Le telecomunicazioni sono una componente industriale strategica che sostiene direttamente la competitività europea e non possono più essere considerate semplicemente come una utility. È questo il punto di partenza del report State of Digital Communications 2026 di Connect Europe. Il report lega esplicitamente investimenti, consolidamento e riforma delle regole europee, presentando il 2026 come un anno decisivo per il futuro industriale e tecnologico del continente.
Dallo studio emerge che l’ecosistema delle comunicazioni digitali in Europa – definito come somma di servizi tlc, apparati e dispositivi, contenuti e applicazioni – ha raggiunto nel 2024 un valore complessivo di 1.090 miliardi di euro, equivalente a circa il 5% del Pil. Dentro questo valore complessivo, i soli servizi di telecomunicazione generano 407 miliardi di euro, pari al 37,4% del mercato digitale.
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Il paradosso europeo: reti essenziali, investimenti in calo
Nel 2024 il capex totale delle telecomunicazioni europee si è attestato a 64,6 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto ai 65,8 miliardi del 2023. Un calo che si registra per il secondo anno consecutivo, a causa di quelle che Connect Europe identifica come debolezze ormai strutturali e non riconducibili a una semplice fase ciclica.
Gropelli: “Senza riforme non possiamo farcela”
“Le aziende di telecomunicazioni stanno facendo grandi sforzi per ampliare lo stack tecnologico europeo e costruire reti digitali solide – sottolinea Alessandro Gropelli, direttore generale di Connect Europe – Ma siamo un settore regolamentato e non saremo in grado di raggiungere i risultati senza una riforma profonda e un nuovo approccio alla politica sulle fusioni”.
5G: copertura ampia, ma adozione e Standalone restano indietro
A fine 2025 la copertura 5G in Europa raggiunge il 94,9% della popolazione. Tuttavia l’adozione resta più lenta rispetto ai principali competitor: nel 2025 il 5G rappresenta il 43% delle connessioni mobili in Europa, contro il 73,4% negli Stati Uniti e il 70,4% in Cina. Ancora più evidente il divario sul 5G Standalone, con il 63% di copertura in Europa, rispetto al 93% della Cina e all’81% degli USA.
Fibra e reti gigabit: progressi solidi, ma target 2030 a rischio
Sul fisso, stando al report, la copertura FTTH ha raggiunto il 77,2% delle famiglie europee nel 2025, in crescita dal 70,9% del 2024. Al ritmo attuale, entro il 2030 nel Vecchio Continente resterebbero 21,6 milioni di indirizzi senza FTTH, pari a 41,8 milioni di persone.
Per colmare il divario, secondo l’analisi di Connect Europe, sarebbero necessari almeno 88 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi.
Arpu fermo a dieci anni fa e sostenibilità economica sotto pressione
Nel 2024 l’Arpu mobile europeo (corretto per Pil) è pari a 14,9 euro, inferiore ai 15,3 euro del 2015.
“I prezzi bassi possono essere percepiti come positivi per consumatori e imprese nel breve termine – sottolinea Rupert Wood, Research Director di Analysys Mason – ma non favoriscono gli investimenti di lungo periodo in nuovi servizi innovativi, nell’evoluzione delle reti o nell’estensione della copertura”.
Frammentazione: il nodo irrisolto dell’Europa
Nel 2025, inoltre, in Europa si contano 44 operatori mobili con oltre 500mila clienti, contro 8 negli USA e 3 in Corea del Sud. Sul fisso si registrano oltre 70 operatori fibra di grandi dimensioni. La frammentazione – questa la tesi di Connect Europe – resta un fattore strutturale che limita scala, investimenti e competitività.
Innovazione: cloud, AI, Open RAN e cybersecurity
Gli operatori stanno ampliando il proprio raggio d’azione verso cloud, edge e AI. A fine 2025, secondo quanto messo nero su bianco dall’associazione, controllano circa il 19% dei data center europei e hanno dispiegato 750 nodi edge.
Nel 2025 si contano 57 trial e deployment Open RAN, mentre quasi il 40% degli annunci globali sulle network API proviene dall’Europa. Quanto alla cybersecurity, ha raggiunto 5,3 miliardi di euro di ricavi.












