Il mondo dell’aerospace in Liguria ha come punto di riferimento il distretto tecnologico locale sui Sistemi Intelligenti Integrati. Una realtà che conta su una platea di associati dalle grandi imprese nazionali, come Leonardo, a una serie di realtà più piccole ma estremamente specializzate. In sinergia tra loro e con il mondo accademico e dei centri di ricerca, questo ecosistema è in grado di mettere in campo soluzioni all’avanguardia, ad esempio, per la resilienza delle infrastrutture e per la difesa del territorio. A spiegare in questa intervista a SpacEconomy360 le caratteristiche del distretto locale – soprattutto con riferimento all’aerospazio – è il presidente Remo Pertica, che è anche vicepresidente della rete di imprese “Mille Infrastrutture”, componente del Comitato di Indirizzo, organo consultivo della Giunta di Regione Liguria in materia di Università, Ricerca e Innovazione e membro del Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo. Pertica, ci spiega intanto come nasce e come si sta sviluppando il Siit? Il nostro distretto è nato con le sovvenzioni del Ministero dell’Università e della Ricerca che, con la ministra Letizia Moratti, che nei primi anni 2000 aveva deciso di incentivare la creazione di una serie entità territoriali per radunare e creare sinergie tra tutti gli enti di ricerca presenti nelle Regioni. Abbiamo puntato sui sistemi intelligenti integrati proprio considerando le competenze presenti sul nostro territorio, caratterizzate dalla capacità di trattare e risolvere problemi complessi. Già in quegli anni Leonardo, che si chiamava ancora Finmeccanica, svolgeva il ruolo di piattaforma di coordinamento tra le eccellenze locali del mondo della tecnologia, un punto di riferimento per i fornitori e i subfornitori. Tra i soci si annoveravano una decina di grandi imprese, alcune orbitanti nella galassia che poi avrebbe dato vita a Leonardo, più altre eccellenze come ad esempio Fincantieri, Ericsson e Ansaldo nelle sue diverse declinazioni. A queste si aggiungevano una ventina di Pmi, e ovviamente le università e i centri di ricerca. Fin dall’inizio della mia presidenza ci siamo dati una regola condivisa: non sarebbero stati mandati avanti progetti, né su scala nazionale né internazionale, che non avessero coinvolto anche le Pmi. L’obiettivo era di creare e rafforzare una catena del valore, con le università che avrebbero avuto interesse a creare progetti di collaborazione non soltanto con le grandi aziende, ma anche con le piccole e medie imprese. Da allora le nostre attività si sono sviluppate costantemente, per arrivare oggi a coinvolgere 16 grandi aziende, tra le quali l’ultima entrata è Iveco, il Cnr, tutta l’università di Genova, e oltre 200 Pmi.



