LE REGOLE

L’Europa vara il Digital Networks Act: che cosa prevede su spettro, fibra e “fair share”



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La Commissione approva la proposta del Dna, un quadro giuridico semplificato e più armonizzato per le Tlc europee. Tra i pilastri, licenze più lunghe per lo spettro, incentivi alla creazione di servizi di comunicazione satellitare paneuropei, piani di transizione dal rame alla fibra e meccanismi di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e i fornitori di contenuti e cloud

Pubblicato il 21 gen 2026



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Arriva il Digital Networks Act (Dna): la Commissione europea ha adottato la proposta della legge sulle reti digitali che, come si legge nel comunicato di Bruxelles, “modernizzerà il quadro giuridico per la connettività per aumentare l’innovazione e gli investimenti in un’infrastruttura digitale avanzata e resiliente nell’Unione europea”. La nota aggiunge: “Alla luce della trasformazione tecnologica e del contesto geopolitico, un’infrastruttura digitale all’avanguardia è fondamentale per l’economia e la società europee”.

La Commissione ha costruito la proposta sulla base di diversi contributi: il feedback sul Libro bianco “Come padroneggiare le esigenze dell’infrastruttura digitale dell’Europa?” pubblicato nel febbraio 2024, la Call for Evidence nel giugno 2025, che ha chiesto input dagli Stati membri, dalla società civile, dall’industria e dagli accademici sull’iniziativa Dna, e i rapporti di Draghi e Letta, che hanno analizzato lo stato del settore delle comunicazioni elettroniche nell’Ue.

Secondo le previsioni della Commissione europea, il nuovo Dna porterà a un aumento del Pil cumulato di circa 400 miliardi di euro e alla riduzione totale delle emissioni di Co2 di 0,7 milioni di tonnellate. La proposta sarà adesso presentata al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue per l’approvazione.

La Commissione Ue approva il Digital networks act

Il nodo che l’esecutivo dell’Ue intende sciogliere con il Digital networks act è, innanzitutto, la frammentazione del mercato europeo delle Tlc in 27 mercati nazionali, unita alla difficoltà degli operatori europei a scalare e operare oltre i confini del proprio Paese. Questo limita la loro capacità di investire, innovare e competere con le loro controparti globali.

La Commissione evidenzia anche che il rapporto Niinistö sulla preparazione civile e militare ha delineato le sfide che l’Ue deve affrontare per garantire la disponibilità e le capacità delle infrastrutture e dei servizi critici. Il Dna vuole rispondere anche a questa esigenza: “È necessario evitare o ridurre le dipendenze, ad esempio nelle comunicazioni satellitari, e sviluppare capacità di risposta alle crisi”, afferma Bruxelles.

In sintesi, per modernizzare le Tlc e rendere pronte allo scenario economico e geopolitico attuale, “il Dna mira a creare un quadro giuridico semplificato e più armonizzato, che stimoli l’innovazione e gli investimenti in infrastrutture digitali resilienti e avanzate che sono fondamentali per consentire l’adozione di intelligenza artificiale, cloud, spazio e altre tecnologie innovative”.

I pilastri della proposta della Commissione europea

La proposta mira a facilitare la fornitura di servizi da parte delle imprese in tutta l’Ue, con l’obbligo di registrazione in un solo Stato membro attraverso un singolo passaporto Ue; incentivare la creazione di servizi di comunicazione satellitare paneuropei istituendo un quadro di autorizzazione dello spettro a livello dell’Ue, anziché a livello nazionale; aumentare la coerenza normativa nell’autorizzazione nazionale dello spettro, concedendo agli operatori licenze di spettro più lunghe; garantire che tutto lo spettro disponibile sia utilizzato rendendo più diffusa la condivisione dello spettro tra gli operatori; e introdurre un meccanismo di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e altri attori, quali i fornitori di applicazioni di contenuti e di servizi cloud.

Il Digital networks act introduce, inoltre, piani nazionali di transizione obbligatori, per garantire la graduale eliminazione delle reti in rame e la transizione verso reti in fibra ottica tra il 2030 e il 2035.

Gli Stati membri devono presentare i loro piani nazionali nel 2029.

La struttura del Dna: quattro atti giuridici in uno

Il Digital networks act fonde quattro atti giuridici in un unico regolamento direttamente applicabile, sostituendo il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, il regolamento Berec, il programma politico dello spettro radio e le parti principali del regolamento su Internet aperto. Queste le misure chiave:

  • Rafforzare un mercato unico per la connettività: la proposta garantisce la massima armonizzazione giuridica in tutta l’Unione attraverso il regolamento proposto. Per facilitare le operazioni paneuropee e la fornitura di servizi, il Dna introdurrà un’autorizzazione “Passaporto unico”, con notifica in un solo Stato membro, e un’autorizzazione allo spettro satellitare a livello dell’Ue.
  • Raggiungere la semplificazione: il Dna ridurrà l’onere normativo e amministrativo in tutte le disposizioni del Dna, in particolare consentendo una maggiore flessibilità per le relazioni business-to-business, pur mantenendo un alto livello di protezione dei consumatori.
  • Aumentare l’innovazione nel più ampio ecosistema digitale: Il Dna mantiene pienamente i principi della neutralità della rete e introduce un meccanismo per chiarire le regole di Open Internet per i servizi innovativi e un meccanismo di cooperazione ecosistemica volontaria sull’interconnessione Ip, l’efficienza del traffico e altre aree emergenti.
  • Rafforzare la resilienza e la preparazione: il Dna introduce un piano di preparazione a livello dell’Ue per affrontare i crescenti rischi di disastri naturali e interferenze straniere nelle reti e nei segnali radio. Inoltre, il meccanismo comune per la selezione delle comunicazioni satellitari pan-Ue incorporerà criteri incentrati sulla sicurezza e sulla resilienza.

Attrazione degli investimenti: lo spettro radio

Per attirare investimenti, il Dna aumenterà le migliori pratiche per l’assegnazione dello spettro che attraggono investimenti, come l’estensione della durata delle licenze, il rinnovo delle licenze esistenti alla loro scadenza o la condivisione dello spettro per garantire un uso efficiente dello spettro.

Fornirà inoltre garanzie più forti per l’adozione di misure di modellamento del mercato, tra cui un meccanismo ex-ante che garantisca la coerenza delle condizioni di assegnazione e promuoverà condizioni favorevoli agli investimenti, come gli impegni di investimento.

Nel dettaglio, questo è quanto prevede il Digital networks act su durata e rinnovi delle frequenze.

Frequenze: licenze più lunghe e più prevedibili

Il Dna punta a rendere i diritti d’uso dello spettro più stabili nel tempo per sostenere gli investimenti. L’impostazione generale è che la durata “minima” prevista in passato non ha garantito abbastanza certezza: per questo si apre anche alla possibilità di diritti a durata indefinita, accompagnati da revisioni periodiche e da strumenti credibili di revoca quando necessario.

Per lo spettro armonizzato per banda larga, se un’autorità sceglie comunque una durata limitata, il titolare dovrebbe poter contare su una durata molto lunga (almeno 40 anni) salvo eccezioni giustificate.

Sul tema dei rinnovi, l’orientamento è di rendere il rinnovo di regola automatico (su richiesta) e di imporre forte prevedibilità: eventuali decisioni di non rinnovo o di modifica sostanziale delle condizioni dovrebbero essere adottate con anticipo significativo (almeno 5 anni), motivate e precedute da consultazione pubblica.

I meccanismi di pricing dello spettro e le aste

Il Dna interviene anche sui meccanismi di pricing dello spettro per ridurre distorsioni tra Stati membri e migliorare gli incentivi agli investimenti. Le autorità possono applicare pagamenti (una tantum o annuali), ma le fee non legate a gare devono restare proporzionate e orientate a promuovere un uso ottimale delle risorse. Per aumentare la coerenza tra Paesi, è prevista una metodologia comune (attraverso strumenti della Commissione) per le fee annuali, considerando anche fattori come scarsità e capacità della banda e tipo di servizio.

Sulle aste e sui reserve prices, l’idea è di convergere verso criteri comparabili: se emergono deviazioni persistenti e non giustificate, può esserci un intervento dell’Ue per armonizzare l’applicazione.

Inoltre, si introduce la possibilità che alcune fee possano essere rimborsate o compensate in cambio di impegni predeterminati (commitments) rispettati dal titolare: un modo per trasformare parte del costo in leva per copertura, qualità o investimenti.

Le procedure di selezione: prima il “single market”

Infine, il Dna rafforza la trasparenza e la disciplina delle procedure di selezione, chiedendo che regole, criteri e condizioni siano pubblicati e che le tempistiche siano più controllate (con finestre e scadenze definite, estendibili solo in casi motivati).
La novità più rilevante è una procedura Ue “single market” che interviene prima di scelte nazionali potenzialmente impattanti: quando un’autorità intende avviare una selezione (o modificare/rinnovare diritti) su spettro armonizzato per banda larga, deve notificare e motivare la misura verso le istituzioni/organismi UE e gli altri Stati, spiegando come la decisione sostiene:

  • il mercato interno,
  • l’uso efficiente dello spettro,
  • condizioni stabili per gli investimenti.

Questa procedura nasce dall’idea che meccanismi solo volontari (es. peer review) non bastino a prevenire in tempo scelte nazionali sproporzionate o incoerenti.

Digital networks act: la transizione dal rame alla fibra

Altro elemento fondante del Digital networks act è l’accelerazione della transizione dalle reti in rame a un ambiente completamente in fibra.

Il Dna introduce piani di transizione nazionali obbligatori per garantire l’eliminazione graduale sostenibile delle reti di rame e garantire il miglior risultato possibile per i consumatori e tutti gli operatori.

Il quadro normativo ex-ante viene anche aggiornato per sostenere la transizione alla fibra e, allo stesso tempo, affrontare le possibili sfide nel futuro ambiente completamente in fibra, per massimizzare i benefici per gli utenti finali.

La strategia sulla fibra: approccio armonizzato

Il Dna mette la fibra fino a casa (Ftth) al centro della strategia europea sulle infrastrutture digitali, perché è considerata la base più solida e “future-proof” per raggiungere gli obiettivi del 2030 (connettività gigabit diffusa) e per sostenere reti più efficienti, performanti e resilienti. In questa logica, la transizione dal rame non è vista come un semplice upgrade tecnologico, ma come un passaggio strutturale necessario per modernizzare l’ecosistema della connettività e ridurre i costi e le complessità legate al mantenimento di reti legacy.

Per rendere la migrazione più rapida e ordinata, il Dna propone un quadro europeo dedicato alla transizione dal rame alla fibra, con un livello di coordinamento maggiore rispetto al passato. L’obiettivo è evitare approcci nazionali troppo differenti che aumentano l’incertezza per gli operatori e possono rallentare gli investimenti, soprattutto in un contesto di mercato sempre più integrato e con operatori attivi in più Paesi.

L’elemento operativo chiave è l’introduzione di piani nazionali di transizione alla fibra, che ogni Stato membro deve predisporre e notificare alla Commissione. Questi piani servono a rendere prevedibili tempi e modalità dello switch-off e a fissare misure di accompagnamento, includendo le salvaguardie per gli utenti. In parallelo, la Commissione esercita un ruolo di supervisione che mira a garantire coerenza complessiva e ad evitare che la migrazione proceda in modo disomogeneo o con effetti distorsivi tra Paesi.

Le tempistiche dello switch-off

Sul piano temporale, la proposta struttura lo switch-off del rame in due fasi. Fino al 31 dicembre 2035, lo spegnimento può essere imposto quando sono soddisfatte due condizioni: una copertura Ftth almeno del 95% e la disponibilità di servizi retail a prezzo accessibile (“affordable”). Dopo il 2035, lo switch-off diventa la regola anche nelle aree residue, pur prevedendo eccezioni dove la fibra non risulta economicamente sostenibile e non esistono alternative adeguate.

Un punto importante è l’attenzione alle salvaguardie: il Digital networks act insiste su una migrazione trasparente, proporzionata e orientata alla continuità del servizio, per ridurre il rischio che lo switch-off crei disservizi o penalizzi utenti vulnerabili e aree più complesse.

Infine, la transizione alla fibra è collegata anche alla regolazione dell’accesso e alla concorrenza: l’impostazione mira a garantire che il passaggio al “full fibre” avvenga con strumenti coerenti con la concorrenza e, allo stesso tempo, con incentivi che restino compatibili con la sostenibilità degli investimenti.

Che cosa prevede il Digital networks act sul fair share

Nel dibattito europeo degli ultimi anni, “fair share” (o “network contribution”) è stato usato per indicare l’idea di un contributo economico dei grandi fornitori di contenuti e applicazioni (CAPs) verso gli operatori di rete, giustificato dall’aumento del traffico e dagli investimenti richiesti per trasportarlo. Nel Dna, però, questa impostazione non si traduce in un meccanismo regolatorio di pagamento obbligatorio: la proposta si muove in modo diverso, evitando di “tariffare per legge” lo scambio di traffico.

Il Dna riconosce che l’evoluzione tecnica e commerciale sta aumentando l’interazione fra reti pubbliche e reti/infra private (caching, Cdn, maggiore interconnessione) e che parte del traffico consegnato tramite peering o transit può generare, in alcuni casi, esigenze di investimento sproporzionate o non sostenibili per chi riceve il traffico. Invece di introdurre un contributo “per legge” dei CAPs, il testo incanala questi casi verso linee guida e strumenti di cooperazione di ecosistema (più vicini a un approccio , piuttosto che a un prelievo regolatorio).

Salvaguardia per la competizione e l’open internet

La scelta è coerente con un altro messaggio chiave del Dna: in un mercato aperto e competitivo non dovrebbero esserci vincoli che impediscano accordi commerciali di accesso e interconnessione (anche cross-border) e, soprattutto, misure nazionali che colleghino i termini dell’interconnessione “a quanto investe” la parte che chiede interconnessione rischiano di produrre distorsioni e di non essere compatibili con le regole di concorrenza. In altre parole, il Dna sembra voler evitare che il “fair share” riemerga come obbligo imposto dagli Stati attraverso regole che condizionano l’interconnessione al livello di investimento in infrastrutture.

Infine, il Dna registra anche la sensibilità politica e di policy che ha accompagnato il tema: da un lato gli operatori tradizionali chiedono un riequilibrio rispetto ai CAPs; dall’altro comunità internet e organizzazioni consumer temono che interventi su regole di “open internet” possano portare a un internet a due velocità. In questo quadro, la proposta preferisce un approccio prudente: mantenere la logica di mercato (negoziazione in buona fede), promuovere cooperazione tecnica e commerciale e gestire gli squilibri di costo/investimento con strumenti più “soft” e mirati, invece di introdurre un contributo generalizzato tipo fair share.

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