Le smart city fanno il salto nella maturità e dicono addio alla stagione “da vetrina”. Con città sempre più dense e infrastrutture chiamate a reggere pressioni multiple — traffico, consumi energetici, degrado ambientale e nuove esigenze di sicurezza — le amministrazioni chiedono che la digitalizzazione produca risultati verificabili. Il punto non è più “provare” una soluzione, ma dimostrare che funziona, che riduce costi operativi e che migliora la qualità del servizio.
La fotografia è scattata dall’ultima edizione di “Smart Cities: Connected Public Spaces” , il report di Berg Insight che inquadra l’evoluzione di cinque ambiti applicativi chiave per gli spazi pubblici connessi e l’imnpatto sulla filiera delle Tlc: illuminazione intelligente, parcheggi, raccolta rifiuti, monitoraggio della qualità dell’aria e sorveglianza urbana.
In questo quadro, pesa anche la maturazione delle piattaforme e delle reti IoT: ciò che fino a pochi anni fa richiedeva interventi complessi e sperimentali oggi può essere governato con modelli di gestione remota, manutenzione predittiva e integrazione dati. Non a caso, nel report, emerge un concetto-chiave che vale come sintesi della fase attuale: la domanda di infrastrutture gestite da remoto continua ad aumentare perché abilita città più resilienti e sostenibili. E qui il passaggio cruciale è l’uscita dalla logica “technology-led experimentation” a favore di un’adozione accelerata di soluzioni che consegnano risultati concreti.
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Illuminazione pubblica: la “spina dorsale” che accelera di più
Tra le cinque applicazioni considerate, l’illuminazione stradale smart continua a essere la base su cui molte città costruiscono la trasformazione digitale degli spazi pubblici. Non è solo una questione di lampioni “connessi”: un’infrastruttura di punti luce controllabili singolarmente può diventare una rete distribuita per la gestione energetica e, in prospettiva, un supporto per sensori e servizi.
La la base installata globale (Cina esclusa) di lampioni intelligenti a controllo individuale è arrivata a 27,9 milioni di unità, con una crescita attesa che porta il totale a 74,5 milioni nel 2029 (CAGR 21,8%).
Il dato interessante, per il mercato, è il posizionamento geografico con l’Europa indicata come principale area di adozione grazie all’oltre il 42% della base installata, davanti al Nord America; la categoria “Rest of World” è descritta come la più rapida nella crescita. In parallelo, la leadership industriale fotografa un ecosistema già competitivo: Signify guida con 5,8 milioni di controlli luce installati, seguita — nel gruppo di testa — da Itron, Schréder e Flashnet (Lucy Group).
Qui il “ritorno” non è soltanto in bolletta: illuminazione adattiva, telegestione e manutenzione più efficiente sono pezzi di un ragionamento che parla di capex e opex insieme. E proprio perché il settore esce dall’epoca dei progetti pilota, la capacità di scalare — quartiere dopo quartiere — diventa il vero spartiacque. È anche il motivo per cui l’illuminazione continua a essere letta come un “fondamento” delle smart city, un asset capillare, già presente ovunque: trasformarlo in una rete gestibile da remoto significa digitalizzare un’infrastruttura critica senza doverla inventare da zero.
Parcheggi connessi: visibilità in tempo reale e nuove pressioni competitive
Il tema del parcheggio intelligente è un classico esempio di come la smart city sia considerata utile o meno dai cittadini: meno minuti spesi a cercare un posto significa meno congestione, meno emissioni e meno stress urbano. Il cuore dell’applicazione è il monitoraggio dell’occupazione tramite sensori, in particolare quelli “a terra” (in-ground e surface-mount), che offrono una lettura puntuale della disponibilità.
Risultano installati circa 1,5 milioni di sensori di parcheggio “ground” (Cina esclusa), con una proiezione a 3,4 milioni nel 2029.
Anche qui l’Europa emerge con un peso rilevante: circa il 49% dei dispositivi installati, mentre Nord America e Rest of World seguono con volumi significativi. Sul fronte dei vendor, la leadership a fine 2024 è attribuita a Frogparking, CivicSmart e Urbiotica.
In questo scenario Berg Insight evidenzia un rafforzamento della concorrenza con approcci basati su video e analisi visiva, che possono cambiare l’equilibrio tra sensoristica dedicata e infrastrutture di sorveglianza “multiuso”. Per le telecomunicazioni si tratta di una sfida cruciale dato che sensori e videocamere non hanno le stesse esigenze di rete, latenza, uplink e gestione del dato. La scelta architetturale impatta direttamente sulla connettività, sul cloud/edge e sulla governance dei flussi.
Rifiuti: i sensori di riempimento spingono l’ottimizzazione dei servizi
Se c’è un ambito dove la logica “efficienza operativa” è immediata, è quello della gestione dei rifiuti. I sensori di riempimento permettono di rimodulare giri di raccolta e risorse, riducendo passaggi inutili e migliorando l’igiene urbana. Berg Insight descrive i sensori come dispositivi integrabili direttamente nei contenitori (smart bin) oppure applicabili in retrofit su punti di raccolta esistenti.
La base installata globale (Cina esclusa) raggiunge circa 1,6 milioni di unità e la crescita prevista porta a 4,3 milioni nel 2029, con un CAGR 22,3%. L’Europa è ancora una volta indicata come area guida, con circa il 45% della base installata. Quanto ai fornitori con maggiore base installata, la “top five” include RoadRunner, Waste Harmonics, BigBelly, SmartEnds e REEN.
Il punto cruciale, in chiave smart city “orientata ai risultati”, è che la tecnologia qui si gioca sulla capacità di cambiare processi. Non basta misurare un livello di “riempimento” di un hub per i rifiuti, bisogna collegarlo a pianificazione, logistica, contratti di servizio e KPI. È la dimostrazione che la smart city non vive nei gadget, ma nelle catene operative che riesce a migliorare.
Qualità dell’aria: la crescita dei sensori “non regolatori” e il valore della capillarità
Tra i segnali più interessanti della fase attuale c’è l’attenzione verso il monitoraggio urbano della qualità dell’aria “non regolatorio”. Berg Insight sottolinea come stiano proliferando dispositivi più piccoli e a minor costo, progettati per affiancare le stazioni tradizionali (regolatorie), storicamente poche e molto costose. E capillarità diventa la fondamentale: più punti di misura possono offrire una lettura più granulare, utile per politiche locali, pianificazione e comunicazione ai cittadini.
In questo scenario la base installata di questi piccolui device non regolatori è arraivata arriva a 206.000 unità con una stima pari a 633.000 nel 2029, segno che la diffusione non è più marginale ma sta diventando un’infrastruttura urbana complementare stabile.
Qui il punto delicato, per le amministrazioni, è far convivere dati “non regolatori” con esigenze di affidabilità, qualità e interpretazione. Non si tratta di sostituire la misura ufficiale, ma di costruire una rete informativa più ricca, che abiliti interventi mirati e consenta un dialogo trasparente sullo stato dell’aria nei diversi quartieri.
Sorveglianza urbana: il mercato più grande e il gap geografico
Se guardiamo alle dimensioni economiche, la sorveglianza urbana smart è il segmento che pesa di più nel perimetro analizzato. Nel report viene definito il “largest” tra le cinque aree, e i numeri lo confermano: nel 2024 il mercato delle apparecchiature di smart city surveillance vale 13,6 miliardi di euro, con una crescita prevista a CAGR 15,6% fino a 28,0 miliardi di euro nel 2029.
Il dato però va letto insieme alla geografia. Asia-Pacifico e in particolare la Cina sono indicate come l’area che “accounts for the majority”. È una frattura importante, perché mentre in Europa l’adozione smart city viene descritta nel testo fornito come la più avanzata (fuori dalla Cina), qui il baricentro del valore è altrove. E non è solo una questione di volumi: incide il mix di applicazioni, l’ampiezza dei programmi pubblici e l’integrazione con tecnologie di analisi.
Nel report viene chiarito che il mercato è dominato dall’infrastruttura di video-sorveglianza fissa, ma crescono anche “complementi” come body-worn cameras e sensori di rilevamento degli spari. Sul fronte dei player, vengono citati i grandi vendor cinesi Hikvision e Dahua Technology e, tra gli attori occidentali, Axis Communications; mentre per gunshot detection e body-worn cameras emergono SoundThinking e Axon.
Qui si innesta un tema tipicamente “telco”: la sorveglianza è un’applicazione ad alta intensità di rete e di dato. Crescono quindi le esigenze di uplink, storage, analytics e — sempre più spesso — integrazione cloud/edge.
Europa in testa e mercati “a trazione” nel Golfo e in Asia-Pacifico
La fotografia complessiva segnala – fuori dalla Cina – un’Europa principale adottante di tecnologie smart city, con il Nord America come secondo mercato; mentre Medio Oriente e Asia-Pacifico risultano le aree a crescita più rapida, sostenute da iniziative top-down e urbanizzazione.
Il punto, per chi segue il settore telecomunicazioni, è che la smart city smette di essere un insieme di progetti isolati e diventa un mercato “industriale”, dove contano capacità di delivery, interoperabilità, gestione remota e governance del dato. In altre parole, lo spazio pubblico connesso entra nella fase dell’infrastruttura: meno storytelling, più responsabilità di esercizio.
La leva della gestione remota: sostenibilità e resilienza come requisiti operativi
“Nel complesso, la domanda di infrastrutture gestite da remoto continua ad aumentare giorno dopo giorno, aprendo la strada a un futuro più sostenibile e resiliente per i servizi urbani”, sottolinea William Ankréus, analista di Berg Insight.
La gestione remota è infatti la matrice comune delle cinque applicazioni: telegestire la luce, conoscere l’occupazione dei parcheggi, ottimizzare i giri di raccolta, distribuire sensori ambientali e far viaggiare flussi video in modo sicuro sono tutte declinazioni dello stesso bisogno. “Città e amministrazioni comunali stanno ora dando priorità al ROI, ai risparmi operativi e alla qualità dei servizi rispetto alla sperimentazione guidata dalla tecnologia, accelerando l’adozione di soluzioni digitali in grado di offrire risultati tangibili”, evidenzia Ankréus.
Per gli operatori telco e per l’industria dell’IoT, la conseguenza è evidente: vincono le soluzioni che si integrano in processi, contratti e KPI, non quelle che brillano solo in demo. E questo spiega perché, secondo Berg Insight, “le condizioni di mercato” diventano sempre più favorevoli a implementazioni su larga scala, in tutti i segmenti.
Perché l’evoluzione conta per la filiera telco
La smart city, oggi, è un tema di rete, piattaforme e servizi gestiti: dall’LPWA alle reti cellulari, dal cloud al data management, fino alle logiche di cybersecurity e privacy. Ed è anche un tema di mercato, perché i numeri raccontano una crescita che non riguarda un unico verticale, ma un insieme di infrastrutture urbane in accelerazione.












