L’Approfondimento

Cavi sottomarini, una lunga storia dalla fibra ottica all’AI. E a scriverla sono sempre più gli hyperscaler



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Un articolo del maxi esperto José Chesnoy porta alla luce i cicli di sviluppo del mercato: dopo lo scoppio della bolla di Internet la rinascita del settore si deve all’ingresso delle big tech, che hanno promosso l’approccio Open Cable e “dominano con un’insaziabile sete di nuovi cavi”. Con le applicazioni di intelligenza artificiale sale la richiesta di capacità: boom o nuova bolla in arrivo?

Pubblicato il 13 mar 2026



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Il mercato dei cavi sottomarini è alimentato da un preciso circolo virtuoso: una nuova tecnologia che consente di aumentare la capacità dei cavi riduce il costo per bit e la sua implementazione genera nuove applicazioni; le nuove applicazioni a loro volta generano nuove esigenze di capacità e queste ultime mantengono e rivitalizzano il mercato. Questo circolo virtuoso, tuttavia, induce oscillazioni, correlate alle tecnologie che si susseguono: l’introduzione di una nuova tecnologia innesca una fase di espansione del mercato, seguita da una recessione talvolta amplificata dall’attesa dell’arrivo imminente di una nuova tecnologia.

Questo andamento viene dettagliatamente illustrato da un articolo di José Chesnoy, co-editor della terza edizione di “Undersea Fiber Communication Systems” (Elsevier) ed ex top manager di Alcatel Research e Alcatel Submarine Networks.

La Figura in alto “mostra la lunghezza media dei cavi posati (RFS) nel periodo 1987-2025, tratta dai report di settore del SubtelForum: i cicli sono evidenti, con variazioni tra i picchi e i minimi di mercato di un fattore ben superiore a 10”, scrive Chesnoy. “Queste variazioni spiegano la ben nota reputazione del settore dei cavi sottomarini come mercato ciclico.”.

Cavi sottomarini, storia di un’industria strategica

L’elemento chiave di questa storia non è solo tecnologico (l’avvento delle fibre ottiche), ma si lega alla capacità dei suo protagonisti principali di investire.

Dopo lo scoppio della bolla di Internet la vera rinascita del settore, dal 2015, si deve all’ingresso delle big tech, in particolare Google e Meta, che hanno promosso l’approccio Open Cable e “dominano il mercato con un’insaziabile sete di nuovi cavi”, scrive Chesnoy.

Oggi le applicazioni cloud degli hyperscaler continuano a dominare, ma la grande incertezza deriva dall’intelligenza artificiale, che in pochi anni è arrivata a consumare circa il 25% delle risorse di traffico internazionale. Ciò porterà a un nuovo boom o a una crisi?

Queste le tappe fondamentali e le indicazioni d Chesnoy.

Tappa 1: pre-Internet. L’avvento delle fibre ottiche

Gli anni ’90 furono caratterizzati dall’avvento delle fibre ottiche, introdotte per la prima volta nei sistemi di cavi rigenerati, a seguito dei grandi sistemi transatlantici e transpacifici, TAT 8 nel 1988 e TPC3 nel 1989. Questa fu la prima fase delle infrastrutture globali di cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Fu anche il periodo in cui il cavo superò il satellite per la prima volta dai tempi “early bird” del 1965.

Ci vollero circa dieci anni per l’affermazione come strumento industriale. Il picco fu raggiunto negli anni ’90, con 50.000 km di sistemi installati all’anno, una cifra che oggi appare modesta, ma questi primi cavi sottomarini erano gioielli installati solo per coprire il modesto mercato pre-Internet della voce con pochissimi dati.

Tappa 2: il boom di Internet e l’amplificazione ottica

Il boom generato dall’amplificazione a fibra ottica erbium-doped, o Edfa è proseguito con l’avvento del Wdm. Dopo i due principali cavi transatlantici, TAT12-TAT-13 e il cavo transpacifico TPC 5, nel 1996, la tecnologia si è affermata e il periodo fino al 2001 è stato caratterizzato da ingenti investimenti, durante i quali operatori pubblici e privati ​​hanno iniziato a installare cavi senza una reale analisi delle esigenze.

Gli investimenti sono stati colossali soprattutto perché i cavi ottici erano inseriti nell’ecosistema di “Internet”. La produzione e le installazioni sono aumentate da poco più di 10.000 km all’anno nel momento di minimo a oltre 200.000 km all’anno nel momento di massimo.

“Questi ingenti investimenti sono stati presto riconosciuti come eccessivi, in quanto non corrispondevano alle reali esigenze del mercato. E ben presto è accaduto ciò che doveva accadere: lo scoppio della bolla di internet”, scrive Chesnoy.

Tappa 3: lo scoppio della bolla nel 2000

In effetti, lo scoppio della bolla di Internet (2000-2002) “non solo ha spazzato via startup e trader, ma ha anche silurato le ambizioni dei consorzi di cavi sottomarini”, prosegue Chesnoy. “Dopo che gli operatori di telecomunicazioni e gli investitori privati ​​si sono lanciati nella costruzione di cavi in ​​fibra ottica amplificati, convinti che Internet sarebbe cresciuto esponenzialmente e che la larghezza di banda fosse l’oro del XXI secolo, il risultato è stato una folle sovracapacità. Le reti installate potevano trasportare fino a cento volte più dati di quanto il mercato globale richiedesse all’epoca. Quando la bolla è scoppiata, queste infrastrutture sono diventate beni fantasma. Tutti conoscono la serie di fallimenti degli operatori di cavi sottomarini: tra i principali cavi venduti “come rottame” o a prezzi stracciati, i più emblematici sono: FLAG (uno dei simboli degli investimenti eccessivi: costruito per diversi miliardi, poi acquistato per poche centinaia di milioni), Global Crossing (valore di oltre 50 miliardi di dollari nel 2000 e venduto per 250 milioni nel 2002), 360networks (infrastrutture per un valore di 2 miliardi di dollari vendute per poche decine di milioni)”.

Il disastro si è abbattuto su tutti i settori: gli stabilimenti di produzione di cavi sottomarini si sono svuotati all’istante e la flotta di posa è rimasta inutilizzata. Questo evento ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva e ha indotto la comunità a diffidare di reazioni eccessive alle dinamiche del mercato.

Tappa 4: la ripresa e i 10 Gbit/s

Dopo lo scoppio della bolla, un gran numero di cavi installati rimase inutilizzato, poiché la capacità disponibile sui cavi esistenti era enorme. Dopo il 2001, le nuove esigenze di capacità erano praticamente inesistenti. Gli strumenti industriali sovradimensionati furono ristrutturati.

Per oltre 5 anni, la capacità per fibra e l’evoluzione tecnologica furono incrementali, concentrandosi principalmente sulla riduzione dei costi dei sistemi a 10 Gb/s, sul leggero miglioramento della larghezza di banda degli amplificatori e sulla mappatura della dispersione. Il mercato ha riacquistato vitalità tra il 2009 e il 2010.

“Si sperava in una nuova vita grazie alla tecnologia Coherent e si prevedeva la costruzione di nuovi cavi di grandi dimensioni”, racconta Chesnoy.

Tappa 5: l’impatto degli aggiornamenti Coherent

Il periodo dal 2010 al 2015 è stato un’epoca d’oro per i produttori di nuovi terminali, grazie all’avvento del nuovo mercato degli aggiornamenti di capacità reso possibile dai transponder coerenti. Lo spettacolare aumento di capacità dei cavi già installati è stato di un fattore 10.

Tuttavia, nonostante il dimostrato miglioramento della capacità per i nuovi cavi, l’avvento della tecnologia Coherent ha rappresentato una seconda ondata distruttiva per il mercato, dopo lo scoppio della bolla di Internet, e ha ritardato la ripresa del mercato di altri 5 anni.

“È un po’ paradossale che una straordinaria nuova tecnologia nel campo dei cavi sottomarini abbia effettivamente portato, questa volta, a un declino del mercato dei nuovi cavi nell’arco di 5 anni”, commenta Chesnoy.

Tappa 6: la rinascita grazie agli hyperscaler

Tra il 2015 e il 2019, abbiamo assistito al picco dei nuovi cavi coerenti basati su fibra +D con l’installazione di grandi cavi moderni come SeaMeWe-5, AAE-1 o Marea.

Commenta l’esperto: “Quindi, la vera rinascita del mercato dei cavi coerenti come li conosciamo oggi si è verificata nel 2015, con l’arrivo di nuovi operatori non di telecomunicazioni, gli hyperscaler guidati da Google e Meta, che hanno promosso l’approccio Open Cable, in cui il cavo viene offerto dai fornitori di cavi tradizionali, mentre il terminale viene fornito e installato separatamente dai fornitori di terminali terrestri”.

Tappa 7: il dominio delle big tech

Infine, nell’era moderna, gli hyperscaler dominano il mercato con un’insaziabile sete di nuovi cavi.

“La capacità per fibra ha raggiunto il limite di Shannon, e non resta che aumentare il numero di fibre per cavo“, scrive Chesnoy. “I prossimi incrementi di capacità vengono ottenuti a livello di cavo tramite Sdm, aumentando significativamente il numero di fibre, a parità di condizioni di alimentazione del cavo, per ottimizzare la capacità totale (molto più dell’aumento di capacità per fibra). Tuttavia, stiamo raggiungendo un limite di circa 500 terabit per cavo e gli hyperscaler richiedono costantemente maggiore diversità, connettività con latenza minima e ulteriori obiettivi di sicurezza”.

Prosegue l’autore: “Ciò che è straordinario è che stiamo nuovamente raggiungendo i 200.000 km di cavi posati all’anno, questa volta da oltre due anni, e la domanda non sembra diminuire. D’altro canto, produttori, fornitori e installatori marittimi hanno imparato la lezione della bolla di Internet e non stanno investendo eccessivamente, il che significa che ci troviamo di fronte a un mercato limitato da un’offerta vincolata da una capacità produttiva con una crescita molto bassa. Il limite pragmatico di 24 coppie per cavo, ovvero 500 Tbit/s, utilizzato da Meta per tutti i suoi nuovi cavi (pur puntando a una capacità maggiore), mentre Google si limita a 16 coppie di fibre per cavo (circa 300 Tbit/s), sembra stabile da diversi anni, in attesa di una nuova lacuna tecnologica”.

L’importanza della diversificazione delle rotte

Ma ora i nuovi cavi non servono solo ad aumentare la capacità; vengono installati per portare ridondanza e diversificazione a una rete già riccamente interconnessa. In quest’ottica, i punti di approdo diversificati si sono moltiplicati e i cavi spesso presentano approdi multipli. I nuovi cavi garantiscono la diversificazione su rotte già attrezzate.

Secondo Chesnoy, “Puntare a capacità di gran lunga superiori a quelle dei cavi esistenti ha temporaneamente meno senso in questo contesto di diversificazione delle rotte e gli attuali cavi, tecnicamente limitati, potrebbero essere accettabili per diversi anni”.

Tappa 8: l’era dell’Ai. Boom o bolla?

Le applicazioni cloud degli hyperscaler continuano a dominare, ma la grande incertezza deriva dall’intelligenza artificiale, che in pochi anni è arrivata a consumare circa il 25% delle risorse di traffico internazionale, mentre si prevede che altre applicazioni avranno esigenze moderate in termini di nuova capacità.

I ​​pessimisti sostengono che ci sarà lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, a cui seguirà ovviamente un crollo del mercato dei cavi sottomarini (ma non così forte come quello della bolla di Internet, dato che molte altre applicazioni rimangono rilevanti).

Al contrario, gli ottimisti credono che l’intelligenza artificiale possa cambiare le regole del gioco, con la necessità, nel lungo termine, di cavi da Pb/s a multi-Pb/s. Questi cavi richiederanno non solo nuove tecnologie che consentano una maggiore larghezza di banda, fibre e/o core a livello di cavo e ripetitore, ma anche soluzioni di alimentazione innovative, poiché anche i limiti di Shannon dei cavi saranno raggiunti.

Il prossimo futuro tra investimenti, tecnologie e rischi

Nell’immediato futuro, la lunghezza dei nuovi cavi disponibili ogni anno è limitata dalla tecnologia dei cavi esistenti e dal timore dei produttori di investire eccessivamente, una limitazione accentuata dall’invecchiamento della flotta di navi posacavi da sostituire e dai lunghi tempi necessari per questo rinnovamento.

La terza edizione del libro “Undersea Fiber Communication Systems”, a cura di José Chesnoy e Jean-Christophe Antona, include non solo una panoramica storica, ma anche una trattazione completa di tutte le moderne tecnologie implementate nel mercato dei cavi sottomarini.

Le stime di mercato e la geopolitica dei cavi

Il report State of the Network 2026 di TeleGeography ha confermato che la domanda globale di banda, trainata dai giganti del cloud, sta generando un aumento strutturale degli investimenti in cavi sottomarini. Google, Meta, Microsoft e Amazon assorbono oggi quasi tre quarti della capacità internazionale.

TeleGeography stima che tra il 2025 e il 2027 i nuovi sistemi di cavi sottomarini in ingresso possano superare i 14 miliardi di dollari, confermando un ciclo di crescita sostenuto. La geografia degli investimenti, però, non è uniforme. Alcune rotte accelerano, altre rallentano a causa delle tensioni geopolitiche, dei colli di bottiglia regolatori e della complessità delle autorizzazioni. Il risultato è una riconfigurazione profonda delle infrastrutture globali anche in ottica di sovranità.

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