La compliance digitale entra nel suo anno più delicato. Il 2026 segna infatti l’avvio operativo di un pacchetto normativo europeo che ridisegna modelli di business, processi tecnologici e responsabilità aziendali. La guida realizzata da Cefriel sintetizza obblighi, destinatari e tempistiche di sei regolamenti che impatteranno in modo diretto telecomunicazioni, industria, finanza, sanità e servizi pubblici.
Il nuovo scenario normativo non si limita a imporre adeguamenti tecnici: introduce un cambio culturale che rende la conformità un prerequisito di competitività. Come afferma Alessandro De Biasio, ceo di Cefriel: “L’Unione Europea sta creando le condizioni per dare vita a una vera economia dei dati e delle interconnessioni digitali. Le imprese italiane ed europee si troveranno ad affrontare un insieme di obblighi complessi, tra loro collegati e caratterizzati da scadenze ravvicinate. Se affrontata in modo corretto, la compliance normativa può diventare concreta occasione di innovazione e di creazione di valore”.
Indice degli argomenti
Un ecosistema normativo che cambia le regole del gioco
Il biennio 2026-2027 concentra l’entrata in vigore di sei normative chiave: Nis 2, Cyber Resilience Act, Dora, AI Act, nuovo Regolamento Macchine e Data Act. L’Unione Europea ha scelto una strategia integrata che affronta in modo simultaneo sicurezza, gestione del rischio, qualità dei dati, responsabilità dei produttori e trasparenza degli algoritmi.
Questa convergenza definisce un quadro che interessa migliaia di imprese italiane, incluse telco, cloud provider, operatori industriali e pubbliche amministrazioni. Il passaggio è netto: si entra nella fase applicativa, con scadenze ravvicinate già operative da gennaio 2026.
Cefriel ha quindi costruito un percorso interpretativo che aiuta le aziende a valutare gli impatti, evitando sovrapposizioni e ridondanze. La guida evidenzia come la compliance digitale si estenda oggi a sicurezza informatica, affidabilità dei prodotti con elementi digitali, governance dei dati generati dai dispositivi e gestione del rischio Ict nei servizi finanziari.
Cybersecurity e responsabilità: Nis 2 impone un salto di qualità
La Direttiva Nis 2 coinvolge oltre 20mila imprese italiane in 18 settori critici, incluse telecomunicazioni e infrastrutture digitali. Il calendario è già attivo: da gennaio 2026 è obbligatoria la notifica degli incidenti all’Acn e al Csirt, mentre ottobre 2026 segna la piena adozione delle misure di sicurezza.
La norma introduce obblighi stringenti di gestione del rischio, controlli sulla supply chain, formazione e supervisione dei sistemi digitali. Punta anche sulla responsabilità diretta degli organi societari, un cambio di prospettiva che rende la governance un pilastro essenziale.
Le sanzioni possono raggiungere 10 milioni di euro o il 2% del fatturato globale. Il rischio reputazionale resta elevato, soprattutto nei settori regolati come telco e servizi pubblici.
Sicurezza by design e ciclo di vita dei prodotti: l’impatto del Cra
Il Cyber Resilience Act introduce standard uniformi per tutti i prodotti con elementi digitali: dispositivi IoT, software, componenti industriali, elettronica di consumo. Per le telco e i fornitori di infrastrutture digitali il Cra rappresenta un punto di svolta, perché impone sicurezza by design, aggiornamenti garantiti e gestione continua delle vulnerabilità.
Da settembre 2026 scatta l’obbligo di notifica entro 24 ore delle vulnerabilità sfruttate, mentre dicembre 2027 coincide con la piena applicazione.
La conseguenza più rilevante riguarda il mercato: prodotti non conformi non potranno essere commercializzati nell’Unione Europea. Un rischio critico per le filiere che integrano hardware e software in dispositivi connessi.
Resilienza operativa nel settore finanziario: cosa cambia con Dora
Il Digital Operational Resilience Act definisce requisiti uniformi per banche, assicurazioni, operatori crypto-asset e fornitori Ict critici. Per il 2026 sono previste due tappe decisive: aggiornamento del registro dei contratti IT entro marzo e secondo ciclo di test entro fine anno.
Dora rafforza i controlli sulla gestione del rischio Ict, introduce nuovi standard di notifica degli incidenti gravi e richiede test avanzati di resilienza. Il coinvolgimento delle terze parti, incluse le realtà telco che operano come fornitori infrastrutturali, diventa strategico.
La mancata conformità può portare alla sospensione delle attività. Un rischio che eleva la compliance digitale a leva fondamentale di continuità operativa.
Ai Act: l’AI sotto il regime del rischio
Il regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale classifica i sistemi AI per livello di rischio e introduce obblighi rigorosi per quelli ad alto rischio, applicabili da agosto 2026. Si tratta di modelli utilizzati in ambiti critici come infrastrutture essenziali, valutazione del personale o servizi finanziari.
Il regolamento impone requisiti su qualità dei dati, trasparenza, supervisione umana e cybersecurity. Prevede inoltre divieti assoluti per pratiche come social scoring e manipolazione comportamentale.
Le sanzioni possono arrivare a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale. Per operatori telco e piattaforme digitali, le implicazioni toccano modelli di AI embedded nelle infrastrutture e sistemi di automazione di rete.
Industria e dati: Regolamento Macchine e Data Act cambiano i modelli operativi
Il nuovo Regolamento Macchine, obbligatorio da gennaio 2027, aggiorna i requisiti essenziali per macchine autonome, robotica collaborativa e sistemi industriali con elementi digitali. Introduce responsabilità estese ai produttori lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.
Il Data Act, invece, ridefinisce l’accesso ai dati generati da prodotti connessi, imponendo dal settembre 2026 la possibilità di accedere facilmente e senza costi ai dati grezzi. È una rivoluzione per modelli basati sulla monetizzazione dei dati, un tema cruciale per telco, utility e industrie data-driven.
Le imprese devono riprogettare contratti, piattaforme e processi di interoperabilità. Il rischio, in caso di mancato adeguamento, riguarda perdita di competitività e possibili sanzioni definite dagli Stati membri.
Le conseguenze della non conformità: un rischio che va oltre le multe
La guida Cefriel sottolinea che la compliance digitale non è solo un insieme di obblighi, ma un fattore di resilienza. Le sanzioni previste dalle normative raggiungono cifre elevate, ma i rischi principali riguardano reputazione, continuità operativa ed esclusione da appalti pubblici.
Nel contesto telco, la mancata conformità espone a conseguenze pesanti: interruzioni dei servizi, perdita di fiducia degli utenti e impossibilità di operare con partner regolati. La trasparenza e la sicurezza diventano quindi elementi centrali per competere in un mercato digitale che avanza verso standard sempre più elevati.












