ultrabroadband

Aiip: “Mille euro a civico non bastano per completare il piano Italia 1 Giga”



Indirizzo copiato

Secondo l’Associazione Italiana Internet Provider, che ha condotto una serie di simulazioni in Lombardia e in Toscana, le risorse messe a disposizione dal Fondo Nazionale Connettività non sono sufficienti per raggiungere le 700mila unità abitative ancora non connesse alla fibra. Servono almeno 4.500 euro per allacciamento. Intanto la Federazione valuta il ricorso contro il decreto che introduce il compenso ricorrente sulla copia privata in cloud

Pubblicato il 26 feb 2026



città sostenibili fibra ottica

Le risorse messe a disposizione dal Fondo Nazionale Connettività – programma che nell’ambito del Pnrr sostiene con 733 milioni di euro l’infrastrutturazione ultrabroadband dei 700mila civici esclusi dal piano Italia 1 Giga – non sono sufficienti.

Le simulazioni realizzate da Aiip

A dirlo è uno studio realizzato da Aiip (Associazione Italiana Internet Provider), che ha simulato l’impatto degli interventi di allacciamento alla fibra ottica in due regioni, Lombardia e Toscana. Ebbene, secondo i risultati ottenuti dall’analisi, una dotazione media per civico pari a mille euro (quella in pratica prevista dalla copertura garantita dal Fondo Nazionale Connettività) permetterebbe di portare l’Ftth solo allo 0,3% dei civici collegabili (301 su 98.297) in Lombardia. In Toscana la situazione sarebbe leggermente migliore: investendo la stessa quota si arriverebbe a coprire meno del 10% dei civici residuali (per la la precisione 13.866 su 197.699, ovvero il 7%).

Lo studio è stato condotto utilizzando cinque ipotesi di costo medio, e purtroppo solo quello più alto, nelle simulazioni, ha prodotto i risultati sperati: in Lombardia, con un costo medio per civico di 4.500 euro e una spesa totale di 422,7 milioni di euro, si riuscirebbe a collegare il 95,6% dei civici estromessi dal piano Italia 1 Giga infrastrutturando tratte per 13.195 km. In Toscana si arriverebbe al 96% dei civici, con una spesa di 853,7 milioni e tratte da 13.195 km.

Le ragioni del disallineamento

A giudicare dal gap tra la copertura prevista e le simulazioni dello studio, secondo Aiip, il concessionario pubblico “ha evidentemente scartato i civici più complessi e onerosi da realizzare. Proprio per questo motivo, risulta fondamentale un’analisi preventiva accurata, poiché ci troviamo di fronte ai civici residuali più difficili dell’intero piano di interventi pubblici sul digitale”.

Il problema principale riguarderebbe la capacità esecutiva dei grandi operatori e contractor, che per gli esperti di Aiip è ormai satura. “Open Fiber appare il concessionario più in difficoltà, ma c’è un problema sistemico: le imprese della filiera tradizionale sono già impegnate su più fronti”, rimarca lo studio, che sottolinea come invece, sviluppando filiere autonome, molti operatori locali, nell’ottica di garantire l’esecuzione puntuale dei propri piani, abbiano investito da tempo in una capacità operativa stabile, basata su personale interno e subappalti dedicati, indipendente dalla filiera nazionale già satura.

La proposta di Aiip: puntare (anche) sugli operatori locali

“La soluzione c’è, e prevede la segmentazione dei lotti per ridurre i rischi sistemici: occorre un modello plurale, con più aggiudicatari e lotti dimensionati in modo mirato, un approccio che mitigherebbe anche i rischi di sovraccarico da parte di singoli operatori. Una maggiore diversificazione offre garanzie di esecuzione e tutela pure l’interesse pubblico in caso di criticità parziali”, ha commentato Giuliano Peritore, presidente di Aiip, in occasione di un incontro con la stampa specializzata che si è tenuto ieri a Milano.

Proponendo un modello di regolamentazione dettagliata di accesso alle infrastrutture di posa e un tetto massimo di aggiudicazione per singolo operatore (così da evitare la concentrazione di risorse e lavori in capo a pochi operatori), Aiip ipotizza una serie di benefici per l’intero ecosistema, che potrebbe ridurre fino al 60%, dei costi complessivi di intervento, evitando duplicazioni inefficienti, anche facendo leva sulla capillarità, in termini di di estensione e continuità, delle reti dell’ex monopolista, che permette di raggiungere la quasi totalità dei civici.

Si abbatterebbero anche le componenti “a consuntivo” (gestione bonifiche, adeguamenti), che attualmente rendono incerto il calcolo dei costi, disincentivando di fatto il riuso, e verrebbe meno il vantaggio competitivo (in termini di applicazione discriminatoria delle condizioni di accesso / leva sui costi marginali) in capo all’ex incumbent, portando a una equivalenza tra condizioni di uso “interno” ed “esterno” delle infrastrutture.

Infine, con un approccio del genere, secondo Aiip non sarebbe richiesta l’acquisizione di specifiche autorizzazioni di scavo, con significativa riduzione dei tempi degli adempimenti burocratici.

Il riscontro sulla fattibilità? Il successo di Milano-Cortina

Le competenze, d’altra parte, non mancano. “Ci sono almeno 40 operatori locali con maestranze per scavare”, ha spiegato Giovanni Zorzoni, vicepresidente di Aiip, che ha sostanziato questa affermazione ricordando il lavoro fatto in previsione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, “i primi Giochi trasmessi interamente su IP, via fibra. Durante gli eventi non si è manifestato alcun problema tecnico, e va detto che nessuno ha mai voluto lesinare sulla qualità dello streaming e sui sistemi di backup. Il merito è senz’altro dell’opera di infrastrutturazione fatta dagli operatori, grandi e piccoli. Ma bisogna anche considerare il fatto che, dopo aver determinato, in questi ultimi anni, i livelli di potenziale saturazione della rete con i picchi di traffico causati dalle partite di calcio, le Olimpiadi sono risultate abbastanza gestibili”.

Compenso copia privata in cloud, Aiip e Assintel valutano il ricorso

Durante l’incontro con la stampa, i vertici Aiip hanno voluto commentare anche l’approvazione del decreto sulla determinazione del compenso per copia privata, firmato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli lunedì scorso.

La versione definitiva del dispositivo conferma infatti senza modifiche sostanziali le anticipazioni circolate nell’estate 2025. Il provvedimento introduce un prelievo periodico per la “memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud”, con un compenso mensile calcolato per GB e per utente e un tetto massimo mensile per utente, oltre a obblighi dichiarativi e amministrativi a carico dei fornitori e degli operatori della filiera, di fatto trasformando con un colpo di penna un’imposizione una tantum in un’imposizione ricorrente.

Aiip, che ha diffuso insieme ad Assintel – Associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio – una nota congiunta, rileva che, nonostante le osservazioni puntuali già trasmesse al Ministero durante la consultazione, il testo definitivo riproduce sostanzialmente lo schema già noto, senza correttivi su perimetro applicativo, esenzioni per il mercato business e rischi di duplicazione del prelievo. Ed è per questo che sia Aiip che Assintel valutano la possibilità di intraprendere un’azione di ricorso.

“Siamo sconcertati: le anticipazioni di agosto vengono confermate senza modifiche sostanziali. Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali italiani”, ha detto senza mezzi termini Peritore. “Colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud, e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti”.

I punti critici del decreto e la richiesta di revisione

Più nello specifico, secondo Aiip sussiste una serie di criticità di merito e di metodo. La prima riguarda il rischio di doppia imposizione lungo la filiera: chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la mera disponibilità di spazio cloud. Si evidenzia poi la possibilità di una applicazione indiscriminata anche ai servizi cloud B2B, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono riconducibili al tema della copia privata di opere protette. Si prevedono inoltre oneri di compliance e rendicontazione sproporzionati, con un impatto particolarmente gravoso per pmi e operatori nazionali, e distorsioni concorrenziali, col rischio concreto di penalizzare gli operatori con sede operativa in Italia, a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo.

“Ma la profilazione dei costi supplementari, che quasi sicuramente ricadranno sui clienti finali, si fa ancora più difficile se consideriamo le policy di overbooking: come si regoleranno i grandi fornitori di storage?”, domanda Zorzoni. “Nessuno, credo, può mettersi a condividere col mercato i dettagli architetturali della propria offerta”.

Per affrontare tutti questi temi, Aiip e Assintel chiedono al Ministero di aprire con urgenza un tavolo tecnico con tutte le categorie realmente coinvolte (inclusi gli Ott, con cui Aiip intende fare sponda) e di intervenire su tre punti: escludere in modo chiaro ed ex ante i servizi cloud forniti a clienti business; prevenire i doppi prelievi lungo la filiera; semplificare drasticamente adempimenti, esenzioni e rimborsi, evitando che si traducano in una “probatio diabolica”.

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x