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Switch off delle reti 2G/3G, ecco come tutelare i consumatori



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Nel suo rapporto dedicato alla dismissione delle infrastrutture di vecchia generazione, Omdia sottolinea le buone pratiche dell’Europa, ma mette in guardia rispetto a possibili disservizi durante la transizione ai network più performanti: il vademecum da seguire per autorità e operatori

Pubblicato il 16 gen 2026



5g, 6g, reti mobili

L’Europa è all’avanguardia a livello mondiale nella dismissione delle reti 2G/3G, con una forte attenzione al ritiro dei servizi 3G. Ma permane una serie di preoccupazioni riguardo alla protezione dei consumatori durante la transizione. A sottolinearlo è il nuovo rapporto di Omdia intitolato “2G and 3G Switch-off Regulations and Policies”.

Lo stato dell’arte in Europa

“Con la crescente diffusione del 4G e del 5G, gli operatori di rete mobile stanno disattivando le loro reti 2G, 3G o entrambe per liberare risorse, riassegnare lo spettro, ridurre la complessità e risparmiare sui costi, poiché il costo di gestione simultanea di tutte e quattro le reti è estremamente elevato”, spiega Sarah McBride, principal analyst, Regulation di Omdia.

Lo studio evidenzia tuttavia la necessità di mantenere il 2G per le applicazioni M2M e IoT in diversi mercati europei. Paesi come Germania, Belgio e Paesi Bassi hanno già eliminato gradualmente il 3G, mantenendo una copertura 2G limitata per casi d’uso legacy. Nel Regno Unito, tutti gli operatori di rete mobile si sono impegnati a chiudere le reti 2G e 3G entro il 2033, in linea con gli obiettivi nazionali di liberare spettro per l’espansione del 5G. In ogni caso, tutte le reti 3G del Regno Unito dovrebbero essere disattivate entro l’inizio del 2026.

La situazione nel resto del mondo

Secondo il rapporto, l’attenzione nell’area Asia-Pacifico si è concentrata sulla chiusura delle reti 2G, con il Giappone in prima linea come primo Paese a dismettere completamente il 2G. Il Nord America ha completato la chiusura del 3G, con gli Stati Uniti che hanno finalizzato il processo alla fine del 2022 e il Canada che ha concluso la sua fase di dismissione nel 2025. Nel frattempo, in Africa, il 3G dovrebbe essere eliminato prima del 2G, poiché una parte significativa della popolazione dipende ancora dai servizi 2G di base per le chiamate vocali e gli SMS.

L’iniziativa degli operatori e il ruolo delle autorità

I processi di spegnimento sono stati avviati in gran parte dagli operatori. Tuttavia, in alcuni casi, lo spegnimento è obbligatorio, approvato o supervisionato dal governo o dall’autorità di regolamentazione.

“Ciò può comportare la supervisione del programma di spegnimento per garantire la protezione dei consumatori, l’approvazione delle modifiche all’uso dello spettro o persino l’obbligo per gli operatori di chiedere l’autorizzazione all’autorità di regolamentazione prima di spegnere i servizi”, sottolinea McBride.

Per garantire un uso efficiente dello spettro, le autorità di regolamentazione dovrebbero consentire il rilascio di licenze tecnologicamente neutre su tutto lo spettro esistente, piuttosto che attendere la scadenza delle licenze per introdurre la neutralità tecnologica. In definitiva, uno spegnimento di rete riuscito dovrebbe prevedere la collaborazione tra le autorità di regolamentazione e gli operatori di rete mobile.

La roadmap per garantire i consumatori

“Con l’accelerazione della dismissione delle reti 2G e 3G, la protezione dei consumatori è diventata una delle principali preoccupazioni delle autorità di regolamentazione”, osserva McBride, secondo cui gli utenti vulnerabili, come gli anziani, le popolazioni rurali, gli utenti dell’IoT e coloro che utilizzano dispositivi legacy, sono esposti al rischio maggiore di interruzione del servizio. “Per affrontare questo problema, le autorità di regolamentazione stanno imponendo strategie di comunicazione chiare e trasparenti, che includono tempistiche e dettagli dei servizi alternativi, piani di migrazione strutturati e supporto tecnico per garantire una transizione senza intoppi. L’attuazione proattiva di misure di protezione dei consumatori”, chiosa la ricercatrice, “è essenziale per garantire una chiusura inclusiva e senza interruzioni delle reti legacy”.

In ogni caso, Omdia propone un vademecum da seguire per minimizzare i possibili disagi:

Pubblicare una strategia di migrazione: l’individuazione di una chiara roadmap a livello nazionale e di operatore per la migrazione della rete, è essenziale per allineare le parti interessate, definire le aspettative e orientare le decisioni di investimento, inclusi tempi, obiettivi di copertura e meccanismi di supporto per gli utenti/settori interessati.

Ottimizzare l’allocazione dello spettro: la liberalizzazione dello spettro è fondamentale perché rappresenta una risorsa essenziale per le reti mobili. Riallocare le bande di spettro 2G/3G al 4G/5G attraverso una riforma normativa e il coordinamento tra gli operatori consentirà un utilizzo più flessibile dello spettro, una migliore qualità del servizio e una migliore capacità di rete.

Mantenere le policy proporzionate: si dovrebbe puntare a ridurre al minimo gli oneri di conformità per gli operatori, semplificando le licenze, la rendicontazione e i requisiti tecnici, in modo che possano concentrarsi sull’aggiornamento delle infrastrutture: i quadri normativi dovrebbero supportare l’innovazione senza imporre vincoli inutili, pur continuando a proteggere i clienti.

Valutare la predisposizione della rete 4G/5G: è cruciale naturalmente garantire che le reti 4G siano sufficientemente robuste da gestire l’aumento del traffico e supportare i servizi legacy, valutando la copertura, la compatibilità dei dispositivi e l’adozione da parte degli utenti.

Disattivare le reti 2G e 3G: questo libera spettro e riduce i costi operativi. Gli operatori in genere eliminano gradualmente i servizi, con notifiche ai clienti, aggiornamenti dei dispositivi e opzioni di fallback per ridurre al minimo le interruzioni.

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