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Tim, Labriola: “Piano industriale dopo la conversione delle risparmio”



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In occasione del convegno “Beyond Climate” l’AD delinea la roadmap e rilancia: “Nella strategia sinergie più strutturate con Poste Italiane”

Pubblicato il 11 feb 2026



labriola tim

Il cantiere strategico di Tim entra in una fase decisiva. A margine del convegno romano “Beyond Climate – Tecnologie trasformative per la sicurezza ambientale nell’era dei cambiamenti climatici”, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha chiarito la timeline: il piano industriale “sarà presentato dopo la conversione delle risparmio”. Una puntualizzazione che fotografa bene la transizione in corso, con l’attenzione concentrata su passaggi societari che determinano le condizioni operative e finanziarie su cui poggerà la prossima traiettoria.

In questo scenario, la scelta di comunicare tempi e perimetro significa tenere insieme le attese del mercato e la necessità di non anticipare elementi che dipendono da un riassetto ancora in consolidamento.

Sinergie con Poste Italiane: un disegno più strutturato nella strategia

Il punto che catalizza più curiosità resta il rapporto con Poste Italiane, azionista di riferimento e potenziale partner industriale su più fronti. Labriola lo ha detto in modo esplicito: all’interno della nuova strategia ci sarà “un piano più strutturato delle sinergie con Poste Italiane”. Parole che segnalano l’intenzione di passare da un’idea di collaborazione a un impianto con obiettivi, strumenti e metriche, in grado di impattare su ricavi, distribuzione, servizi e, soprattutto, sulla capacità di esecuzione.

In questo scenario emerge la questione della possibile integrazione di Poste Mobile nel perimetro Tim. E l’Ad ha scelto un profilo prudente, rimandando alle scelte che verranno formalizzate nel piano: “Stiamo lavorando sul nuovo piano”.

In controluce, il messaggio è che la collaborazione con Poste può diventare una leva per rendere più sostenibile — in senso industriale, soprattutto — la crescita di Tim, intervenendo su canali commerciali, customer base e posizionamento di servizi ad alto valore. È un terreno in cui la coerenza di disegno conterà quanto i numeri, perché il mercato non premierà l’ennesima ipotesi, ma un progetto eseguibile.

Piazza Affari premia Tim: l’effetto Brasile accende gli acquisti

Mentre in Italia si costruisce il perimetro del nuovo corso, in Borsa è il Brasile a dettare il ritmo. A Piazza Affari si è vista una vera reazione di mercato, con una “Pioggia di acquisti su Tim” all’indomani della diffusione di «solidi» risultati di Tim Brasil nel 2025 e nel quarto trimestre. In giornata il titolo si è imposto in cima al listino milanese con un rialzo dell’1,46% a 0,6242 euro, dopo aver toccato 0,6294 euro, mentre il Ftse Mib viaggiava sotto la parità.

Il dettaglio dei numeri spiega perché l’attenzione si sia concentrata sulla controllata: ricavi da servizi pari a 4,18 miliardi di euro al cambio attuale (25,9 miliardi di reais), in crescita del 5,2% anno su anno. In progresso i margini, al 51% dei ricavi, con Ebitda normalizzato in aumento del 7,5% a 2,19 miliardi di euro (13,6 miliardi di reais). Ancora più evidente il segnale sull’utile: l’utile netto normalizzato dell’esercizio sfiora i 700 milioni di euro (4,3 miliardi di reais), con un incremento del 37,4% su base annua.

La lettura delle case d’investimento mette a fuoco la qualità della crescita. Intermonte evidenzia che nel quarto trimestre i ricavi da servizi sono saliti del 5,2% con il mobile al +4,8%, sostenuto dal buon andamento del postpagato (+9,5%) che ha compensato la debolezza del prepagato (-9,5%). E sul fisso, dopo una fase più opaca, i ricavi da servizi sono tornati a crescere (+9,4%) grazie alla continua espansione della customer base. È un mix che, per gli investitori, conta quasi quanto il dato secco: perché riduce la percezione di volatilità e rende più credibile la traiettoria di medio periodo.

Cassa e remunerazione: il messaggio al mercato passa anche dagli azionisti

C’è poi il capitolo che, in questa fase, diventa un vero termometro di solidità: la generazione di cassa e la capacità di remunerare gli azionisti. Tim Brasil ha annunciato che, grazie alla forte generazione di cassa, è stata deliberata una remunerazione pari a oltre 750 milioni di euro (4,7 miliardi di reais) tra dividendi, interessi sul capitale e buyback. In un settore dove gli investimenti in rete restano intensivi, la combinazione tra crescita, margini e ritorno agli azionisti invia un segnale chiaro: la macchina industriale è in grado di sostenersi e, insieme, di restituire valore.

Anche le valutazioni relative aiutano a spiegare l’interesse: ai prezzi correnti, ricorda Intermonte, Tim Brasil tratta 5,1 volte il rapporto tra Enterprise Value ed Ebitda per l’esercizio 2026, a leggero sconto rispetto al settore europeo (6,1 volte, con Tim Gruppo a 5,9 volte). Gli esperti di Banca Akros notano inoltre che i risultati del quarto trimestre 2025 sono stati sostanzialmente in linea con le previsioni sui ricavi e leggermente migliori sull’Ebitda normalizzato.

Il calendario, infine, scandisce i prossimi passaggi informativi: il management terrà una conference call oggi alle 14:00 (ora italiana), mentre le guidance sul 2026 saranno fornite il 24 febbraio. È lì che il mercato cercherà coerenza tra numeri, aspettative e capacità di continuare a generare cassa in modo strutturale.

La lettera ai dipendenti: Poste come stabilità e investimento di lungo periodo

Della relazione con Poste Italiane, Labriola aveva parlato anche nella lettera ai dipendenti di Tim, lo scorso dicembre nella quale l’AD avev legato l’ingresso e il rafforzamento di Poste nel capitale del gruppo a un tema centrale: la stabilità dell’azionariato come condizione per investire e, dunque, come elemento che contribuisce a rafforzare la stabilità di Tim e la sua capacità di investimento in infrastrutture tecnologiche fondamentali per il Paese.

Niente transizione ambientale senza digitale

L’annuncio della roadmpa del piano industriale è stato fatto in occasione del convegno “Beyond Climate, tecnologie trasformative per la sicurezza ambientale nell’era dei cambiamenti climatici”. Occasione che ha permesso all’AD di Tim di evidenzite il ruolo chiave delle telco nella green transition. “Senza digitale la transizione ambientale non si governa: si racconta – ha sottolineato Labriola – Misurare, prevedere, decidere dipendono da dati e infrastrutture. 5G, cloud e AI non sono tecnologia astratta ma sensori concreti sul territorio e modelli predittivi. È qui la differenza tra la sostenibilità dichiarata e quella vera”. Secondo Labriola, “non si tratta di una sfida riservata soltanto alle grandi imprese tech: per contrastare l’era dei cambiamenti climatici oggi più che mai tutte le aziende devono adottare processi digitali per l’efficientamento energetico, la tracciabilità, la riduzione degli sprechi, la sicurezza delle infrastrutture. Serve quindi un sano realismo industriale, ovvero: energia competitiva, sovranità e sicurezza del dato. In altre parole una collaborazione stabile tra pubblico e privato, regole chiare, investimenti continui”.


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