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“Volare alto”: la Space economy italiana tra filiera, capitali e competizione globale



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Il libro, firmato da Leonella Gori (Sda Bocconi) e Alessandro Sannini (Private Equity investor) descrive un universo composto da pochi grandi poli industriali e da una moltitudine di piccole e medie imprese, distretti, consorzi e startup. Un ecosistema vitale, ma frammentato, che può crescere in capacità industriale solo se riesce ad attrarre capitale, a rafforzare competenze manageriali, a fare massa critica

Pubblicato il 21 gen 2026



Space Economy, Italia, Europa2

Lo Spazio non è più “altrove”. È già qui: nei dati che rendono più efficiente l’agricoltura, nelle mappe che proteggono infrastrutture e territorio, nelle telecomunicazioni, nella navigazione, nella sicurezza. E nei capitali che si muovono dove intravedono rendimenti e vantaggi. “Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia” parte da questa evidenza e la traduce in una tesi netta: parlare di Spazio, oggi, significa parlare di filiera, di catena del valore, di scale-up industriali, di governance economica.

Il libro è firmato da Leonella Gori (SDA Bocconi) e Alessandro Sannini (Private Equity investor e advisor per la space economy; le prefazioni sono di Giampaolo Gabbi e Walter Cugno. Pubblicato da Edizioni Nuova Cultura (Roma), nella collana SIG – Sviluppo Innovazione Governance, sceglie un taglio interdisciplinare: geopolitica, struttura produttiva, finanza. Non un manuale tecnico, ma un saggio che guarda all’economia spaziale come economia integrata di produzione e servizi.

Sinossi

Il volume muove dall’importanza crescente delle attività spaziali nel contesto contemporaneo — europeo e italiano — e descrive un universo composto da pochi grandi poli industriali e da una moltitudine di piccole e medie imprese, distretti, consorzi e startup. Un ecosistema vitale, ma frammentato, che può crescere in capacità industriale solo se riesce ad attrarre capitale, a rafforzare competenze manageriali, a fare massa critica. In una fase di “new space”, segnata dall’ingresso di attori privati accanto ai programmi istituzionali, gli autori mettono sotto la lente il nodo che decide la partita: la crescita, e la finanza come condizione per rendere realizzabili investimenti lunghi e rischiosi. Sullo sfondo, una tesi geopolitica: lo Spazio è una delle arene dove si misura la competizione internazionale, e la credibilità strategica di un Paese.

La cornice, già nelle pagine introduttive, è ambiziosa e numerica. Il testo richiama stime che collocano la Space Economy globale sopra i 630 miliardi di dollari e la proiettano oltre i 2.000 miliardi nel giro di un decennio. Dentro questa dinamica, l’Italia appare meno “comparsa” di quanto si creda: vengono richiamate risorse per 7,3 miliardi di euro destinate al settore entro il 2026, terzo investimento europeo dopo Francia e Germania. Ma la forza industriale convive con una fragilità strutturale: eccellenze diffuse, massa critica insufficiente, e una dipendenza storica dalla domanda pubblica.

Due libri in uno, con un unico filo rosso

La prima parte costruisce il contesto: definizioni, segmenti della catena del valore, ruolo delle agenzie, distretti e geografie produttive; e una lettura geopolitica dello spazio extra-atmosferico come arena di standard, regole, dipendenze tecnologiche. Qui si alternano capitoli a firma degli autori e contributi specialistici: dalla geopolitica (Francesco Barbaro) alla classificazione e analisi delle imprese aerospaziali in Italia (Andrea Billi, A. Rinaldi, D. Mariz, D. Bognoni). È la sezione che spiega perché “fare spazio” non è solo lanciare: è governare infrastrutture, dati, supply chain.

La seconda parte entra nella “stanza dei bottoni” finanziaria. Si parla di riclassificazioni di bilancio, indicatori di redditività e solidità, scelte fra debito ed equity, capitale pubblico e capitale privato; si discutono i canali di funding, dal credito bancario — ancora dominante in Italia — fino a private equity e venture capital. Con un avvertimento che suona come presa di posizione: non tutto è venture capital, e confondere gli strumenti può costare caro. Il passaggio più originale è quello sugli intangibili: brevetti, know-how, capitale umano, relazioni industriali. L’Intangible Asset Scoring (IAS) viene presentato come metodo per rendere misurabile e “bancabile” ciò che spesso resta invisibile nei bilanci, riducendo il divario fra PMI deeptech e investitori. Il quadro si chiude con strumenti manageriali — fra cui l’applicazione della matrice BCG alla Space Economy italiana — utili per leggere portafogli, priorità e investimenti.

La bussola delle prefazioni

Gabbi, con taglio da economia reale e mercati, insiste su un punto: dietro ogni satellite c’è una filiera e, soprattutto, un flusso di capitali. Cugno — con un’esperienza maturata nell’industria — ricorda invece che l’ecosistema italiano vive di collaborazione fra grandi poli e PMI: senza integrazione, la frammentazione resta un limite; con integrazione, può diventare un moltiplicatore di innovazione.

Un libro utile

“Volare alto” parla a più pubblici, e questo è uno dei suoi meriti: manager e imprenditori della filiera, investitori che cercano criteri per valutare rischio e crescita, decisori pubblici che devono trasformare risorse e programmi in capacità industriale. Il volume non si limita a celebrare: mette numeri sul tavolo. Nel 2022, ad esempio, vengono conteggiate 2.186 imprese nella filiera Aerospazio e Difesa; 1.820 nel settore aerospaziale in senso stretto; 366 nel “Core” ad alta specializzazione. È un modo efficace per rendere tangibile la struttura “a cerchi concentrici” del comparto: molto ampia, ma con un nucleo tecnologico numericamente ristretto e quindi fragile se non sostenuto da crescita, consolidamento, capitale.

In sintesi: non un libro “da lancio”, né un compendio di ingegneria, ma un’analisi economico-finanziaria che tratta lo Spazio come banco di prova dell’Italia. Se la nuova corsa orbitale è anche una corsa alla scala, alla capacità di investimento, agli standard, allora “volare alto” significa guardare lontano senza dimenticare la parte più difficile: costruire, sulla Terra, le condizioni per crescere.

Le conclusioni, firmate da Gori e Sannini, riportano il discorso al livello di sistema. Le criticità sono note: frammentazione, dipendenza dal pubblico, difficoltà di accesso al capitale privato. Ma il libro evita il tono lamentoso. Volare alto è, in ultima analisi, un invito alla consapevolezza: lo Spazio non è più un tema di moda, è un’infrastruttura strategica. Chi non la governa, la subisce.

Le prefazioni rafforzano questa lettura. Giampaolo Gabbi (Direttore dell’Area Finanza di SDA Bocconi School of Management) sottolinea il nesso tra finanza e sviluppo industriale, ricordando che dietro ogni satellite c’è una struttura di capitale. Walter Cugno (Former Vice President Exploration and Science Domain at Thales Alenia Space Italia + Turin Site Responsible e Vicepresidente del Distretto aerospaziale Piemontese), con l’autorevolezza dell’esperienza industriale, ribadisce il valore dell’integrazione tra grandi imprese e PMI come chiave del successo italiano.

In conclusione, Volare alto è un libro necessario. Parla agli studiosi, ai manager, agli investitori, ai decisori pubblici. Ma soprattutto parla a un Paese che deve scegliere se restare fornitore di eccellenze o diventare architetto della propria filiera spaziale. Perché, come il libro dimostra con lucidità, nello Spazio si gioca una partita che riguarda molto più della tecnologia: riguarda la capacità di crescere, contare, durare.

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