La corsa ai data center sta vivendo una fase di accelerazione globale, spinta da investimenti infrastrutturali senza precedenti e da una crescente concentrazione del calcolo in grandi campus ad alta intensità energetica.
La nuova geografia del digitale sta ridisegnando mappe industriali, filiere di fornitura e priorità infrastrutturali, riportando la dimensione energetica al centro del dibattito.
Indice degli argomenti
Consumi elettrici e data center come industria energivora
Nel 2024 il settore ha superato a livello globale i 400 TWh di consumo elettrico e si avvia verso quota 1.000 TWh entro il 2030. Le Big Tech stanno programmando investimenti nell’ordine delle centinaia di miliardi l’anno, 400 previsti nel 2026 escluse le infrastrutture elettriche, e progettando campus talvolta superiori al gigawatt.
I data center diventano così una nuova forma di industria energivora, stabile, h24 e ad alta intensità di potenza, un carico che nessun sistema elettrico può considerare marginale.
Energia e digitale: una convergenza guidata dalle utility
La trasformazione digitale non procede senza infrastruttura energetica: per sostenere la crescita dei nuovi carichi serve un sistema in grado di garantire continuità, pianificazione di rete e forme ibride di approvvigionamento, integrando elettricità e calore.
In questa fase non sono le tech company ma le utility a diventare protagoniste della convergenza digitale-energia.
Europa, limiti dei grandi hub e nuove destinazioni
L’Europa sta entrando in una fase di riposizionamento geografico, e sebbene i tradizionali hub FLAP-D — Frankfurt, London, Amsterdam, Paris, Dublin — restano centri primari per connettività e mercato, si confrontano con limiti crescenti in termini di disponibilità di suolo, pressioni regolatorie, vincoli urbanistici e congestioni delle reti.
La combinazione di saturazione fisica e vincoli autorizzativi sta rallentando l’espansione, spingendo gli operatori verso nuove aree. Italia e Spagna emergono così come mercati sempre più attrattivi.
Italia: boom delle richieste di connessione
L’interesse verso il nostro Paese in particolare è evidente. Nel Paese si osserva una crescita repentina delle richieste di connessione, passate da 30 a circa 80 GW, con una concentrazione significativa nel Nord-Ovest e un polo milanese che da solo sfiora i 12 GW.
Backlog fantasma e fabbisogno reale
Tuttavia, la dimensione della pipeline è profondamente diversa dalla dimensione del fabbisogno reale. Solo 700 MW sono contrattualizzati e 7,5 GW approvati.
È il fenomeno del backlog fantasma: una domanda potenziale molto più ampia della domanda realizzabile. Governare questa differenza è una delle principali sfide per il sistema elettrico italiano.
Scenari di consumo e impatti sulla pianificazione energetica
Sul fronte dei consumi effettivi, il Paese parte da valori contenuti — circa 570 MW IT installati e 3,5 TWh/anno — ma la curva è destinata a crescere rapidamente.
Al 2035 i data center potrebbero rappresentare fino al 13% della domanda elettrica nazionale, imponendo un ripensamento profondo della pianificazione energetica e infrastrutturale.
Approvvigionamento energetico e tecnologie programmabili
Il tema centrale diventa l’approvvigionamento. Le rinnovabili possono coprire una quota importante, ma non sufficiente, spesso limitata a circa un terzo del fabbisogno.
Il resto richiede una combinazione di tecnologie capaci di fornire potenza continua, tra accumuli, cicli combinati, cattura della CO₂ e, nel medio termine, opzioni nucleari modulari.
Nuovi modelli di generazione e ruolo delle tecnologie complementari
Negli Stati Uniti, diversi hyperscaler stanno adottando configurazioni di generazione dedicata on-site. È un paradigma che si affaccia anche in Europa, dove il sistema elettrico è chiamato a conciliare transizione, sviluppo digitale e competitività industriale.
Le tecnologie programmabili emergono non come alternativa alle rinnovabili, ma come componente complementare indispensabile.
Il Decreto Energia e il riconoscimento dei data center come asset strategici
In questo contesto, il Decreto Energia rappresenta un segnale politico-industriale rilevante, introducendo il Procedimento Unico per data center e infrastrutture correlate.
La misura riconosce formalmente queste strutture come asset strategici per la modernizzazione tecnologica e la competitività del Paese.
Recupero di calore e valore territoriale
Parallelamente, emergono modelli che dimostrano come i data center possano generare valore oltre la dimensione elettrica.
A Milano, il progetto Avalon 3 recupererà circa 15 GWh/anno di calore, mentre a Brescia un data center alimenterà 1.350 abitazioni, evitando 3.500 tonnellate di CO₂ annue.
Edge data center e resilienza dell’infrastruttura digitale
Accanto ai grandi campus cresce la componente degli edge data center. L’Europa punta a 10.000 nodi entro il 2030, con fino a 1.000 siti in Italia. Queste strutture rafforzano la resilienza dei sistemi e risultano complementari agli hyperscale.
Le utility come partner industriali del digitale
Per le utility italiane questa trasformazione non è un fenomeno da osservare, ma un nuovo terreno competitivo. In questo scenario le utility assumono un ruolo strategico, diventando partner nell’abilitare i nuovi cicli industriali del digitale.
Il nuovo baricentro competitivo europeo
La domanda digitale non rallenterà e la sua scalabilità dipenderà dalla capacità del sistema energetico di sostenerla.
Se i data center rappresentano la nuova infrastruttura fisica del digitale, le utility ne costituiscono l’infrastruttura abilitante. È questo il passaggio che definisce il nuovo ciclo digitale europeo.












