Negli ultimi anni eventi estremi come frane, alluvioni, incendi e crolli improvvisi legati al cambiamento climatico hanno smesso di essere eccezioni, dal disastro di Crans-Montana alle tragedie che ciclicamente colpiscono anche il nostro Paese, la questione centrale non è solo che cosa è successo, ma quanto il sistema – infrastrutturale, informativo e formativo – fosse in grado di reggere l’emergenza.
In situazioni di crisi l’informazione non manca, bollettini meteo, sistemi di allerta, comunicazioni istituzionali, aggiornamenti in tempo reale su web e social raggiungono rapidamente una quota significativa della popolazione. Le reti di telecomunicazione rappresentano oggi una infrastruttura critica, indispensabile per la diffusione degli avvisi, il coordinamento dei soccorsi e la gestione operativa dell’emergenza.
Tuttavia, la disponibilità dell’informazione non coincide con la capacità di utilizzarla in modo efficace ed essere raggiunti da un messaggio di allerta non equivale a saperlo interpretare correttamente né a tradurlo in comportamenti appropriati perché la tecnologia accelera la trasmissione, ma non sostituisce la competenza.
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Il gap tra informazione e preparazione
Il divario tra informazione e preparazione è un problema strutturale e riguarda il modo in cui le politiche pubbliche affrontano il tema della sicurezza, non solo in termini di investimenti infrastrutturali, ma anche di alfabetizzazione civica e digitale. Il diritto all’informazione, da solo, non garantisce la tutela dei cittadini se non è accompagnato dalla capacità di comprensione e di azione.
Nel dibattito pubblico, le emergenze sono spesso trattate come eventi imprevedibili. In realtà, il livello di resilienza di una comunità dipende da scelte precise: come si progettano i sistemi di comunicazione, come si integrano le reti TLC con i modelli di protezione civile, e quanto si investe nella formazione dei cittadini.
La tenuta delle reti durante un’emergenza non è solo una questione tecnica ma anche una questione di comportamento. Comunicazioni inutili, diffusione incontrollata di contenuti, uso improprio dei canali digitali possono contribuire al sovraccarico delle infrastrutture proprio nei momenti in cui sono più necessarie.
Il nodo della prevenzione culturale
In Italia il sistema di Protezione Civile rappresenta un’eccellenza operativa, ma la prevenzione culturale resta discontinua, manca infatti un percorso strutturato e continuativo di educazione alle emergenze che integri conoscenze di base sui rischi del territorio, competenze civiche e uso consapevole delle tecnologie di comunicazione.
La scuola, in questo quadro, svolge un ruolo strategico e non si tratta di introdurre percorsi di addestramento, ma di fornire competenze concrete e trasversali: riconoscere un messaggio di allerta, distinguere una fonte istituzionale da una non attendibile, sapere quando comunicare e quando evitare di farlo, comprendere il proprio ruolo all’interno di un sistema di risposta collettiva.
Le emergenze sono anche momenti di forte vulnerabilità informativa, la circolazione di notizie non verificate, immagini fuori contesto e indicazioni errate può compromettere l’efficacia degli interventi e aumentare il rischio per le persone coinvolte, in questo senso, l’educazione all’uso responsabile dell’informazione digitale è parte integrante della gestione dell’emergenza.
Preparare i cittadini non significa creare allarmismo, significa ridurre l’incertezza, contenere il panico e migliorare la cooperazione tra istituzioni, operatori delle telecomunicazioni, media e cittadini, significa, in ultima analisi, aumentare la resilienza del sistema nel suo complesso.
Il ruolo delle Tlc
L’educazione alle emergenze non può essere considerata un’attività accessoria è una componente essenziale delle politiche di sicurezza e di cittadinanza digitale. Così come lo Stato investe in infrastrutture TLC, sistemi di allerta e interoperabilità, deve investire nella capacità dei cittadini di comprenderli e utilizzarli correttamente.
In un contesto segnato dal cambiamento climatico e dall’aumento degli eventi estremi, l’assenza di una strategia formativa strutturata non è neutrale ma una scelta che trasferisce il rischio sui singoli individui e riduce l’efficacia degli investimenti tecnologici.
Educare alle emergenze significa riconoscere che la sicurezza è un bene pubblico che si costruisce prima della crisi, significa passare da una logica prevalentemente reattiva a una preventiva e significa rafforzare la qualità della democrazia, rendendo i cittadini parte consapevole di un sistema di protezione che oggi passa anche, e sempre più, dalle reti di telecomunicazione.












