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Switch-off del rame, Europa a due velocità: solo pochi paesi hanno già spento il legacy



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La seconda edizione del Copper Switch-Off Tracker di Ftth Council Europe e Cullen International fotografa una transizione avanzata in Norvegia e Spagna, più graduale altrove e ancora frenata in mercati come Germania e Repubblica Ceca. Tra piani poco trasparenti, assenza di scadenze vincolanti e nuove prospettive con il Digital Networks Act, la migrazione alla fibra diventa un test di competitività industriale per l’Ue

Pubblicato il 26 feb 2026



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Lo switch-off del rame avanza, ma l’Europa continua a muoversi con velocità diverse. La seconda edizione del Copper Switch-Off Tracker, diffusa dal Ftth Council Europe insieme a Cullen International durante il Policy Dialogue di Bruxelles, offre una fotografia aggiornata. Il quadro è complesso e mette in luce progressi significativi solo in alcuni mercati, mentre in altri la migrazione procede a rilento. Il report non si limita a descrivere lo stato delle reti, ma analizza gli impatti tecnici, economici e regolatori di una transizione destinata a pesare sulle strategie infrastrutturali dei prossimi anni.

Tra pionieri e ritardatari: la mappa europea

Lo scenario mostra un continente che non procede in modo uniforme. Norvegia e Spagna hanno completato la dismissione delle reti legacy e spento integralmente i sistemi in rame. Gli incumbent hanno così liberato risorse e semplificato la gestione operativa, avviando un modello di rete interamente basato sulla fibra. Questo passo rappresenta un riferimento per gli altri Stati membri, che continuano a fare i conti con un’eredità tecnologica difficile da sostituire.

Il caso della Grecia evidenzia un’evoluzione più graduale. L’operatore storico non attiva più nuove linee in rame in alcune aree, segnale di una strategia progressiva ma non ancora estesa al territorio nazionale. La transizione procede tuttavia in modo costante, anche se senza la rapidità osservata nei mercati più maturi.

In media, la quota di accessi in fibra sul totale delle linee attive degli incumbent sale dal 53% al 62%. La crescita conferma che lo switch-off del rame è una direzione consolidata. Tuttavia, la distribuzione rimane irregolare. Paesi come Germania e Repubblica Ceca dipendono ancora in misura significativa dalle infrastrutture in rame, un fattore che rallenta la diffusione di servizi full fibre e limita la competitività rispetto alle nazioni più avanti nella modernizzazione.

Il nodo della trasparenza e i limiti nella pianificazione

La disomogeneità non riguarda solo la tecnologia. Il report dedica una parte importante alla trasparenza dei piani di dismissione. Solo nove Stati rendono pubbliche le roadmap complete, condizione che permette a operatori e amministrazioni locali di programmare investimenti e interventi sul territorio. In altri paesi, come il Portogallo, i piani esistono ma non vengono diffusi, creando un deficit informativo che rischia di incidere sulla concorrenza e sulla certezza regolatoria.

Un caso emblematico è l’Irlanda, dove il dialogo tra regolatore e incumbent appare in fase avanzata ma non ha ancora prodotto un piano ufficiale. Questa situazione genera incertezza e rallenta la predisposizione delle strategie di mercato, soprattutto per gli operatori che pianificano investimenti basati sull’evoluzione delle reti fisse.

Assenza di obblighi e ruolo della regolamentazione

La fotografia normativa è altrettanto chiara. Le autorità nazionali non hanno fissato scadenze obbligatorie per il switch-off del rame. Il quadro regolatorio attuale non consente di imporre una data certa per la dismissione, motivo per cui il processo si sviluppa soprattutto attraverso iniziative volontarie degli operatori storici. In diversi mercati, tra cui Danimarca, Francia, Lussemburgo e Svezia, gli incumbent hanno definito target autonomi. Questi orizzonti temporali aiutano a orientare le strategie di settore, ma non hanno la forza vincolante necessaria per garantire tempi uniformi in tutta Europa.

Il possibile turning point arriva con il Digital Networks Act. La proposta legislativa introduce un impianto diverso, che punta a facilitare lo spegnimento delle infrastrutture legacy e a promuovere la transizione verso reti future-proof. Il nuovo quadro aprirebbe margini più ampi per regole comuni, superando le incertezze attuali. Uno degli obiettivi è spingere gli operatori a completare lo switch-off, riducendo i costi di gestione e favorendo l’evoluzione tecnologica.

In apertura del report, il presidente del Ftth Council Europe, Francesco Nonno, indica la direzione: “Avere un piano chiaro e ordinato verso il copper switch off guiderà ulteriori investimenti e accelererà la piena adozione delle reti in fibra in tutta Europa.”
Aggiunge poi che le condizioni per un avanzamento coordinato non si trovano ancora in tutti i mercati.

Il direttore generale Vincent Garnier sottolinea invece l’importanza del Dna:
“Il Ftth Council Europe accoglie positivamente il piano per il switch-off delle reti in rame, come proposto nel Digital Network Act. Il processo trova il giusto equilibrio tra la necessità di incentivare l’adozione di reti future-proof, quella di considerare le specificità nazionali ed evitare conseguenze indesiderate per i consumatori.”

Impatti economici e industriali del passaggio alla fibra

La migrazione dal rame alla fibra non riguarda solo le reti. Il processo modifica gli equilibri economici del settore e crea nuove opportunità di sviluppo. Il panel che ha seguito la presentazione – con Lucrezia Busa della Commissione europea, Michel Van Bellinghen di Bipt-Ibpt e Alessandro Mauro di Cullen International – ha messo in evidenza come la modernizzazione delle reti fisse influisca sulla competitività dei sistemi produttivi.

L’infrastruttura in fibra riduce i costi di manutenzione e aumenta la resilienza del servizio. Permette anche di supportare applicazioni emergenti che richiedono capacità stabile e latenza minima. La dipendenza dal rame diventa così un freno in un contesto che richiede piattaforme pronte per servizi avanzati, dall’AI distribuita alla digitalizzazione dei settori industriali.

Secondo i partecipanti, la velocità della transizione influenzerà la capacità dell’Europa di mantenere il passo con le economie che hanno già intrapreso una migrazione massiccia. La mancata armonizzazione rischia invece di approfondire i divari, soprattutto in quelle aree dove gli investimenti privati risultano meno sostenuti.

Un monitoraggio continuo per leggere la trasformazione

Il Copper Switch-Off Tracker non è solo una fotografia. Il Ftth Council Europe intende aggiornare regolarmente i progressi e offrire strumenti utili ai decisori. Il monitoraggio aiuterà a individuare trend, misurare gli effetti delle nuove norme e analizzare l’impatto delle politiche nazionali sulla velocità della transizione.

L’obiettivo è facilitare un ecosistema più competitivo e capace di sostenere la spinta verso la fibra. La disponibilità di dati aggiornati diventa un elemento strategico per calibrare interventi pubblici, orientare gli operatori alternativi e garantire che il percorso verso lo switch-off del rame non lasci indietro segmenti del mercato.

Una delicata trasformazione

La dismissione del rame rappresenta una delle trasformazioni più delicate nelle infrastrutture europee. Alcuni paesi hanno già completato il percorso, mentre altri procedono con ritmi più cauti. Le differenze regolatorie, le dinamiche industriali e la scarsa trasparenza di alcuni piani nazionali rendono il quadro complesso. Il Digital Networks Act potrebbe diventare il motore che manca per allineare le strategie e accelerare la migrazione. La transizione alla fibra resta comunque una priorità per un’Europa che vuole rafforzare la competitività e costruire reti resilienti per la nuova stagione digitale.

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