CRISI ENERGETICA

Data center AI, le big tech si impegnano con Trump: niente aumenti nelle bollette elettriche



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Google, Microsoft, Meta, Oracle, xAI, OpenAI e Amazon firmano il “Ratepayer protection pledge” voluto dalla Casa Bianca per proteggere i consumatori. Ma gli esperti sono scettici: difficile da far rispettare. Sullo sfondo uno scenario geopolitico complesso

Pubblicato il 5 mar 2026



data center – cloud

Le big tech americane aderiscono all’appello del presidente Donald Trump e si impegnano a pagare la bolletta elettrica dei loro mega-data center per l’Ai. Sullo sfondo, la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che sta coinvolgendo tutto il Medio Oriente e facendo impennare i prezzi dell’energia.

Per ora la Casa Bianca ribadisce sia il suo sostegno allo sviluppo dei data center come infrastruttura strategica sia la determinazione a evitare che i prezzi dell’elettricità aumentino per i consumatori. Tuttavia, per qualche osservatore, la crisi in Medio Oriente potrebbe convincere a Trump ad accettare qualche aumento in bolletta per non ostacolare il business cloud ed Ai delle big tech strettamente legato all’espansione dei data center.

Al tempo stesso, mentre Google, Microsoft, Meta, Oracle, xAI, OpenAI e Amazon hanno firmato l’impegno a proteggere i consumatori proposto dalla Casa Bianca, non è chiaro come tale impegno possa essere garantito e monitorato.

Data center AI, il Ratepayer Protection Pledge di Trump

“La leadership economica e tecnologica dell’America dipende da un’infrastruttura di data center affidabile e su larga scala costruita negli Stati Uniti”, si legge nel documento della Casa Bianca.

“L’infrastruttura dei data center è la base di Internet, del cloud computing e dell’intelligenza artificiale (Ai) e supporta la nostra sicurezza economica. Con la crescita di tale infrastruttura e l’aumento della relativa domanda di elettricità, il popolo americano non dovrebbe pagare il conto a beneficio delle società private. Al contrario, il boom dei data center dovrebbe essere sfruttato per affrontare l’accessibilità e avvantaggiare tutte le famiglie e le imprese americane”, sostiene la Casa Bianca.

Di conseguenza, “Il presidente Trump invita i principali hyperscaler e le società di intelligenza artificiale degli Stati Uniti a costruire, portare o acquistare tutta l’energia necessaria per costruire e gestire data center, pagando l’intero costo della loro energia e infrastruttura”.

Sette big tech firmano l’impegno sull’elettricità

Come parte del Ratepayer Protection Pledge, “le aziende accettano di proteggere i consumatori americani dagli aumenti dei prezzi dovuti ai requisiti energetici e infrastrutturali del data center e a ridurre i costi dell’elettricità per i consumatori a lungo termine”.

Come riferito dai funzionari della Casa Bianca, Google, Microsoft, Meta, Oracle, xAI, OpenAI e Amazon hanno accettato questo impegno. Si occuperanno in prima persona di costruire, portare o acquistare nuova capacità di generazione di energia per i data center Ai.

Inoltre, come richiesto dal Ratepayer Protection Pledge, le sette big teche si sono impegnate a pagare per i nuovi aggiornamenti delle infrastrutture elettriche e a negoziare le loro tariffe con le società di servizi pubblici a livello statale. E assumeranno lavoratori locali per la realizzazione dei data center.

Gli impegni “aiuteranno a mantenere le bollette sostanzialmente basse”, ha detto Trump all’incontro con i leader delle big tech, anche se ci vorrà “un po’ di tempo per arrivarci”.

Data center nelle comunità locali, le big tech hanno bisogno di PR

Il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright ha riferito ai giornalisti durante un briefing che l’amministrazione è ancora impegnata a guidare il boom dell’Ai, ma “faremo tutto questo senza aumentare i prezzi dell’elettricità per gli americani”.

Allo stesso tempo, Trump ha indicato che le aziende tecnologiche “hanno bisogno di un po’ di aiuto nelle pubbliche relazioni”, perché la costruzione di mega data center nelle comunità locali può incontrare resistenze.

Un impegno difficile da implementare

L’impegno delle big tech, però, potrebbe essere difficile da far rispettare, ha commentato John Quigley, membro senior del Kleinman Center for Energy Policy dell’Università della Pennsylvania. Negli Stati Uniti agiscono molteplici livelli di governo, federale, statale e locale, e sono molti i gestori di rete e regolatori dell’elettricità coinvolti nei progetti energetici.

“L’onere della prova è su di loro”, ha detto l’esperto, riferendosi ai funzionari dell’amministrazione Trump, “per dimostrare che questa è più di una semplice acrobazia”.

Altri commentatori concordano.

“Questa è una farsa,” afferma Ari Peskoe, direttore della Electricity Law Initiative dell’Harvard Law School Environmental and Energy Law Program. “È un comunicato stampa per far sembrare che qualcuno si sta occupando del problema”. Secondo Peskoe, la questione del consumo di elettricità dei data center Ai e dei prezzi dell’energia può essere affrontata solo dai regolatori o dal Congresso.

“La Casa Bianca può fare ben poco qui e non credo nemmeno che le aziende tecnologiche siano così influenti quando si tratta di costi dell’energia”, rileva Peskoe.

La crisi energetica oltre la questione dei data center

Durante la campagna elettorale, Trump ha promesso che avrebbe dimezzato le bollette energetiche durante il suo primo anno alla Casa Bianca. Ma i prezzi residenziali sono aumentati in media del 6% nel 2025, secondo la US Energy Information Administration.

Oltre alla pressione sulla rete elettrica esercitata dall’alimentazione dei mega data center Ai, il prezzo del gas naturale – che è un componente cruciale per quasi la metà della produzione di elettricità negli Stati Uniti – è aumentato nell’ultimo anno.

Spiegano gli analisti che l’industria americana del gas naturale sta esportando sempre di più all’estero per trarre vantaggio dall’elevata domanda a livello globale e questo sta contribuendo a bollette nazionali più elevate.

La crisi in Medio Oriente non aiuta: l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas degli ultimi giorni rappresenta un ulteriore rischio per il mercato dei data center che sorreggono i carichi di lavoro del cloud e dell’intelligenza artificiale.

Tra leadership tecnologica e consenso politico

Come già riportato da CorCom, il patto con le big tech segna uno degli sforzi più ambiziosi dell’amministrazione Trump per “regolare senza regolare” lo sviluppo dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale in ottica di controllo degli impatti sulle risorse vitali per l’economia.

A gennaio la Casa Bianca ha lanciato un appello senza precedenti al gestore della rete energetica del Medio Atlantico per un abbassamento dei prezzi dell’elettricità. Ora, con l’enorme richiesta di energia dei data center Ai, cresce la preoccupazione del governo Usa che i prezzi salgano ulteriormente, il che potrebbe diventare un ostacolo allo sviluppo industriale, alla ricchezza delle famiglie e anche al consenso politico per un’amministrazione che ha puntato molto sul rapido e illimitato sviluppo dei data center.

A luglio 2025 Trump ha anche firmato un ordine esecutivo (“Accelerating Federal Permitting of Data Center Infrastructure”) con cui ha disposto una serie di misure volte ad accelerare e semplificare l’autorizzazione federale alla costruzione di data center e infrastrutture correlate, con l’obiettivo di sostenere la leadership tecnologica e industriale americana, in particolare nel settore dell’Ai.

I data center fanno salire o scendere i prezzi dell’elettricità?

Un’analisi di Bloomberg News del 2025 ha rilevato che i prezzi dell’energia elettrica sono aumentati nelle aree direttamente circostanti i data center e un altro documento del 2025 dell’Environmental and Energy Law Program dell’Harvard Law School ha rilevato che i consumatori stanno sostenendo i costi dell’infrastruttura di rete che serve i data center.

La Casa Bianca e le big tech, tuttavia, affermano che i data center non sono da biasimare e che possono rappresentare un fattore significativo per abbassare il prezzo dell’elettricità.

Un rapporto pubblicato dall’Edison Electric Institute, l’associazione di categoria che rappresenta le aziende di servizi pubblici di proprietà degli investitori, ha affermato che la maggior parte delle aree con data center non sta registrando costi più elevati. Al contrario, secondo il rapporto, tariffe e accordi ben congegnati per i data center, che attribuiscano maggiore responsabilità per la nuova generazione di energia e le infrastrutture alle grandi aziende tecnologiche, potrebbero contribuire a ridurre i costi per i consumatori.

Ciò, tuttavia, richiede che le autorità di regolamentazione statali dei servizi di pubblica utilità elaborino accordi tariffari e contratti energetici che tengano pienamente conto dei costi delle aziende tecnologiche.

Le iniziative “autonome” di Microsoft, Google e Meta

Le big tech Usa si sono comunque già mosse “autonomamente”, ovvero anticipando la richiesta formale del Presidente. Il mese scorso Microsoft ha assunto una serie di impegni sui consumi energici e idrici simili a quelli sanciti nel pledge di Trump.

Il Presidente americano aveva allora pubblicizzato l’annuncio di Microsoft in un post sul suo social Truth aggiungendo che stava lavorando con altre aziende tecnologiche per “garantire che gli americani non ‘paghino il conto’ per il loro consumo di ENERGIA”.

“Vedrete altri annunci”, aveva anticipato a sua volta il ministro dell’Energia Wright. “Probabilmente ne avete visto uno da Google in Georgia, che ha congelato i prezzi dell’elettricità per tre anni con i suoi accordi. Ne sentirete altri più avanti quest’anno, in cui verranno annunciati grandi progetti di data center in linea con il calo dei prezzi dell’elettricità.”

Anche Meta ha dichiarato di coprire tutti i costi energetici e ha commissionato uno studio, lo scorso anno, che ha rilevato che i progetti di energia pulita sostenuti da Meta aggiungono ulteriore generazione e non aumentano i costi per i contribuenti.

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