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La spinta Ue su supercalcolo e intelligenza artificiale: gigafactory e bandi per scalare



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La revisione del regolamento EuroHpc, adottato dal Consiglio, abilita nuove infrastrutture continentali dedicate ai modelli e introduce un pilastro quantistico. In parallelo la Commissione attiva le call del cluster “Digitale, industria e spazio” di Horizon Europe con 307,3 milioni per accelerare adozione tecnologica e competitività.

Pubblicato il 16 gen 2026

Federica Meta

Direttrice




L’Europa sta provando a tradurre l’urgenza geopolitica dell’intelligenza artificiale in un progetto industriale riconoscibile: potenza di calcolo, regole comuni, fondi e una governance capace di tenere insieme interessi pubblici e capacità di esecuzione privata. In questa cornice si inserisce la modifica del regolamento EuroHPC, adottata dal Consiglio Ue, che amplia gli obiettivi per agevolare la creazione di gigafactory di IA in Europa e aggiunge un pilastro dedicato alle tecnologie quantistiche. È un passaggio che cambia la scala dell’ambizione: l’AI non è più solo un insieme di applicazioni, ma un’infrastruttura strategica, da presidiare come si presidia una rete energetica o una dorsale digitale.

“Oggi abbiamo compiuto un passo avanti rapido e audace verso l’istituzione di gigafactory di IA in Europa – commenta Nicodemos Damianou, viceministro cipriota della Ricerca, dell’innovazione e della politica digitale – L’IA è una delle tecnologie più critiche del nostro tempo: è essenziale definire il nostro futuro digitale e investire nella capacità infrastrutturale necessaria all’IA per rafforzare la resilienza, la competitività e la sovranità dell’Europa. Il passo compiuto dimostra il nostro impegno a garantire che l’Europa assuma un ruolo guida in questo settore trasformativo”.

Che cosa sono le gigafactory di AI, nella versione “europea”

La parola “gigafactory” richiama inevitabilmente l’immaginario dell’industria pesante, ma qui la materia prima è il calcolo. Nel testo regolatorio, la gigafactory è pensata come infrastruttura “all’avanguardia su larga scala” in grado di sostenere l’intero ciclo di vita dell’AI: sviluppo, addestramento, messa a punto e inferenza su vasta scala, con componenti di supercalcolo ottimizzate, storage e rete, servizi cloud sicuri e un contorno di servizi orientati all’intelligenza artificiale. C’è anche un elemento spesso sottovalutato nelle narrazioni: l’energia, perché la sostenibilità dell’approvvigionamento diventa parte integrante dell’equazione.

Il punto, insomma, è superare la logica del “solo hardware” e costruire una fabbrica completa, capace di alimentare ricerca e industria, ma anche di portare l’AI in produzione con continuità, affidabilità e standard comuni.

Governance e accesso: la partita della sovranità passa dai dettagli

Se l’AI è infrastruttura critica, l’accesso non può essere un tema neutro. Il regolamento introduce un modello che prova a bilanciare autonomia industriale e presidio pubblico. Le gigafactory vengono sostenute attraverso partenariati pubblico-privato in cui Unione e Stati partecipanti finanziano e indirizzano, mentre un consorzio – con un coordinatore – costruisce e gestisce. Ma la gestione, per quanto autonoma, si muove dentro un perimetro: alcune decisioni richiedono approvazione preventiva, soprattutto quando entrano in gioco soggetti di Paesi terzi o potenziali rischi per risorse strategiche, autonomia e sicurezza europea.

Questa architettura serve a evitare un paradosso: investire miliardi per dotarsi di una capacità “sovrana” e poi scoprire che i vincoli contrattuali, le dipendenze tecnologiche o le scelte di accesso rendono quella sovranità solo nominale. È un equilibrio complesso, e probabilmente sarà proprio nella prassi – nei contratti, nei criteri di selezione, nei casi concreti – che si misurerà la solidità del modello.

Appalti e filiera: quando il mercato non basta

Nel mondo dei grandi sistemi AI, la catena di fornitura è spesso il collo di bottiglia. Il regolamento rafforza la capacità di EuroHPC di agire anche come leva di mercato, prevedendo contratti quadro per componenti essenziali e ad alta domanda, citando in modo esplicito i processori di IA avanzati. È un passaggio che può contare più di tante dichiarazioni, perché consente di ridurre frammentazione e competizione interna tra Stati e consorzi, provando a trasformare l’acquisto pubblico in una forza negoziale.

In prospettiva, questa scelta potrebbe diventare un terreno di politica industriale “hard”: non solo comprare meglio, ma costruire condizioni per rafforzare una filiera europea, o almeno per renderla meno vulnerabile a shock esterni e a strozzature globali.

Tempi e scala: perché si parla di miliardi

La grandezza del progetto emerge anche nella scala economica evocata: l’investimento per una singola gigafactory è stimato tra tre e cinque miliardi di euro. A questi livelli, l’argomento della Commissione è lineare: non ci si arriva con sforzi nazionali isolati e frammentati. Serve coordinamento, serve massa critica, serve una cabina di regia europea.

Dal punto di vista operativo, la tabella di marcia punta a rendere possibile un invito ufficiale nell’ambito di EuroHPC entro la fine del 2025, dopo una fase di “manifestazione di interesse” già avviata in primavera. La logica è costruire rapidamente un portafoglio di consorzi credibili e proposte cantierabili, perché nel frattempo il resto del mondo corre e la domanda di capacità computazionale cresce più in fretta dell’offerta.

Il pilastro quantistico: affiancare l’AI, senza rincorrerla

Nella modifica regolatoria entra anche un pilastro dedicato alle tecnologie quantistiche: calcolo e simulazione, comunicazione, sensing e metrologia. L’idea è lavorare su un ecosistema che tenga insieme ricerca e industrializzazione, con una forte attenzione a sicurezza e resilienza della catena di approvvigionamento. È una scelta coerente con EuroHPC: se il supercalcolo è l’infrastruttura abilitante per scienza e industria, il quantistico è la frontiera che rischia di restare “laboratorio” se non viene accompagnata da capacità, competenze e strumenti di trasferimento tecnologico.

In altre parole, l’Europa prova a evitare che la storia si ripeta: eccellenza scientifica diffusa, ma difficoltà a trasformarla in piattaforme e imprese capaci di scalare.

I nuovi bandi Horizon Europe: 307,3 milioni per spingere adozione e autonomia

Il cantiere EuroHPC, però, non vive in un vuoto. Quasi in parallelo, la Commissione europea ha lanciato due nuovi bandi del cluster “Digitale, industria e spazio” di Horizon Europe, con 307,3 milioni di euro per rafforzare, attraverso la promozione dell’AI, l’innovazione digitale e la competitività dell’Europa. Il cluster, del resto, nasce proprio per accelerare la leadership europea su tecnologie strategiche: intelligenza artificiale, quantistica, reti digitali del futuro, mondi virtuali e altre tecnologie chiave.

I bandi sono aperti a imprese, pubbliche amministrazioni, università e altri enti di Stati membri e Paesi partner, con una scadenza che resta aperta fino al 15 aprile 2026. La scelta della finestra temporale lunga non è casuale: consente di aggregare consorzi, costruire progettualità credibili e collegare il finanziamento alla capacità effettiva di sviluppare e portare sul mercato soluzioni utili.

Open Internet Stack e tecnologie emergenti: l’idea dei “beni comuni digitali”

Una parte delle risorse, oltre 40 milioni, è dedicata all’Open Internet Stack Initiative, con l’obiettivo di sviluppare applicazioni per utenti finali e tecnologie interne allo stack per sostenere beni comuni digitali sovrani europei. È un segnale interessante perché collega la discussione sulla sovranità non solo a chip e data center, ma anche a componenti software e piattaforme condivise, cioè a ciò che rende realmente “riusabile” e scalabile l’innovazione.

Un altro blocco di risorse, 85,5 milioni, rientra nel secondo bando e sostiene l’autonomia strategica aperta nelle tecnologie digitali ed emergenti e nelle materie prime, con un focus su agenti di intelligenza artificiale di nuova generazione, robotica per applicazioni industriali e di servizio e nuovi materiali con capacità di rilevamento potenziate. In controluce, si vede la stessa logica delle gigafactory: non basta la potenza di calcolo, serve un ecosistema che trasformi quella potenza in prodotti, processi e competitività.

Apply AI: la strategia per trasformare capacità in adozione

Dentro questa cornice si colloca anche Apply AI, la strategia settoriale globale dell’Unione sull’intelligenza artificiale, pensata per avvicinare l’obiettivo – dichiarato più volte da Bruxelles – di un vero continente dell’AI. Il piano mira a migliorare la competitività dei settori strategici e a rafforzare la sovranità tecnologica, promuovendo adozione e innovazione soprattutto tra le piccole e medie imprese.

Apply AI incoraggia una politica che dia priorità all’intelligenza artificiale come soluzione possibile quando le organizzazioni prendono decisioni strategiche o politiche, ma con un richiamo esplicito alla necessità di valutare vantaggi e rischi della tecnologia sottostante. E introduce una linea che si collega direttamente al tema infrastrutturale: un approccio “buy European”, in particolare per il settore pubblico, con attenzione alle soluzioni open source.

In questo quadro, la frase della Commissione sintetizza l’ambizione: “Questi bandi promuovono l’innovazione sostenibile e la leadership europea nelle tecnologie digitali strategiche, in linea con il piano Competitive Compass della Commissione”, e attraverso l’investimento Bruxelles mira “a garantire la leadership nelle tecnologie strategiche attraverso un’innovazione sostenibile e incentrata sull’uomo”.

Dalle gigafactory ai progetti: lo stesso disegno, su piani diversi

Letti insieme, EuroHPC e i bandi Horizon Europe raccontano un disegno che prova a essere coerente. Da una parte, l’infrastruttura: gigafactory di AI e pilastro quantistico, governance, regole di accesso e strumenti di procurement. Dall’altra, l’adozione: progetti e tecnologie che devono correre su quella infrastruttura, spingendo settori industriali e pubblica amministrazione a usare l’AI in modo concreto, misurabile, scalabile.

Il rischio, come sempre, è che i due piani viaggino a velocità diverse: infrastrutture troppo lente rispetto ai cicli del mercato, o progettualità troppo frammentate per sfruttare davvero la capacità disponibile. Ma l’intuizione di fondo è evidente: senza calcolo non c’è AI competitiva, senza adozione il calcolo resta un asset sottoutilizzato. L’Europa sembra voler presidiare entrambi i lati della stessa medaglia, provando a trasformare la sovranità tecnologica da concetto astratto a architettura operativa.

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