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Cavi sottomarini, l’Ue vara il toolbox di sicurezza: stanziati 347 milioni



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Un pacchetto di più azioni ridisegna le strategie europee per la protezione delle dorsali digitali subacquee, con nuove misure di mitigazione, priorità di sviluppo e risorse dedicate alla capacità di riparazione. L’obiettivo: rafforzare la resilienza dell’infrastruttura più critica in un contesto geopolitico instabile

Pubblicato il 5 feb 2026



Europa – Commissione Ue – Unione europea – Bruxelles

I cavi sottomarini restano l’ossatura invisibile dell’economia digitale globale. Trasportano quasi tutto il traffico intercontinentale, sostengono servizi pubblici e privati e alimentano industrie data-driven sempre più strategiche. La loro centralità diventa evidente mentre aumentano i rischi di sabotaggio e interferenze, spesso legati a tensioni geopolitiche. Per rispondere a questo scenario la Commissione europea presenta un pacchetto che mira a ridurre la vulnerabilità del sistema, coordinare gli investimenti e costruire una visione comune della sicurezza di lungo periodo.

La strategia si articola in tre pilastri: la Cable Security Toolbox, l’elenco dei Cable Projects of European Interest e una modifica del programma Cef Digital che destina 347 milioni di euro a progetti dedicati, inclusa una nuova call da 20 milioni sulle capacità di riparazione. Non si tratta solo di un aggiornamento regolatorio, ma di un’azione strutturata che considera la rete dei cavi un’infrastruttura critica da proteggere con strumenti condivisi e investimenti mirati.

“Continueremo a lavorare con gli Stati membri e gli altri stakeholder per contrastare le minacce e investire in queste infrastrutture critiche, fondamentali per la nostra sovranità tecnologica e la resilienza delle società connesse”, afferma Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per Tech Sovereignty, Security and Democracy. Un passaggio che riassume la postura assunta dall’Unione sul dossier digitale più fisico che esista.

Una toolbox per la resilienza dei cavi sottomarini

Le nuove misure arrivano dopo la valutazione dei rischi pubblicata nell’ottobre 2025 dal gruppo di esperti dedicato ai cavi. L’analisi ha evidenziato minacce crescenti, vulnerabilità strutturali e punti critici nelle capacità di prevenzione, monitoraggio e risposta. Da questa base nasce la Cable Security Toolbox, che definisce dieci interventi considerati essenziali per aumentare il livello di protezione lungo tutto il ciclo di vita dei cavi.

Le misure strategiche puntano a coordinare meglio gli Stati membri, integrare la sicurezza dei cavi nelle politiche marittime e digitali, armonizzare gli approcci regolatori e sviluppare standard tecnici comuni. Il passaggio verso una visione condivisa era atteso da tempo, anche perché molti progetti toccano acque internazionali o zone di competenza mista tra più Paesi. Una governance disallineata avrebbe aumentato il rischio operativo, soprattutto in caso di incidenti dolosi.

Le misure tecniche completano il quadro e includono sorveglianza avanzata tramite dati marittimi, satelliti e sensori, rafforzamento della protezione fisica, strumenti per la condivisione informativa e capacità di risposta più rapida. La logica è anticipare i rischi e garantire tempi di ripristino più brevi, due elementi che incidono direttamente sul costo di un’interruzione delle dorsali digitali.

Priorità comuni e orizzonte 2040

Il secondo pilastro riguarda l’identificazione dei progetti di particolare interesse europeo, un set di tredici aree considerate prioritarie per garantire la continuità dei servizi digitali europei. La Commissione costruisce qui una road map fino al 2040, articolata in tre fasi quinquennali, che guiderà le future call e influenzerà la definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale.

La scelta di un orizzonte così esteso rispecchia la natura stessa dei cavi sottomarini, infrastrutture con tempi di sviluppo lunghi e investimenti complessi. I Pice serviranno a selezionare gli interventi che creano valore sistemico, come nuove rotte che evitano chokepoint geopolitici, il potenziamento di collegamenti che garantiscono ridondanza tra aree critiche o l’equipaggiamento intelligente dei cavi per raccogliere dati ambientali in tempo reale.

Il coordinamento con le iniziative Global Gateway e con le partnership internazionali permette inoltre di allineare diplomazia, sicurezza e politiche industriali. Con queste scelte l’Unione punta a evitare dipendenze da attori extraeuropei, soprattutto nelle tratte che implicano manutenzione, posizionamento o gestione.

Investimenti mirati per capacità di riparazione e smart monitoring

Nel terzo filone della strategia entrano i fondi del Cef Digital, che la Commissione rimodula aumentando le risorse per i cavi. I 347 milioni appena approvati si aggiungono ai finanziamenti già in corso e coprono più segmenti della catena del valore. L’obiettivo è ridurre i punti di fragilità, a partire proprio dalla manutenzione.

La prima call da 20 milioni finanzierà moduli adattabili per la riparazione dei cavi. Questi sistemi saranno collocati in porti o cantieri navali, così da ridurre drasticamente i tempi di intervento. La fase pilota si concentra sul Baltico, dove negli ultimi anni sono aumentati gli incidenti legati a possibili atti ostili. Il progetto prevede poi un’estensione ai principali bacini europei, incluso il Mediterraneo.

Le risorse future comprenderanno due call da 60 milioni per ulteriori moduli di riparazione e un invito da 20 milioni per lo sviluppo di sistemi smart. Si tratta di sensori e componenti di monitoraggio integrati nella rete di cavi, utili a raccogliere dati sismici e oceanici e a rilevare anomalie che potrebbero segnalare tentativi di manomissione.

In parallelo, due call per finanziare i Pice, tra il 2026 e il 2027, mobiliteranno altri 267 milioni. Le cifre confermano il ruolo dei cavi come asset strategici, più vicini ai temi della sicurezza nazionale che alle sole politiche digitali.

Una strategia che segna un cambio di passo

La Commissione ribadisce che il pacchetto odierno si inserisce nel percorso avviato con la Raccomandazione del febbraio 2024 e con il Piano d’azione del 2025. Il filo conduttore è costruire un approccio comune a un’infrastruttura in cui l’Europa non può permettersi fragilità. La crescente interdipendenza delle economie digitali, l’affermarsi delle tecnologie cloud e l’aumento degli scambi dati offrono un contesto in cui qualsiasi interruzione può avere effetti a catena.

I cavi sottomarini diventano così un terreno di convergenza tra politiche industriali, sicurezza, diplomazia e innovazione tecnologica. L’Unione compie un passo verso un modello integrato che combina visione di lungo periodo, investimenti mirati e un set di misure operative per limitare i rischi. È un cambio di paradigma che riconosce il valore di un’infrastruttura tanto invisibile quanto decisiva.

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