rete fissa proprietaria di oltre 74mila km, che assicura una copertura capillare, di cui il 54% della rete in fibra Ftth.
Sotto il profilo commerciale continueranno a essere utilizzati i brand Fastweb, Vodafone e Ho, mentre, per l’identità aziendale, continuerà a essere utilizzato il brand corporate Fastweb+Vodafone.
Morelli (Lega): “Ora semplificare la procedure locali”
Per Alessandro Morealli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e capo dipartimento Telecomunicazioni della Lega,”l’accordo di cooperazione sul modello di Radio Access Network sharing tra Fastweb-Vodafone e Tim rappresenta un passo concreto nella direzione di uno sviluppo più efficiente, sostenibile e capillare delle reti 5G nel nostro Paese, soprattutto nei territori a bassa densità abitativa”.
“La cooperazione tra operatori – prosegue Morelli in una nota – è un modello già diffuso in diversi Paesi dell’Unione europea ed era una soluzione già auspicata nel corso dell’indagine conoscitiva sul 5G svolta nella scorsa legislatura dalla Commissione Trasporti della Camera dei deputati, che ho avuto l’onore di presiedere. In quell’occasione emerse con chiarezza come la condivisione delle infrastrutture fosse uno strumento essenziale per accelerare la copertura, ridurre i costi e limitare l’impatto ambientale”.
Morelli sottolinea inoltre come lo sviluppo delle reti debba essere accompagnato da un quadro normativo e amministrativo più efficiente: “Il necessario via libera da parte di Mimit, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Agcom deve andare di pari passo con una forte semplificazione delle procedure a livello locale”. “Proprio per questo – aggiunge il senatore della Lega – nella scorsa legislatura avevo presentato una proposta di legge, conosciuta come MR Antenna, per istituire presso gli enti locali un Responsabile unico del procedimento per le installazioni di telecomunicazione e per i rapporti con le società del settore. Un modello che consentirebbe di ridurre tempi autorizzativi, contenziosi e incertezze, favorendo una pianificazione ordinata e trasparente delle infrastrutture”.
“Se vogliamo colmare il divario digitale e garantire una copertura 5G di qualità anche nei comuni più piccoli – conclude Morelli – dobbiamo affiancare accordi industriali virtuosi a regole chiare, tempi certi e responsabilità definite. È una sfida strategica per la competitività del Paese e la Lega continuerà a lavorare in questa direzione”.











