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Paradosso Aerospazio: l’incertezza globale chance di rilancio europeo



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L’instabilità può essere ubna leva per l’Europa, chiamata ad accelerare il passaggio dall’innovazione alla produzione. Telecomunicazioni sicure e tecnologie dual-use i comparti strategici. Emilia-Romagna modello per costruire un ecosistema competitivo e resiliente

Pubblicato il 10 feb 2026

Massimo Bercella

Ceo di Bercella



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Negli ultimi anni, il settore aerospaziale, così come molti altri – dall’automotive all’energia fino all’industria manifatturiera – ha imparato che la prevedibilità è un lusso. La pandemia prima, le tensioni geopolitiche poi e la crescente competizione globale hanno imposto a produttori e fornitori di operare in un contesto di incertezza permanente. Ma è proprio in questo contesto che invece si nasconde oggi la più grande opportunità per l’Europa.

Il confronto con Stati Uniti e Cina: scala e cultura industriale

Il confronto con gli Stati Uniti, e sempre più anche con la Cina, resta emblematico. L’Europa è ricca di competenze e di talenti, ma per restare competitiva deve imparare a portare più rapidamente l’innovazione in produzione. Oggi, negli Stati Uniti, singoli operatori privati hanno già in orbita oltre 7.000 satelliti e hanno ricevuto l’autorizzazione per arrivare a circa 15.000 unità, mentre la più grande costellazione europea, Galileo, ne conta appena una trentina. Nel frattempo, la Cina ha avviato le procedure internazionali per due mega-costellazioni che, nel loro insieme, potrebbero superare i 200.000 satelliti. Uno scarto che non è solo numerico, ma profondamente culturale. Il settore spaziale europeo è stato a lungo un settore “elefantiaco”, costruito su programmi decennali e dominato da grandi Large System Integrators. Un modello che ha garantito affidabilità e qualità, ma che oggi penalizza flessibilità e velocità, diventate i veri driver della competizione globale nello spazio.

Brema 2025: il punto di svolta per una politica industriale dello spazio

Le decisioni assunte nel corso dell’ultimo Consiglio Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea, tenutosi a Brema nel novembre 2025, segnano un punto di svolta. Con un impegno finanziario senza precedenti per il triennio 2026-2028, l’Europa ha lanciato un messaggio chiaro: lo spazio non è più solo un ambito scientifico o simbolico, ma una leva strategica per competitività, sicurezza e autonomia industriale.

Programmi rifinanziati e telecomunicazioni sicure

Il Consiglio ha confermato e rifinanziato i programmi chiave per l’accesso autonomo allo spazio, l’osservazione della Terra e le telecomunicazioni sicure, rafforzando al tempo stesso il ruolo dell’ESA come anchor customer del sistema industriale europeo. In un contesto in cui il mercato privato europeo fatica ancora a generare volumi paragonabili a quelli statunitensi, questa scelta rappresenta un cambio di paradigma: è l’Europa che decide di creare il proprio mercato, assumendosi il rischio iniziale per attrarre capitali, competenze e capacità produttiva.

Creare domanda: il ruolo dell’Europa come “primo cliente”

Oggi, pare che fortunatamente le regole stiano scambiando. L’aumento della domanda, le difficoltà di approvvigionamento di materiali critici e la spinta all’autonomia tecnologica europea rendono necessario un nuovo paradigma industriale. A differenza degli Stati Uniti, dove il mercato privato dei capitali ha sostenuto la crescita di un’industria pronta a produrre in grandi volumi, in Europa la domanda fatica ancora a nascere spontaneamente. È per questo che l’Europa deve creare essa stessa il mercato, diventando il primo cliente dei propri campioni industriali: solo così potrà dimostrare ai capitali privati che investire nelle imprese europee è non solo possibile, ma conveniente.

Materiali compositi: numeri, crescita e impatto sulla supply chain

Tra i settori più dinamici, quello dei materiali compositi rappresenta un caso emblematico. Secondo le più recenti stime di mercato, il comparto europeo dei compositi aerospaziali, che include fibre di carbonio, strutture leggere e materiali ibridi, raggiungerà un valore di circa 6 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita attesa fino a 8,98 miliardi nel 2030 e un tasso medio annuo dell’8,4%. Una progressione che conferma come l’innovazione sui materiali sia diventata il vero motore della competitività nel nuovo aerospace, spingendo anche gli OEM a ripensare progettazione e supply chain in chiave più collaborativa.

Dual-use, sicurezza e apertura alle PMI

Di conseguenza serve una politica spaziale che affianchi alle missioni di osservazione e ricerca lo sviluppo di tecnologie dual-use e di telecomunicazione, in grado di garantire sicurezza e competitività. E serve soprattutto aprire le porte alle PMI, che rappresentano il cuore tecnologico e manifatturiero del continente.
Le PMI europee, e italiane in particolare, hanno dimostrato di saper prosperare nell’incertezza grazie a flessibilità, competenza diffusa e rapidità decisionale. In un contesto che premia la velocità più della dimensione, queste qualità diventano un vantaggio competitivo.

Da fornitori a partner: il caso Bercella

Per aziende come Bercella, attive da trent’anni anni nella progettazione e produzione di componenti in composito, questa fase rappresenta una chiamata all’azione. Non più fornitori di parti, ma partner industriali agili, capaci di validare processi, sperimentare materiali e contribuire a ridisegnare la catena del valore spaziale.

Nuove regole e strumenti: fast-track, contratti snelli, collaborazione pubblico-privato

Per navigare nell’incertezza serve costruire nuove regole industriali e politiche, in grado di trasformare il rischio in vantaggio competitivo. E per farlo servono strumenti nuovi: progetti fast-track per le imprese che vogliono sviluppare o qualificare tecnologie strategiche che prevedano il fallimento come risultato; modelli contrattuali più snelli; meccanismi di collaborazione pubblico-privato più aperti e inclusivi. La cultura europea, fatta di distretti, manifattura avanzata e relazioni di fiducia tra imprese, è il terreno ideale per costruire questi ecosistemi.

Emilia-Romagna: un modello territoriale per la space economy

In questo senso, l’Emilia-Romagna sta tracciando una direzione chiara: oggi conta circa 150 aziende attive nell’aerospazio e oltre 4.500 addetti, con investimenti regionali per 2,6 milioni di euro destinati a progetti su mini-satelliti, materiali innovativi e space economy. Questo approccio conferma che un territorio con una solida tradizione industriale e un ecosistema di ricerca diffuso può diventare un modello per l’Europa: un laboratorio di collaborazione tra imprese, centri tecnologici e istituzioni, in grado di accelerare la crescita di competenze e tecnologie strategiche.

La “vera costellazione” europea oltre i satelliti

L’incertezza, allora, non è più un rischio da contenere: è un ambiente da abitare. E chi saprà farlo, unendo la visione dei grandi player alla flessibilità delle PMI, costruirà la vera costellazione europea: non solo di satelliti, ma di imprese, competenze e tecnologie capaci di rendere l’Europa autonoma, resiliente e protagonista nel nuovo spazio globale.

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